San Marino, Piano parallelo. Chi sono i “fighters” (i combattenti) che aspettavano di essere pagati (gift) dai bulgari? Fuori i nomi! … di Marco Severini, direttore GiornaleSM

Ieri in Consiglio Grande e Generale il consigliere Emanuele Santi di Rete ha pronunciato una frase che merita attenzione, molta attenzione. Nel ricostruire la vicenda del piano parallelo ha citato un’espressione che circola nel fascicolo istruttorio: “the gift for the fighters”. Il regalo per i combattenti.

Fermiamoci qui.

Chi sono questi fighters? Chi aspettava di essere pagato, e per cosa? Non stiamo parlando di lobbisti in giacca e cravatta che scrivono memorie a Bruxelles. Stiamo parlando di persone che, secondo quanto emerge dagli atti, dovevano ricevere una remunerazione nell’ambito di un piano strutturato per sovvertire gli equilibri politici e istituzionali di San Marino. Una milizia, in senso lato. Gente arruolata, con un prezzo concordato, per portare al potere una maggioranza parallela asservita a interessi stranieri.

Il quadro che si delinea è preciso: da una parte Assen Christov e il gruppo bulgaro che voleva comprare Banca di San Marino; dall’altra una rete di soggetti locali, definiti nel linguaggio degli atti come “combattenti”, che avrebbero dovuto essere ricompensati per il loro contributo al piano. Un piano che il dirigente del Tribunale Canzio ha già definito orientato a descrivere San Marino come un microstato non democratico, a fare pressioni sulle istituzioni e a condizionare il percorso europeo come merce di scambio.

La magistratura sa chi sono questi fighters. Ha le intercettazioni, ha i documenti, ha avviato rogatorie in Bulgaria, Germania e Romania. I nomi ci sono. Quello che manca, per ora, è la conclusione dell’istruttoria.

Ed è esattamente questo il punto. San Marino non può permettersi di aspettare. I cittadini hanno il diritto di sapere chi, sul Titano, era disponibile a farsi pagare per consegnare la Repubblica a un potere straniero. Non è una questione tecnica o una questione procedurale, ma è la domanda più urgente che questo paese abbia davanti in questo momento.

La magistratura concluda l’istruttoria nel più breve tempo possibile. Dia i nomi. Dica chi erano i fighters, chi li ha reclutati, chi ha firmato l’accordo sul regalo. Il resto, commissioni d’inchiesta, dibattiti consiliari, comunicati di maggioranza e opposizione, viene dopo. Prima vengono i nomi.

Marco Severini, direttore GiornaleSM