San Marino. Per Zafferani “A San Marino, si sa, a volte possono accadere cose strane”

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COMUNICATO STAMPA

A San Marino, si sa, a volte possono accadere cose strane.

E così succede che chi dovrebbe essere entusiasta per un investimento che porterà 500 nuovi posti di lavoro solo nella sua fase iniziale e che magari potrebbe contribuire con la propria attività e le proprie relazioni a far sì che tutto funzioni al meglio, si riveli più interessato a tentare di demolirlo.

Succede che chi, qualche settimana fa, aveva richiesto di essere coinvolto e conoscere lo stato dell’investimento e dei percorsi formativi, una volta soddisfatta questa curiosità fraintenda o utilizzi in modo distorto le informazioni fornite.

Succede che, anziché invitare i disoccupati ed in generale i sammarinesi interessati a partecipare ai corsi di formazione per acquisire competenze ed essere maggiormente appetibili per i primari marchi che apriranno punti vendita a San Marino, si cerchi di far passare il concetto che i sammarinesi devono poter lavorare al Polo della Moda per grazia ricevuta, anche se non hanno le competenze necessarie per il tipo di clientela che riempirà il centro.

Succede infine che, anziché spingere le persone a migliorare le proprie competenze linguistiche partecipando ai corsi di inglese che il Centro di Formazione Professionale sta svolgendo (competenze linguistiche che, tra l’altro, sono oramai richieste pressochè ovunque e che sono carenti fra i nostri disoccupati), quasi si critichi il fatto che per lavorare in un centro dove buona parte della clientela sarà straniera venga richiesto un buon livello di conoscenza della lingua inglese.

Di fronte a questi atteggiamenti, ci limitiamo a dare 7 informazioni utili alla cittadinanza:

  1. Il Decreto numero 32/2019 proroga il tempo MASSIMO di realizzazione della fase 1 e della fase 2 del progetto, alla luce delle problematiche intervenute che hanno causato ritardi sul progetto. Le cause sono state abbondantemente rese note nel corso degli incontri fatti con le parti sociali: il referendum prima, con tutte le incertezze che ha creato, ed alcune imprevisti emersi durante i lavori che hanno richiesto interventi edilizi molto importanti. Come già reso noto nel corso degli incontri, ovviamente, è interesse primario degli investitori fare prima possibile ed iniziare prima possibile a guadagnare: i tempi di apertura sono quindi confermati all’inizio del 2020 come pubblicamente riferito;
  2. grazie al Polo della Moda, tantissime attività sammarinesi del campo edilizio stanno ottenendo nuove e importanti opportunità di lavoro e generando occupazione. Due parole su questo si potrebbero forse dire;
  3. come abbondantemente reso noto nel corso degli incontri con le parti sociali, le assunzioni saranno effettuate direttamente dai marchi che apriranno i punti vendita, non dai promotori dell’investimento: era ed è quindi assolutamente impossibile imporre vincoli occupazionali a società che ancora non sono insediate a San Marino ma si insedieranno a inizio 2020. Oltretutto, come facilmente intuibile, imporre vincoli occupazionali significherebbe semplicemente che i marchi, che ragionano secondo logiche di mercato e valutano le competenze delle proprie maestranze, semplicemente rinuncerebbero a investire (portando quindi zero beneficio e zero occupazione per i sammarinesi);
  4. come abbondantemente reso noto nel corso degli incontri con le parti sociali, è stata scelta per l’attività formativa una società che ha rapporti consolidati coi primari marchi che apriranno al Polo, in modo da incrementare l’efficacia del percorso e la possibilità per chi vi partecipa di essere occupato;
  5. come abbondantemente reso noto nel corso degli incontri con le parti sociali, il fatto che la formazione non sia a carico degli investitori è noto da almeno 4 anni, da quando è stata fatta la convenzione coi promotori dell’investimento che non prevedeva appunto impegni economici a loro carico in questo ambito;
  6. come abbondantemente reso noto nel corso degli incontri con le parti sociali, lo Stato sta cercando collaborazioni per ridurre il costo della formazione e consentire a chi la frequenterà di limitare o azzerare il contributo economico da pagare. L’idea, naturalmente, è che la formazione sia gratuita per i disoccupati che non godono di ammortizzatori sociali e ci stiamo dando da fare per renderlo possibile;
  7. i corsi di inglese hanno un costo di 100€, ma sono esentati i disoccupati che non percepiscono ammortizzatori sociali e con un reddito annuale inferiore a 20.000.

Infine, come abbondantemente reso noto nel corso degli incontri con le parti sociali, il Centro di Formazione Professionale ha già contattato i disoccupati ed invitato le persone a farsi avanti per proporsi per i corsi di formazione. La risposta è stata buona, anche se capace di coprire molto meno della metà del fabbisogno occupazionale del Polo. Questo dovrebbe far sorgere alcune riflessioni, piuttosto che improvvisate uscite.

Tanto si doveva.

 

La Segreteria di Stato al Lavoro

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