San Marino. PATRIMONIALE? No grazie! – L’intervento di Lorenzo Busignani

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ecsoQuesta tassa è un suicidio, dice Lorenzo Busignani, vice presidente dell’associazione ECSO. Porterà disvalore, peserà sulle famiglie e sull’impresa, porterà miseria. Lo sviluppo ha altri percorsi: una PA più efficiente, meno burocrazia, licenze veloci, residenze qualificate, attrattive turistico commerciali, sviluppo dei giochi della sorte, certezza del diritto, infrastrutture
Raccolte 3300 firme e queste solo sul  Tutte WEB. Continuando su questa strada, si potrebbe arrivare agevolmente a 10 mila. Più consensi di un partito di maggioranza. Ai sammarinesi la patrimoniale non piace. Anzi, sono proprio arrabbiati. Perché?
“Il ragionamento è semplice – afferma il vice presidente di ECSO Lorenzo Busignani – non è che i sammarinesi sono pregiudizialmente contrari a questa nuova tassa. Anzi, sarebbero tutti d’accordo se questi proventi fossero destinati ad un progetto vero, fattibile, utile alla crescita. Insomma, per finanziare un intervento di sistema”.
Nello specifico, se lo Stato chiedesse ai cittadini un aiuto per sovvenzionare un importante progetto infrastrutturale destinato, ad esempio, allo smaltimento e al riciclo dei rifiuti solidi urbani, o alle telecomunicazioni, o a servizi per ammodernare il Paese; insomma un progetto che possa creare sviluppo e occupazione e magari ricchezza per il futuro, tutti sottoscriverebbero eventuali azioni, o partecipazioni.
“Invece, la patrimoniale – insiste Busignani – come ci hanno detto, dovrà servire per chiudere parte del buco di bilancio 2012, per restituire le spese fiscali ai frontalieri, o comunque, più genericamente, per finanziare la spesa corrente. Quindi, soldi buttati via. Che saranno inghiottiti in un buco nero, senza vedere alcun beneficio per la comunità. In sostanza si rivelerà una maniera forzosa per prelevare soldi dal sistema privato e dirottarli sul pubblico”.

Lorenzo Busignani è il vice presidente di ECSO (Economia, Crescita, Sviluppo, Opportunità) da poco entrato nella DC. Il presidente è Ivan Simetovic, che lavora in Medio Banca. L’associazione nasce per iniziativa di un gruppo di giovani imprenditori e liberi professionisti sammarinesi, con lo scopo di candidarsi come promotori di sviluppo attraverso la serietà e l’impegno. Il loro motto è: Libertà di crescita, non Libertà di sotterfugi. Per diffondere le loro idee e le loro proposte usano con disinvoltura tutti i mezzi di comunicazione, con una speciale predilezione per i social media.
“Una patrimoniale di questa portata trascinerà il paese in completa recessione ancor più di quello che è lo stato dell’economia attuale. Non è concepibile un provvedimento simile in un paese come il nostro. Sarà la TASSA della distruzione di quel poco che è rimasto nel tessuto immobiliare del paese” scrivono sul loro sito e fanno rimbalzare il loro pensiero sui giornali, in tivù, sul web.
Erano partiti verso fine aprile con la raccolta delle firme, ed è stata subito una valanga. Forti del sostegno dei cittadini, hanno chiesto incontri con i Gruppi Consiliari, facendosi interpreti del disagio e della preoccupazione di tutti. Se la tassa diventerà una legge dello Stato, c’è da scommettere che la battaglia si trasferirà in campo aperto.

Secondo ECSO, una legge che istituisca la patrimoniale è la dimostrazione di un modo sbagliato di gestire la cosa pubblica. Il suo vice presidente, che nella vita fa l’imprenditore, sa perfettamente che il privato, quando ha dei problemi, deve trovare le risorse da solo, mettendo in gioco se stesso, le sue risorse e il suo patrimonio. L’apparato pubblico, che fa capo alla politica e alle istituzioni, deve fare altrettanto, usando i mezzi che gli sono propri: riducendo i centri di costo, agevolando lo start up delle imprese, eliminando privilegi e discriminazioni nel settore contributivo e in quello fiscale.
“Quando un privato ha una contrazione dei ricavi – chiosa Busignani – non va a piangere dallo Stato, non va a chiedere 10 milioni in regalo. La patrimoniale è un regalo che lo Stato chiede ai cittadini, che non riceveranno nulla in cambio. Inoltre va considerato il momento particolare in cui l’imposizione arriva. Molti sono disoccupati, con difficile prospettiva di una nuova occupazione. Sempre più persone si trovano in mobilità e sanno che, finiti gli ammortizzatori sociali, non ci sarà più niente. Molte giovani coppie si sono indebitate per 25, 30 anni per comprare l’appartamento. Ma tutti dovranno pagare!”

