San Marino. Olga Mattioli (Repubblica Sm) intervista Neni Rossini (Anis): “Crisi di valori, competenze, lungimiranza”

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Rimarremo isolati in casa nostra? Siamo condannati a una decrescita infelice? Ne abbiamo parlato con chi conosce in profondità la situazione della nostra economia, il Presidente di Anis Neni Rossini.
Il Paese ha vissuto altri momenti di crisi ma è come se questa volta ci fosse da più parti il timore di un punto di non ritorno, di un limite che non può essere superato, è per questo che i comunicati di Anis sono particolarmente duri e hanno un sapore per così dire politico?
“È vero che noi ci rivolgiamo spesso e soprattutto alla politica, perché le scelte politiche possono incidere e incidono profondamente sull’economia del Paese, ma come associazione – quale appunto parte economica – abbiamo ben chiaro il nostro ruolo e la responsabilità che esso comporta. Senza avere alcuna ambizione di sostituirsi a chi, invece, ha l’onore e l’onere di prendere decisioni che riguardano tutti, imprese e cittadini in primis. Per questo riteniamo opportuno, anzi doveroso avanzare proposte e critiche sui temi più importanti che investono il nostro Paese. In questo momento tali decisioni, come ad esempio sulle grandi riforme, non stanno arrivando e altri problemi attendono una soluzione: non possiamo più perdere tempo ed è con questo spirito che stiamo stimolando il dibattito sulle vere priorità per San Marino, non con facili toni polemici, ma con una grandissima determinazione a portare tutti, politica e parti sociali, ad affrontare insieme questa sfida epocale”.

È possibile per un imprenditore venire a portare qui i propri soldi alla luce di quello che sta accadendo con banche e Tribunale?
“Ci sono molti motivi per scegliere San Marino, dalla fiscalità alla qualità della vita, ma sappiamo bene che gli investitori e gli imprenditori in generale hanno bisogno di un sistema stabile, accogliente e tutelante, regole chiare e certezza del diritto: è evidente che un sistema bancario debole e ancora di più il focolaio sulla giustizia, oggi tolgano punti di competitività al nostro Paese. Per questo abbiamo chiesto, a gran voce, di smettere con questo “fuoco incrociato” sul Tribunale e lavorare per una soluzione strutturale al rilancio del settore bancario, indispensabile per ricreare le condizioni minime per far ripartire l’economia del Paese. Purtroppo i nostri appelli a ricompattarsi nell’interesse supremo del Paese sono finora caduti nel vuoto, ma noi continuiamo a chiedere di mettere da parte lo scontro per costruire le soluzioni”.

Banche fa rima con accesso al credito. La mancata difesa di uno degli istituti più in salute di San Marino da alcuni beceri attacchi ha rischiato di mettere ancora più in ginocchio la nostra economia. Perché secondo lei il governo è rimasto silente?
“Di fronte agli attacchi esterni e anonimi non possiamo che preoccuparci tutti, perché non colpiscono solo il singolo istituto, ma tutto il sistema. Purtroppo, non da oggi, la reputazione del Paese è continuamente messa a dura prova e dovrebbe sempre essere una prerogativa del Governo tutelarla”.

Le piccole imprese che dispongono di un solo conto stanno soffrendo molto e pagando un prezzo altissimo per il blocco dei pagamenti di banca Cis. Pensa che sarebbe stato possibile un qualche tipo di aiuto da parte del governo? Se una soluzione non arriverà a breve quali saranno le conseguenze?
“Mettere in sicurezza il sistema bancario è una priorità alla quale fino ad oggi il Governo non ha dato una risposta concreta, ed oggi è più che mai indispensabile per portare un duplice risultato: rilanciare un settore strategico e sinergico per l’economia ed evitare che questo, per colpe reali o inventate, venga attaccato mettendo in cattiva luce anche tutti gli altri”.

Crede che ci siano soggetti esterni che stanno condizionando le sorti politiche ed economiche del Paese?
“Non abbiamo elementi in tal senso, se non le ipotesi che si possono costruire sulle carte che arrivano dal Tribunale, che abbiamo sempre detto debba essere lasciato lavorare e non strumentalizzato a seconda del momento o dell’obiettivo. Noi imprenditori non siamo nemmeno abituati a scaricare le responsabilità sugli altri o, in questo caso, su ignoti. Molta parte dei problemi di San Marino non dipende infatti da agenti esterni, ma da scelte sbagliate, magari fatte anche nel passato, e dalla mancata correzione di quelle scelte: le grandi riforme, ad esempio. Poi ci sono tutte le tante, troppe situazioni insostenibili economicamente e socialmente che, per diversi motivi – primo il consenso elettorale – non si vogliono sistemare: un esempio è la spending review, che attendiamo dal 2012.”

