In questi giorni è stato diffuso un opuscolo sull’Accordo di associazione con l’Unione Europea che mette in evidenza soprattutto le opportunità per le imprese orientate ai mercati esterni e per alcuni settori economici specifici. Leggendolo, mi sono posto una domanda che in tanti mi stanno facendo in queste ore, si tratta di una semplice dimenticanza?
Nel racconto trovano spazio le prospettive per chi opera fuori dai confini, mentre rimangono sullo sfondo categorie che rappresentano la quotidianità economica della Repubblica, come commercianti, artigiani e piccole attività che lavorano principalmente all’interno del territorio. Eppure San Marino non è fatto solo di imprese che guardano ai mercati esteri, ma è fatto anche di negozi, botteghe, attività familiari e servizi che tengono in equilibrio il tessuto sociale ed economico.
Quando si parla di un accordo che introduce nuove regole e nuovi adattamenti, sarebbe utile spiegare con la stessa attenzione cosa comporterà anche per chi lavora ogni giorno qui, che non siano solo industriali, quali cambiamenti pratici ci saranno, quali garanzie sono previste e quali passaggi dovranno affrontare le realtà più piccole, perchè in questo modo sembra sia orientato solo verso realtà piu grandi.
Nel materiale diffuso si afferma che non sarà necessario intervenire sull’impianto costituzionale sammarinese. Ma ne siamo proprio convinti?
Maurizio Tamagnini











