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  • San Marino. Omelia del Vescovo Mons. Domenico Beneventi nella S. Messa per l’Insediamento degli Ecc.mi Capitani Reggenti

    Omelia nella S. Messa per l’Insediamento degli Ecc.mi Capitani Reggenti

    San Marino Città (RSM), basilica del Santo Marino, 1° ottobre 2024

    Eccellentissimi Capitani Reggenti, 

    Eccellenza Rev.ma Mons. Petar Raji?, Nunzio apostolico a San Marino,
    Eccellenze e Onorevoli ospiti,

    Autorità civili e militari,
    sorelle e fratelli tutti,

    l’occasione mi è propizia per esprimere la gratitudine e gli auspici di benemerenza ai Capitani Reggenti eletti e a chi, avvicendandosi nella secolare tradizione della nostra Serenissima Repubblica di San Marino, ha custodito fino ad oggi i valori e i fondamenti del dono della libertà e della giustizia, così come abbiamo pregato all’inizio di questa Celebrazione Eucaristica, invocando per essi, gli Ecc.mi Capitani Reggenti, la grazia «di adempiere fedelmente al loro incarico, di custodire e assicurare sempre al popolo loro affidato la libertà, nell’ordine e nella pace» (cfr. Colletta Santa Messa).

    Il Vangelo di oggi ci presenta il cammino di Gesù e i suoi discepoli verso Gerusalemme, «mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto» (Lc 9,51): un percorso fatto di attraversamento di villaggi, incontri, accoglienze e rifiuti, proprio come nelle vicende di tutte le donne e gli uomini, di ogni epoca, chiamati a corrispondere alle sfide che il tempo e la storia rivolge loro. Nella narrazione di Luca assistiamo ad una reazione di incomprensione, disgusto e inclinazione alla vendetta, che coinvolge particolarmente i discepoli, in una situazione di rifiuto da parte dei Samaritani, che culmina in una richiesta contraddittoria e infedele rispetto allo scopo della missione del loro stesso Maestro: «Signore domandano i discepoli –, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?» (Lc 9,56). Gesù, voltandosi verso di loro, li rimprovera, per poi riprendere il cammino. 

    In questa dinamica di fedeltà allo scopo e richiamo ad esso, possiamo cogliere il senso di un servizio, che affida, all’incarico e compito di “guida e custodia” delle sorti di un Paese e di una comunità, la distinta responsabilità di cura del proposito ispiratore e fondante dello stesso, cioè di “ciò che è posto innanzi, davanti a noi” (cfr. etimologia del termine “proposito”). 

    Guardando davanti a noi si progredisce e si avanza nel desiderio di garanzia del bene comune, purché, come mostra Gesù ai suoi discepoli, la meta del nostro percorso sia chiara e definita: essa ci eleva al di sopra delle traversie e delle incomprensioni, temperandoci nella saggezza fondamentale di quel legame essenziale e vitale, che fonda e costituisce la nostra identità. 

    San Paolo VI, nell’indirizzo di saluto ai Capitani Reggenti, all’indomani della Conclusione del Concilio Vaticano II, evidenzia le peculiarità dell’ideale costitutivo a cui il nostro Santo Fondatore Marino consacra la nostra Serenissima Repubblica. «La storia secolare della benemerita Repubblica – afferma San Paolo VI trae di qui il segreto della sua vitalità, la forza dei suoi ordinamenti e soprattutto la freschezza di quelle prerogative, che la rendono ammirata anche davanti alle più grandi nazioni: il desiderio sincero e tenace della libertà e della giustizia». 

    Questa fondamentale precisazione formula il senso del mandato odierno, che trae illuminazione, motivo e slancio dal cuore di ogni sammarinese, il cui senso di appartenenza è fortemente radicato nei principi ispiratori della libertà, nutriti dagli ideali del Santo Fondatore Marino, che, mosso dallo Spirito Santo, tradusse l’anelito di pace e giustizia fondando una comunità-popolo regale, la cui nobiltà di rango ha radici molto più profonde e lungimiranti delle classificazioni sociali discriminatorie, che spesso causano conflitti, perché tale sovranità comincia e si nutre all’affermazione della dignità e sacralità di ogni essere umano, la cui libertà è innanzitutto liberazione da ogni logica di oppressione e morte. 

    La meta di Gesù, nel suo cammino verso Gerusalemme, è chiaramente la croce, l’offerta totale di sé per liberare ogni creatura dal potere della morte e questo anelito sostenga e illumini il cuore e la mente di tutti nel promuovere, soprattutto in questo tempo, con l’offerta e il contributo del proprio incarico e missione, la giustizia e la pace, che, proprio da questa “terra della libertà” vogliamo unanimemente implorare, perché cessino le guerre e i conflitti in ogni parte della Terra, così come, senza tregua, il nostro amato papa Francesco continua a scongiurare.

    L’auspicio e i voti augurali, in questa circostanza, ottengano per gli Ecc.mi Capitani Reggenti il dono della fedeltà alla custodia della libertà, fondamento della pace e della giustizia e promotore del bene comune.

    Vescovo Mons. Domenico Beneventi