L’aspro comunicato del Dirigente Canzio, che per il giornalista Antonio Fabbri e’ il topolino partorito dalla montagna, è invece il lucido atto di accusa di un Paese che si scopre con il nemico in casa.
Ma mentre i giudici scrivono di commi, sequestri e misure cautelari, tra la gente monta un sentimento più antico e viscerale ovvero lo sdegno per l’alto tradimento.
In altri tempi, per chi tramava con lo straniero per consegnare le chiavi della città o sabotare la libertà dei propri concittadini, il destino era segnato. C’erano i tribunali di guerra e le punizioni esemplari.
Oggi, in questa democrazia che i “sodali” bulgari e i loro complici nostrani hanno cercato di dipingere come una farsa, non ci sono fucilazioni. Ma c’è qualcosa che, per chi ha ancora un briciolo di dignità, dovrebbe pesare altrettanto: la gogna mediatica e la morte civile.
Il vero nodo non sono i “bulgari”. Quelli sono predatori d’affari, lupi che cercano il varco nel recinto. Il vero orrore sono i sammarinesi che quel recinto lo hanno aperto dall’interno. Personaggi che siedono nei nostri bar, che magari hanno occupato o occupano tuttora poltrone pubbliche, che si professano difensori del bene comune e che invece, nel segreto di un “piano parallelo”, hanno venduto San Marino come se fosse merce di scarto.
Hanno usato il dossier dell’Unione Europea, il futuro dei nostri figli, come un coltello alla gola della Repubblica. “O ci date i soldi e l’impunità, o facciamo saltare l’accordo con Bruxelles”. Questo non è diritto alla difesa. Questo è ricatto. Questo è terrorismo politico.
Chi sono questi “sodali”? Chi sono i politici, gli uomini d’affari, i professionisti di cui parla Canzio e che hanno prestato la voce alla lobby straniera per delegittimare i nostri giudici e il nostro Stato?
La cittadinanza non può accontentarsi del segreto istruttorio. Se qualcuno ha complottato per trasformare San Marino in un paria internazionale, ha perso il diritto alla privacy. La trasparenza deve essere totale. I nomi devono uscire, e devono uscire tutti. Nessuno escluso, nessun trattamento particolare per i politici, come spesso accade.
La legge farà il suo corso, con i tempi e le garanzie che questi stessi soggetti volevano negare alla Repubblica. Ma la condanna della società deve essere immediata. Non può esserci spazio, in futuro, per chi ha scommesso sul fallimento del proprio Paese per salvare il proprio portafoglio o vincere una battaglia politica truccando i dadi.
Chi trama nell’ombra contro la sovranità del Titano deve sapere che non ci sarà un “dopo”. Non ci sarà una riabilitazione diplomatica o un ritorno in società con un sorriso di circostanza.
La gogna di cui parliamo non è violenza, ma è l’esercizio della memoria ovvero ricordarsi ogni giorno chi sono stati coloro che, mentre noi parlavamo di futuro magari con opinioni diverse, lavoravano per distruggerlo.
Il “Piano Parallelo” è fallito contro il muro del Tribunale: questo è innegabile, altro che topolino!
Ora tocca ai cittadini alzare il muro del disprezzo. Perché il tradimento della Patria è l’unico reato che nessuna sentenza di assoluzione può davvero cancellare.
Un lettore











