Oltre tremila documenti desecretati. Migliaia di pagine di intercettazioni. E dentro quegli atti, due nomi della politica sammarinese che compaiono, almeno uno, con una frequenza che non può essere ignorata: Nicola Renzi e Antonella Mularoni.
Chiariamo subito, per correttezza e per rigore: né Renzi né Mularoni risultano indagati. Mularoni ha precisato di essere stata ascoltata in qualità di testimone. Ha chiarito che i suoi contatti con Delvecchio sono stati di natura esclusivamente professionale. Renzi non risulta essere stato ascoltato.
Detto questo, quello che emerge dagli atti è un quadro che merita di essere raccontato ai cittadini sammarinesi, senza filtri.
Andrea Delvecchio, l’uomo al centro del piano parallelo costruito insieme al magnate bulgaro Assen, secondo le accuse per destabilizzare San Marino aveva una lettura lucida e spregiudicata della politica sammarinese. E in quella lettura, Nicola Renzi aveva un ruolo preciso.

Nella telefonata del 13 gennaio 2026 con l’avvocato Silvia Rometti, Delvecchio riferisce che Renzi, descritto come «il segretario del partito», avrebbe commentato una «relazione acida» redatta prima del closing sull’operazione BSM.
Ed è in quel contesto che Delvecchio attribuisce a Renzi l’indicazione di incontrare Antonella Mularoni quello stesso giorno: «vada da lei oggi». Avrebbe detto il leader di Rf a Del Vecchio. E la lei e la Mularoni! Non è un contatto diretto intercettato tra i due. È Delvecchio che parla, che pianifica, che attribuisce. Ma il nome c’è, il ruolo immaginato c’è, la funzione assegnata è chiara.
Ancora più esplicita è la strategia che Delvecchio confida ai suoi interlocutori riguardo all’attacco parlamentare. Una volta usciti gli articoli di stampa – Il Fatto Quotidiano, EU Alive – il piano prevedeva, secondo Del Vecchio, che Repubblica Futura guidasse l’offensiva in Consiglio: «E quelli di Repubblica Futura li massacrano quegli altri… in Parlamento. Cominciano a fare le interrogazioni, cominciano a chiedere le dimissioni, cominciano a fare cadere il governo». Parole di Delvecchio, non nostre.
Ma parole che descrivono un calcolo politico fondato su una convergenza che Delvecchio riteneva reale. Delvecchio descrive, la Mularoni, nelle conversazioni intercettate come «un’amica», «avvelenata contro questi qui» – i vertici di Banca Centrale – e «l’unica persona intelligente in politica a San Marino».
Parole di un indagato che valutava le proprie risorse politiche. Il piano prevedeva che Antonella Mularoni promuovesse interpellanze e iniziative parlamentari per screditare la vigilanza e provocare le dimissioni della presidente Tomasetti.
Il 5 febbraio 2026, Delvecchio le invia un messaggio con il commento: «iniziano a cadere le bombe». Si riferiva all’uscita degli articoli coordinati sulle testate già dette.
Resta tuttavia una domanda che gli atti non risolvono e che la magistratura dovrà valutare: perché un professionista come la Mularoni che riceve da un cliente – coinvolto in un’inchiesta penale complessa – messaggi sulle «bombe che cadono» non li segnala all’autorità giudiziaria?
Delvecchio non costruiva il suo piano sul nulla. Repubblica Futura aveva assunto posizioni pubbliche di netta ostilità verso la gestione di BCSM e verso Catia Tomasetti in particolare, presentando ripetute interpellanze sulla gestione di Banca Centrale e mettendo pubblicamente in discussione la sua permanenza alla guida dell’istituto. Questa convergenza politica era reale, documentata, verificabile indipendentemente dagli atti processuali.
Ciò che gli atti aggiungono è che quella convergenza era stata mappata, calcolata e inserita in un piano strutturato da soggetti oggi sotto indagine per reati che includono, nel filone più grave, attentato contro l’integrità della Repubblica.
Renzi e Mularoni non sono indagati. Ma gli atti dicono che il piano parallelo li aveva messi al centro della propria architettura politica. E questo, in una Repubblica che si chiama tale, merita risposte pubbliche – non solo testimonianze coperte da segreto istruttorio.
La magistratura concluda il suo lavoro. I nomi, tutti i nomi, appartengono ai cittadini sammarinesi.
Marco Severini — direttore GiornaleSM











