San Marino. Operazione Chalet / E’ Vanessa Renzi, impiegata della BMC, la ”gola profonda”. E’ sammarinese?

soldiSoldi, evasione e finte consulenze sono questi i fatti che fanno tremare chi ha avuto a che fare con William Colombelli, il Console a disposizione di San Marino che portò – omaggiato dai politici sammarinesi – nel 2009 il Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, sul Titano.

Leggete cosa scrive il Gazzettino di Padova.

La “gola profonda” è Vanessa Renzi, ex impiegata ed ex socia della Bmc broker srl, la ditta diSan Marino al centro delle indagini. «La Vanessa è incontrollabile… l’hai letto anche tu il verbale» – si diconoPiergiorgio Baita e William Colombelli al telefono. Commenta il pm Stefano Ancilotto nell’ordinanza che ha portato in carcere il re degli appalti del Veneto, Piergiorgio Baita: «Il fatto che i due abbiano letto il verbale appare anomalo, trattandosi di un verbale redatto in sole due copie, una depositata in Procura e l’altra trasmessa dalla Guardia di finanza». 

Anche in un altro passaggio dell’ordinanza si accenna a contatti tra i finanzieri e Baita. È sempre Colombelli che parla: «Scattolin non risulterebbe assolutamente pagato, a differenza di quello che dice Baita di aver pagato tutta la Guardia di finanza di Padova e Mestre.» Chi è questo Scattolin? Il maresciallo delle Fiamme gialle che interroga Vanessa Renzi. «…il solito maresciallo che alla fine dell’interrogatorio, dopo che lei ha detto che non aveva nulla da dichiarare, l’ha persino fatta piangere, minacciandola della vita di sua figlia». Ed è proprio Vanessa Renzi, secondo il pm, a far venir giù il castello di carte messo in piedi per far sparire i soldi. 

Con la ditta di Colombelli, Vanessa Renzi ha lavorato per 15 anni, fino al marzo 2011, svolgendo le funzioni di segretaria. Dai primi anni 2000 la Renzi divenne anche socia della BMC Broker con una quota pari al 20% cedutale da Colombelli a titolo gratuito. Perche è importante la testimonianza di Vanessa Renzi? Perchè in una occasione viene incaricata di andare a Rovigo, presso la sede della Hydrostudio Consulting Engineers srl, dove il geomemtra Marco Usan le avrebbe consegnato della documentazione da portare presso gli uffici della Bmc Broker. Alla Renzi il geometra della Hydrostudio consegna una paccata di documenti racchiusi in raccoglitori di colore rosso.

Documenti e raccoglitori che la Finanza troverà nella sede della Mantovani. Ma la Hydrostudio è una società controllata dal Gruppo Mantovani e dunque il gioco è che la Mantovani fornisce a se stessa, attraverso la Bmc, documenti che lei stessa ha prodotto. E’ una partita di giro di carte che Mantovani paga profumatamente a Bmc, che non ha nemmeno l’accortezza di cambiare i contenitori. Rossi erano i faldoni che vengono consegnati alla Renzi e rossi sono i faldoni che le Fiamme gialle trovano alla Mantovani. Se non fosse nero su bianco nelle carte della Procura e se non ci fosse la testimonianza di Vanessa Renzi verrebbe da dire che questo è un film di Totò. Il che è difficile da credere dal momento che stiamo parlando di Piergiorgio Baita di cui tutto si può dire, ma non che sia uno stupido. Al contrario, stiamo parlando di un genio degli appalti, di un uomo che nel giro di 15 anni è riuscito a mettere in piedi un impero che spazia dal settore immobiliare alle infrastrutture. 

L’unica cosa che si può pensare è che abbia lavorato, suo malgrado, con degli incapaci. Gente che non si è nemmeno preoccupata di salvare le apparenze. La Bmc Broker di San Marino – che arriva a fatturare 3-4 milioni di euro all’anno – è tutta in un appartamento di 75 metri quadri e una segretaria, ma si occupa di consulenze che vanno dalle analisi sul mercato immobiliare alle intermediazioni per mezzi navali. Solo che nessuna di queste consulenze è supportata da pezze d’appoggio e quando la Guardia di finanza inizia l’inchiesta, Piergiorgio Baita chiede a Colombelli: «Di che consulenti ti avvali?». Di nessuno – è la disarmante risposta di Colombelli. «Faccio tutto da solo.» E si vede. 

Prendiamo un solo esempio. Nel 2005 la Mantovani dà alla Bmc un incarico per “attività di mediazione per la ricerca di un fornitore specializzato in palancole”. L’incarico vale 500.673 euro. Ebbene, la ricerca di Bmc sul mercato accerta che esistono solo tre ditte che producono palancole di livello tale da poter pretendere di essere prese in considerazione da Mantovani. Una di queste è la ThyssenKrupp. Ma la Mantovani è da due anni prima, cioè dal 2003, che compra palancole dalla ThyssenKrupp e ad un prezzo inferiore. Insomma, era tutta una finta.

Ma resta la domanda fondamentale: perchè Baita pagava Colombelli e Claudia Minutillo, l’ex segretaria di Galan? E perchè si è imbarcato con gente all’apparenza tanto sprovveduta? E non a caso quando Baita si rende conto che Colombelli è un incapace e decide di chiudere il rapporto, ecco che in una intercettazione Colombelli si fa forte di un nome, quello di tal Giancarlo. L’intercettazione è: “So soltanto che loro (Mantovani, ndr) hanno portato via quei soldi e io quei soldi glieli porto a casa lo stesso, quindi il fatto del bilancio lo azzero nello stesso modo. Se vogliono farlo perché è arrivata la cosa la…da…Giancarlo”, nome che non è impossibile ricondurre all’ex governatore del Veneto. Ecco perché, vista l’enorme quantità di quattrini – 10 milioni di euro in 6 anni, ma sarebbero 20 i milioni se una parte delle fatture emesse – e dei reati – non fossero andati in prescrizione – e viste le forze in campo, tutti pensano che l’inchiesta da qui a poco prenderà un’altra strada, diversa dall’evasione fiscale”