C’è un fantasma che si aggira ancora per le contrade di San Marino, ed è un fantasma che puzza di fumo di sigaro e di caveau statali “svaligiati”. È il fantasma della “Cricca”, quel gruppo di gentiluomini – oggi gentilmente omaggiati di rinvii a giudizio per associazione a delinquere – che una decina d’anni fa occupò Via del Voltone come se fosse il giardino di casa propria.
Ricorderete tutti la distruzione del sistema bancario del decennio scorso, con l’apice, l’epoca d’oro di questo “gruppo criminoso” – così lo definisce il Magistrato inquirente Elisa Beccari nel suo decreto di rinvio a giudizio – ai tempi del governo Adesso.sm: quel periodo in cui, per distrazione o per una sospetta forma di narcolessia politica, si permise che i vertici di Banca Centrale diventassero una sorta di succursale per gli interessi privati di chi ha devastato il sistema bancario e, di riflesso, le tasche di voi poveri sudditi. Gente che – metaforicamente s’intende – entrava e usciva dal Palazzo Pubblico e da BCSM come se fosse una porta girevole di un hotel a cinque stelle, ovviamente tutto a spese vostre.
È in questo clima di “post-sbornia” traumatica che nasce la proposta del comitato “I CapiFamiglia” (leggi qui): un referendum per vietare anche ai dipendenti di Banca Centrale di candidarsi in Consiglio Grande e Generale.
Diciamocelo chiaramente: l’idea di base mi piace. Anzi, ha il profumo della candeggina pura in un locale che per troppo tempo è rimasto chiuso ad ammuffire. Già oggi gendarmi, magistrati e diplomatici non possono candidarsi, perché la legge riconosce che chi detiene il potere della forza, della legge o dei rapporti internazionali deve stare lontano dalle beghe elettorali. Aggiungerci chi ha in mano le chiavi della vigilanza finanziaria non è solo logico, è un atto di igiene mentale.
Vivere in una Repubblica di trentamila anime è un po’ come abitare in un condominio dove tutti spiano dallo spioncino. In una realtà piccola come la vostra, dove “tutti conoscono tutti” e il grado di parentela è spesso l’unico curriculum che conta, le regole ferree non sono un vezzo: sono una necessità di sopravvivenza. Serve rassicurare il cittadino che chi controlla non stia anche cercando di farsi una base elettorale e politica. Ma soprattutto serve rassicurare i vostri “padroni del vapore” – no, non quelli del trenino storico! – internazionali: il GRECO e il Fondo Monetario Internazionale. Questi signori vi guardano con la lente d’ingrandimento e, visti i precedenti, hanno tutto il diritto di essere sospettosi. Ogni mossa che sa di trasparenza è, per voi, come un’iniezione di fiducia che vi tiene a galla.
Però, c’è un però. E qui il sarcasmo è d’obbligo. I “CapiFamiglia” propongono una quarantena che sembra uscita da un manuale di esilio medievale: dieci anni di divieto dopo aver cessato l’incarico. Dieci anni! Ma neanche per un delitto passionale si danno dieci anni di interdizione dai pubblici uffici. Proporre una punizione così biblica sa un po’ di esorcismo: come se il solo aver toccato un modulo in Banca Centrale possa rendere chiunque portatore sano di una peste politica incurabile e contagiosa per un decennio.
Nelle democrazie occidentali – quelle che non hanno avuto una “Cricca” in casa, sia chiaro – ci si limita di solito all’incompatibilità (se vieni eletto, ti metti in aspettativa senza stipendio) o a periodi di “raffreddamento”, di quarantena di due o tre anni.
Intrinseca in questa proposta di nuova incompatibilità c’è il rischio concreto di perdere qualche cervello pensante in Consiglio o nel Governo, ma capisco che dopo aver visto certi “fenomeni” all’opera, la tentazione di chiudere la porta e buttare la chiave sia forte. Meglio un tecnico autorevole e competente in meno nella politica oggi, che un altro “colpo di Stato” che nessuno ha poi il coraggio di approfondire o su cui indagare.
In conclusione: questa proposta de “I Capifamiglia”, pur con le sue esagerazioni da tribunale dell’Inquisizione, nel complesso mi pare un’ottima notizia. È una mano di vernice bianca sulle macchie d’olio lasciate dalla gestione Adesso.sm e dai sodali della – presunta – associazione a delinquere. Rassicura l’Europa, rassicura il FMI e, soprattutto, toglie un po’ di entusiasmo a chi pensa ancora che le istituzioni sammarinesi siano un buffet aperto agli amici degli amici.
Cari sammarinesi, se serve una legge-tampone per evitare che i fantasmi del passato tornino a infestare il Palazzo, allora ben venga il referendum. Anche se dieci anni di quarantena sono tanti, ricordiamoci che i danni che hanno fatto certi “tecnici” in passato, noi li pagheremo per molto, molto più tempo.
Enrico Lazzari











