A 13 Giorni dall’inizio delle operazioni non vi è stata nessuna presa di posizione chiara da parte dei soggetti politici sammarinesi sulla guerra “preventiva” contro l’Iran.
Nel prossimo Consiglio Grande e Generale non è stato inserito nemmeno un comma sulla situazione internazionale, d’altra parte non è stato nemmeno inserito il comma sul “Papocchio Bulgaro”. Che rischia di minare la reputazione e la stabilità economica del Paese.
Non è forse questa una plastica dimostrazione che il governo del Paese sembra essere in mano ad altri poteri?
Ci sono infatti dei momenti nella storia in cui il silenzio diventa una scelta politica.
L’escalation militare che oggi coinvolge Israele, Stati Uniti e Iran è uno di quei momenti.
Il Medio Oriente è già segnato da anni di conflitti devastanti, intere popolazioni vivono da troppo tempo tra distruzione, paura e instabilità. Ogni nuova azione militare viene presentata come necessaria o inevitabile, ma il risultato è sempre lo stesso, più morti, più tensioni e più distanza dalla pace.
E in situazioni conflittuali non nascono certo le democrazia e non vengono certo tutelati i diritti.
In questo scenario non solo l’Europa, ma anche il nostro Paese, continua troppo spesso a limitarsi a esprimere preoccupazione ma la preoccupazione, da sola, non ferma le guerre.
Se vogliamo essere fedeli ai nostri valori dobbiamo dimostrarlo con una voce politica più chiara, più autonoma e più coraggiosa, capace di difendere davvero il diritto internazionale, la protezione dei civili e il primato della diplomazia.
Per questo guardiamo con rispetto alla posizione assunta dalla Spagna guidata da Pedro Sánchez, che sta cercando di mantenere una linea di equilibrio e di difesa del diritto internazionale anche di fronte a forti pressioni internazionali. Questa non dovrebbe essere l’eccezione, ma l’esempio.
Anche l’Italia guidata da Giorgia Meloni con molta fatica ha affermato che il diritto internazionale è stato violato, ma non vi è stata poi nessuna azione conseguente, le scelte politiche che verranno prese a Roma non resteranno senza conseguenze per i Paesi vicini, e tra questi c’è anche la Repubblica di San Marino.
Ed è proprio per questo che San Marino non può restare in silenzio.
Essere uno dei più piccoli Stati d’Europa non significa essere irrilevanti. La nostra storia millenaria di libertà, la nostra indipendenza e la nostra tradizione diplomatica ci danno pieno titolo per affermare una posizione chiara: difendere il diritto internazionale, difendere la tutela dei civili, difendere l’idea che la sicurezza non possa nascere da una escalation militare permanente.
Le grandi potenze parlano spesso il linguaggio della forza, le piccole repubbliche, invece, possono ricordare un principio più semplice ma più profondo: la pace non è debolezza, è responsabilità politica.
Anche una piccola Repubblica può ricordare al mondo che la pace non nasce dalla forza delle armi, ma dalla forza della politica.
Incominciamo da piccolo nel nostro Paese ad esprimere una posizione politica chiara e coerente con i principi fondanti della nostra Antica Repubblica
Comunicato stampa – Demos