Si parla sempre di opere propedeutiche al rilancio dell’economia, la rotatoria di Murata è una di queste?
“L’altra leva per il rilancio del Paese è rappresentata dagli investimenti necessari per ammodernare il Paese. Da troppo tempo manca un piano di opere pubbliche in tal senso e la lista stilata dal Governo in questi anni, che comprende il campus scolastico, un altro parcheggione e un nuovo ospedale, non ci può vedere entusiasti: sono infatti altre le priorità in questo momento per il Paese, soprattutto viabilistiche, per aiutare l’economia a svilupparsi. Cantieri pubblici, come la prossima rotatoria di Murata, ad esempio, possono sia risolvere problematiche legate al traffico e alla logistica, ma anche fungere da volano per le imprese interessate, in particolare quelle legate alle costruzioni, da anni abbandonate dalle strategie dei governi. Va bene anche pianificare a lungo termine, certo, ma ci sono decine di progetti che si possono fare prima e con le risorse che abbiamo, che non sono molte”.

Che idea si è fatta del blockchain?
“Attendiamo da anni il salto di qualità promesso sulle telecomunicazioni, ma ancora oggi, purtroppo, dobbiamo convivere con telefonate che si interrompono ad ogni curva e una lentezza anacronistica per le attività quotidiane su internet. Nel mentre, il Governo procede spedito e convintamente sui propri progetti, troppo spesso senza condividerli con nessuno se non a cose fatte. L’investimento statale sulla blockchain sembra seguire la stessa dinamica, ma al momento non possiamo esprimerci sui risultati economici di questo progetto, perché lo conosciamo poco. Ci auguriamo arrivino, ovviamente, anche se avremmo preferito una maggiore attenzione, o almeno pari, sulle esigenze delle imprese già insediate a San Marino. In particolare verso quelle aziende che già oggi sono in grado di generare occupazione, reddito e investimenti. E che potrebbero crescere ancora se si lavorasse per abbattere ostacoli e vincoli. Interni ed esterni, vorrei sottolineare: perché le nostre imprese che operano quotidianamente oltre i confini nazionali e senza accordi con le amministrazioni estere, sono costrette a subire limitazioni o sostenere costi maggiori dei loro competitor. Esportiamo in tutto il mondo, ormai, ma il nostro mercato di riferimento è l’Europa, per questo abbiamo sempre sostenuto la trattativa con l’Unione Europea per giungere a un Accordo di Associazione per liberarci da tutti questi vincoli e poter competere ad armi pari con le altre imprese. Con determinazione, però, chiediamo anche di essere coinvolti maggiormente e di poter condividere tutte le informazioni”.

Sul caso targhe: c’è ancora la speranza di una soluzione possibile?
“Siamo preoccupati per i rapporti con la vicina Italia, nostro principale e naturale partner commerciale: il recente caso delle targhe, per quanto complesso sia l’iter di modifica del Decreto Sicurezza, ha messo a nudo tutta la debolezza di questi rapporti. Serve un’azione ancora più incisiva per ristabilire un corretto dialogo con le istituzioni italiane, con le quali abbiamo innumerevoli tavoli aperti su questioni fondamentali per il Paese, compreso il famoso Memorandum d’intesa con Banca d’Italia”.

A memoria non ricordiamo ad esempio sindacati e categorie “uniti” nel lamentarsi in maniera feroce. È credibile dunque che questo governo possa essere in grado di portare a termine le riforme richieste non solo dagli industriali, quando nel Paese è in atto uno scontro sociale senza precedenti?
“Le imprese e i sindacati, quindi i lavoratori, hanno forse compreso per primi, prima della politica sicuramente, che sono parte dello stesso sistema economico e sociale: probabilmente per questo motivo hanno fatto e stanno facendo fronte comune per arginare la deriva in cui stiamo precipitando. Viviamo una crisi di valori, competenze e lungimiranza che non si era mai vista a San Marino: e questa è peggio di una crisi economica epocale come quella che ha colpito l’occidente dal 2008 in poi. In questo clima non si riescono a discutere i piccoli problemi, figuriamoci le grandi riforme. Comprendiamo la difficoltà di chi temporeggia di fronte a scelte impopolari, ma non possiamo condividere approcci immobilisti, anzi dobbiamo evidenziare l’enorme rischio che stiamo correndo non facendo le riforme. Allo stesso modo, non possiamo tollerare che, nel gioco politico di attaccarsi al punto debole dell’avversario per abbatterlo, a farne le spese sia il Paese. Maggioranza e opposizione, pur riconoscendosi a vicenda idee e sentimenti differenti, dovrebbero avere un obiettivo comune che è il bene di San Marino. Dovrebbe essere questa la loro priorità, non le elezioni. L’abbiamo già detto: nessuna elezione finora ha fatto rima con soluzione, perché nessun partito, una volta salito al governo, ha fatto le riforme che tutti sanno devono essere fatte. Se non vogliamo correre il rischio di farcele imporre dall’esterno, l’unico modo è affrontarle assieme. È difficile, lo so perfettamente, ma è l‘unica strada”.
Olga Mattioli (Repubblica Sm)

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