San Marino. Navighiamo in acque pericolose

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Su queste pagine abbiamo parlato spesso di come le idee in politica estera sembrerebbero poche ma ben confuse. Da un lato si fa un gran parlare dell’accordo di associazione alla Ue (è solo fumo negli occhi?) e dall’altro si srotolano tappeti rossi al ministro agli esteri della federazione russa Lavrov che viene in casa nostra – presenti gli emissari di Efta – a dirci quanto siamo bravi e belli a non aderire alle sanzioni verso il suo Paese come hanno invece fatto quei cattivoni della Ue. Polemiche di bassa lega, hanno sempre sostenuto gli strateghi della politica estera di casa nostra ma forse così non è se anche il Sole24Ore, più in generale tutta la stampa italiana, ha preso da qualche tempo a questa parte, ad interessarsi piuttosto assiduamente alle questioni che ci riguardano. Il timore è quello che la Russia tenti in qualche modo di aggirare l’embargo. Sotto la lente di ingrandimento sono finite le residenze elettive. “Mentre la Ue – scrivono Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi – e mette al bando le golden visa di quei Paesi membri che ne fanno un ampio, opaco e ben remunerato ricorso per “naturalizzare” cittadini extra Ue, concedendo residenze e passaporti, San Marino, che della Ue vuol far parte, da fine 2017 ha una legge che permette al cittadino straniero che intenda stabilire la propria dimora a San Marino ed effettui e mantenga un investimento immobiliare o finanziario secondo i parametri fissati per legge, di ottenere la cosiddetta residenza elettiva”. E’ proprio lo strumento delle residenze elettive che ha consentito di registrare l’alto indice di gradimento dei russi nei confronti di San Marino. Non è così passato inosservato l’investimento milionario di Oleg Evseev che ha acquistato il 100% della latteria di San Marino srl. A fare gola ai russi sono però anche e soprattutto le banche. “Per la Russia – aveva scritto Il Fatto Quotidiano – trovare qualche centinaio di milioni è come puntare una fiche a poker. Per San Marino sarebbe la salvezza”. Già perché gli ultimi dati sulla liquidità mostrano come la macchina dello Stato sia completamente in riserva. Ciononostante una recente delibera autorizza l’acquisto di 203 azioni della Bers (Banca europea di sviluppo dei Paesi dell’Est) per una spesa complessiva di 2.030.000 euro. Che il governo sarebbe andato verso quella strada qualcuno ne era al corrente sin dal 2017, in particolare è il Sole24ore nell’edizione di ieri a ricordarlo, è stata banca Cis nel suo bilancio del 2017 a darne conto. A quanto pare tuttavia la Bers non finanzierà San Marino che dunque continua a navigare a vista in acque da tutti ritenute parecchio pericolose.

Repubblica Sm

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