La città di San Marino è ancora un borgo medievale, oppure una ricostruzione disneyana a fini turistici? Il dubbio è legittimo, considerata la distruzione sistematica delle vestigia del passato avvenuta nel corso del tempo. Eppure, ancora oggi, molte tracce sono visibili soprattutto dal punto di vista urbanistico, per chi sa leggere la storia e ne conosce l’evoluzione.
È di questo parere lo storico, ricercatore, autore di numerosissimi libri, Verter Casali che ha tenuto una conferenza pubblica al Centro sociale di Dogana dal titolo: Il centro storico di San Marino tra Medioevo e contemporaneità. Origini e sviluppo urbanistico della “Città sul monte”. Di fronte ad una sala pienissima, con tanti studenti di varie età, il professore ha puntato inizialmente sui numeri per capire i cambiamenti avvenuti. In base ai dati ricavati dai censimenti, si legge che nel 2023 in Città c’erano 4.107 abitanti; nel 1947 ce n’erano 2.418; nel 1865 furono registrate 642 persone; nel 1777, in mancanza di censimento, il Catasto Pellacchi descrive 73 case (più o meno 300 persone). Sulle carte compaiono, sempre in quel periodo: 42 giardini, 33 orti, 4 terre arative.
È l’immagine di un piccolo borgo dove la classe nobile e più agiata abitava vicino alla Domus Magna (oggi Palazzo Pubblico) e vicino alla Pieve, mentre le classi più povere abitavano diciamo così in periferia, ma dentro le mura. L’area sotto le torri era tutta boschiva. Al di là della cinta muraria, c’era ben poco. Anche nei Castelli, c’erano poche case e pochi abitanti. Emerge da questo quadro, una comunità sammarinese prevalentemente povera, con un’economia di sussistenza, che vedeva nel mercato settimanale di Borgo Maggiore l’occasione di commerci e scambi.
Si era formata nell’Alto Medioevo, per ragioni che tuttora sono avvolte nella leggenda. I pochi documenti esistenti, tra cui la famosa lettera del monaco Eugippo del 511, raccontano dell’esistenza di un monastero eretto sulla punta più aspra del monte, probabilmente per sfuggire alle invasioni barbariche. Forse era circondato da mura, entro le quali si rifugiavano i pochi abitanti in caso di pericolo. I documenti diventano molto più numerosi nella seconda metà del 1200, e già descrivono una comunità molto organizzata, con leggi e una struttura istituzionale presieduta da due Capitani Reggenti. La Prima Torre sembra risalire intorno al 1100; date più imprecise riguardano invece la Seconda e la Terza Torre. È certo però che quando persero la loro funzione di presidio militare e di controllo dei confini, dopo le guerre malatestiane del 1463, furono abbandonate e spogliate dei loro materiali di costruzione. Non dimentichiamo che erano tempi in cui anche i sassi erano un patrimonio importante.
Bisogna aspettare il Ventennio per l’avvio di un vasto progetto di ricostruzione, dibattuto inizialmente tra la teoria del rovinismo, ovvero il gusto per le rovine, viste non come pietre morte ma come viva testimonianza di un lontano passato; e la cultura monumentale, tipica del regime fascista, che distrugge e ricostruisce con intenti celebrativi. Ma per San Marino non era una novità: già la Pieve protocristiana (bellissima) era stata abbattuta e poi ricostruita in uno stile che non appartiene alle tradizioni locali, e così pure il Palazzo, realizzato in stile neogotico fiorentino, che solo vagamente richiama l’antica Domus Magna Comunis. Altrettanto è avvenuto per la Parva Domus (oggi Segreteria Interni), la cui leggibilità architettonica è stata totalmente cancellata.
Per una modifica della rete stradale, bisogna aspettare le seconda metà dell’Ottocento, quando cominciano ad entrare molti soldi nelle casse dello Stato, grazie alla vendita di titoli nobiliari all’emergente borghesia italiana. Fino a quel momento, le strade, per lo più sentieri e carrarecce, avevano soprattutto la funzione di scoraggiare assalti da parte di eventuali invasori, quindi erano scomode e ripidissime. Poi, invece si capì che se si volevano incrementare i commerci e magari attirare qualche turista, bisognava renderle più agevoli e praticabili. Nel 1842, le attività del centro storico consistevano in una spezieria, due caffè con biliardo e locanda, 2 botteghe di sali, tabacchi e generi alimentari.
Verter Casali ha fatto scorrere immagini ricavate da antiche stampe e dalle prime fotografie scattate agli inizi del Novecento, per illustrare i cambiamenti di un tessuto urbanistico, oggi quasi irriconoscibile rispetto al passato. Solo una profonda conoscenza della storia e delle istituzioni locali, supportata da una metodologia di ricerca sicuramente più scientifica, è in grado di far riconoscere la San Marino del tempo che fu. La conclusione è stata unica: conoscere e capire le scelte, anche quelle più criticabili, fatte in passato, nulla toglie ai sentimenti di ammirazione e di orgoglio per questa piccola comunità che, senza mezzi e senza eserciti, è riuscita a difendere la sua preziosa libertà per 17 secoli.
Angela Venturini