San Marino. Non chiamatela “Tangentopoli”….. di David Oddone

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oddone grasso“Il Paese è destinato a diventare più ricco nei prossimi anni”.

La Tangentopoli, quella vera, fu uno dei momenti più drammatici della storia d’Italia. Un periodo controverso sul quale ancora oggi non è stata messa la parola fine.
Lo scoperchiamento del pentolone ha certamente fatto prendere coscienza agli italiani del fenomeno correttivo, ma allo stesso tempo ha criminalizzati gli imprenditori come categoria, acuendo il conflitto sociale e distruggendo irreparabilmente il sistema economico italiano. Ancora oggi l’Italia paga un periodo caratterizzato da indagati che si sono suicidati, travolti da scandali mediatici che ne hanno minato, in alcuni casi, la sanità psichica, salvo poi essere completamente innocenti.

Sarebbe tuttavia riduttivo limitarsi a considerare in questi scarni termini il lavoro del pool milanese, ma non abbiamo la velleità di proporre qui un trattato di storia o di analisi, preferendo invece concentrarci su quello che accade a San Marino.

Il Titano non può e non deve fare l’errore dell’Italia, dove abbiamo assistito ad una contrapposizione tra mondo imprenditoriale, politica e toghe. Si potrebbe cominciare ad esempio a chiamare le cose col proprio nome ed evitare dunque l’appellativo “Tangentopoli” per le vicende sammarinesi.

D’altra parte basterebbe leggere le varie ordinanze per rendersi perfettamente conto del lavoro che sta portando avanti il pool sammarinese, fra mille resistenze e non poche difficoltà, visto che il sistema è duro a morire. E a proposito di sistema, va scritto a chiare lettere che non è in corso alcuna crociata contro questo o quell’altro. Era il Paese a funzionare in un determinato modo.

E il fenomeno corruttivo non può essere delimitato ad un paio di soggetti.

E’ proprio per evitare i capri espiatori – si rischierebbe che una volta condannate un paio di persone tutto tornasse come prima – che diventa fuorviante e pericoloso personalizzare alcune indagini. Per questo il lavoro della magistratura sammarinese va letto nella maniera corretta, anche per dare una immagine veritiera verso l’esterno dell’opera di pulizia in corso. Altrimenti si ottiene l’effetto opposto, ovvero quello di tenere lontani potenziali investitori.

E pensare che è stato proprio il fenomeno delle cartiere a “sputtanare” San Marino ed a creare
i presupposti della nota guerra fredda fra Titano e Italia. Proprio per questo, attraverso l’opera del Tribunale, si vuole ristabilire nel Paese la libera competizione.

Quello emerso dalle indagini è un sistema ben collaudato, e non limitato ad un nugolo di personaggi. Una economia, quella fittizia, ha sorretto per anni le casse del Monte, drenando le risorse dei sammarinesi. Abbiamo assistito alla creazione di società commerciali dedite alla importazione-esportazione di scritture contabili false o fornitrici di servizi inesistenti in danno alle aziende serie ed oneste. La maxi inchiesta partita dal Conto Mazzini dunque, sta riportando dignità al lavoro e alle persone oneste, ma soprattutto sta sgominando quella concorrenza sleale che per anni ha tenuto lontani i veri imprenditori dai nostri confini.

Dunque è sbagliato parlare di “Tangentopoli”: gli imprenditori qui– quelli veri e sani – sono rispettati dalle toghe, perché non viene criminalizzato il sistema economico sammarinese, come qualcuno vorrebbe dare ad intendere. La magistratura sta andando incontro alla disperata richiesta di aiuto della gente onesta, portando quell’aria nuova insomma, che sarà in grado di attirare nuovi investitori, nella certerza del diritto.

L’uso delle fatture irregolari, porta a vantaggi fiscali e le società di comodo permettono l’ulteriore vantaggio di schermare il beneficiario reale, facendo moltiplicare il prestanomato. Distruggendo questo sistema, viene distrutta anche la corruzione. Il Paese dunque è destinato a diventare più ricco nei prossimi anni, perché è stata finalmente ristabilita la concorrenza e i danari rubati illegalmente stanno tornando nelle tasche dei legittimi proprietari: i sammarinesi.

Quanto questo concetto sia vero, emerge ancora più chiaramente dal modus operandi che i giudici hanno utilizzato nelle indagini, lo stesso del compianto Falcone: hanno “semplicemente” seguito i flussi di danaro. Insomma, chi ha riciclato, corrotto, fatto girare soldi senza giustificazione, ha di che temere.

Tutti gli altri, imprenditori compresi, possono invece brindare al nuovo corso: saranno i primi a beneficiarne.

David Oddone, La Tribuna

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