Oltre a questo aspetto molto negativo, si aggiunge il fatto che la patrimoniale diventa assolutamente penalizzante per tutti i sammarinesi che, negli anni, hanno privilegiato l’investimento nel mattone. Oltre il 92 per cento dei cittadini sono proprietari dell’immobile di abitazione. Molti hanno anche la seconda o la terza casa, acquistate nel tempo, con i sacrifici del proprio lavoro, per darla ai figli. Si troveranno a sborsare un mucchio di soldi. Ma questo è solo l’effetto immediato, perché ci saranno anche conseguenze a livello sistemico.
“Più tasse significano più svalutazione– spiega Busignani – tutto il comparto immobiliare è fermo a causa della crisi, sia quello civile che quello produttivo. Ovunque è pieno di cartelli affittasi e vendesi, ma non si vende e non si affitta. Quasi non si costruisce più. Svalutare ulteriormente vuol dire meno lavoro. E meno lavoro vuol dire più miseria per tutti. Chi oggi cerca di acquistare e trova prezzi ribassati, non fa un affare, perché vuol dire che il patrimonio immobiliare non ha più il valore di un tempo. E chissà quando lo riavrà, perché siamo un mercato chiuso, non vengono concesse residenze, non nascono nuove imprese, le banche hanno ristretto l’erogazione del credito, la gente è senza lavoro. Questo vuol dire andare verso la miseria. E’ un vero e proprio suicidio!”

Lo stesso discorso vale per i capannoni industriali. Infatti le imprese fanno fatica a pagare i dipendenti, li mettono in mobilità, li licenziano. Se si trovano a dover pagare nuove tasse, chiudono.
“Va a finire che ci troveremo peggio della vicina e ostile Repubblica Italiana” sottolinea Lorenzo Busignani.
“E’ vero che il nostro sistema fiscale è meno pesante rispetto a quello italiano, ma abbiamo un gap incolmabile: la blacklist. Posso avere un’azienda qui, posso avere tasse più basse, ma poco importa se non riesco a vendere il mio prodotto in Italia perché sono in embargo. Senza contare che le aziende soffrono già la minimum tax, l’addizionale IGR, l’imposta sull’amministratore, e adesso arriva la patrimoniale. Per quelle più piccole, e sono la maggior parte, è la morte! Anche uscendo dalla blacklist domani mattina, l’economia non tornerà mai ai livelli di prima. Ci vorranno anni…”.
Non ci potrebbe essere manovra più sbagliata, perché a fronte di un gettito immediato, lo Stato poi vedrebbe ridursi tutta la ricchezza che viene da uno sviluppo sano del comparto produttivo. Peggio ancora andrebbe per le banche, i cui impieghi sono spesso garantiti da immobili. Se crolla il valore degli immobili, che non hanno più mercato, crollano anche le banche.
Quale potrebbe essere, allora la ricetta per uscire dalla crisi e soprattutto dal rosso di bilancio? Lorenzo Busignani ha la sua:
“Innanzi tutto il risparmio, perché il 96 per cento del bilancio assorbito dalla spesa corrente, è una proporzione che non può reggere, come i fatti dimostrano. Non sarebbe utile neppure ridurre gli stipendi della PA, anche se la differenza con il settore privato è veramente notevole. Ma una massa di cittadini che godono di una retribuzione solida e tranquilla, genera stabilità sociale e immette la propria ricchezza nel territorio. E’ importantissimo, invece, incrementare i consumi interni, valorizzando e ampliando la SMAC, favorendo una maggiore competizione commerciale, potenziando i servizi. Altrimenti non si vede il perché si debba fare spesa a San Marino se fuori l’offerta è più differenziata e più competitiva”.
L’ultimo pensiero va alle “non scelte” della politica, che sono il costo più alto che oggi si paga alla crisi.
“Ci sono scelte che dovevano essere fatte da molto tempo – dice Busignani – e che oggi ci hanno fatto diventare un Paese arretrato, dove è difficile investire. Lo Stato doveva investire sullo sviluppo e non l’ha fatto. Siamo un Paese troppo conservatore. Se i politici si fossero mossi prima, oggi non saremmo a questo punto. Ma non possono pensare di sanare il deficit di bilancio con le tasse, non ce la faranno mai. Più sono alte le tasse, più il PIL si restringe (abbiamo perso oltre il 31 per cento del PIL negli ultimi quattro anni. Peggio della Spagna o della Grecia!) Viene quasi da pensare che questa gente non sappia cosa vuol dire lavorare…”

Lorenzo Busignani

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