Come reso noto dall’agenzia Askanews attraverso i report della sessione parlamentare, il Consiglio Grande e Generale di San Marino ha dedicato l’intera giornata di lunedi 16 febbraio 2026 a uno dei temi piu’ delicati degli ultimi anni: le indagini giudiziarie legate al tentato acquisto della quota di maggioranza di Banca di San Marino da parte della societa’ bulgara Starcom Holding e, soprattutto, il cosiddetto “piano parallelo” evocato dalla magistratura nel comunicato del dirigente del Tribunale Giovanni Canzio del 6 febbraio scorso.

Una seduta lunga, accesa e mai banale, che ha attraversato il pomeriggio e la serata con interventi che hanno spaziato dalla difesa delle istituzioni alle accuse di opacita’ politica, dalla richiesta di una commissione di inchiesta al richiamo alla compattezza contro un attacco esterno alla Repubblica.
Il cuore del dibattito: il “piano parallelo”
Ad aprire i lavori e’ stato il Segretario di Stato alla Giustizia Stefano Canti, che ha descritto quanto emerso come “un disegno piu’ ampio di pressione e delegittimazione delle istituzioni, volto a minare la credibilita’ internazionale della Repubblica e la sua liberta’ perpetua“. Canti ha ribadito che le misure cautelari e i sequestri – compresi i 15 milioni di euro ora depositati in un conto dedicato intestato al Tribunale – sono stati “confermati nei diversi gradi di giudizio” e ha denunciato una “campagna mediatica diffamatoria” orchestrata per influenzare l’opinione pubblica europea, in particolare attraverso il sito Eualive.net. “Difendere il Paese non e’ uno slogan, e’ un dovere“, ha concluso.
Il Segretario agli Esteri Luca Beccari e’ stato ancora piu’ diretto: “Il piano parallelo non e’ solo una campagna mediatica, ma sembra essere una vera e propria organizzazione di uomini e mezzi atti a creare pressione e danno al nostro Stato. Siamo credibili solo se manteniamo la barra dritta“.
La replica dell’opposizione: chi ha portato i bulgari?
Il fronte della minoranza ha incalzato con forza, mettendo in discussione non solo la gestione della vicenda ma anche le responsabilita’ politiche precedenti agli arresti. Carlotta Andruccioli (Domani Motus Liberi) ha ripercorso la cronologia: “Non potete chiederci di fare squadra se da parte vostra non c’e’ la volonta’ di condividere le informazioni e di essere trasparenti“. Ha ricordato che a gennaio 2025 un emendamento era stato introdotto “all’ultimo” nella legge sviluppo per superare il vincolo del 51% per le fondazioni bancarie, chiedendo esplicitamente chi avesse gia’ in mente la vendita in quel momento.
Gaetano Troina (D-ML) e’ stato ancora piu’ duro: “Chi li ha portati questi investitori? E’ chiaro dai documenti che non sono arrivati da soli. Nessuno si assume la responsabilita’ di averli introdotti nel nostro sistema?“. E a proposito del tempismo normativo: “Perche’ fare quella modifica proprio a gennaio 2025 con un emendamento all’ultimo minuto se la richiesta degli organismi internazionali risaliva al 2023? Non siamo sciocchi, capiamo bene il tempismo di certe scelte“.
Emanuele Santi (Rete) ha rievocato le sedute di Commissione Finanze: “Ricordavamo che la Bulgaria e’ uno dei Paesi che ancora oggi presenta criticita’. Si sapeva che vi erano stati problemi in Romania, in Germania, con segnalazioni per riciclaggio e finanziamento al terrorismo. Avevamo chiesto: siamo sicuri che siano le persone piu’ adatte?“. E ancora: “Quell’investitore bulgaro a cui avete steso i tappeti. Prima era l’amico, adesso e’ il nemico. Ma io penso che probabilmente il nemico ce l’abbiamo anche qui dentro“.
Le voci critiche dentro la maggioranza
Non tutta la maggioranza ha tenuto una linea difensiva compatta. Il Segretario Federico Pedini Amati ha ammesso senza giri di parole: “Quello che non avrei mai voluto sentire nel 2026 e’ l’ennesimo scandalo legato alla vendita di una banca. Ritengo che sia stato assunto un rischio che non doveva essere assunto e che ci ha condotti in questa situazione“. E ha aggiunto: “Se non vi erano strumenti sufficienti di tutela, forse avremmo dovuto avere anticorpi piu’ forti“.
Il Segretario Matteo Ciacci ha sollevato un allarme pratico: il rischio di una corsa agli sportelli. “Mentre noi discutiamo in aula, il rischio reale e’ che la gente, spaventata, possa portare via i soldi dalla banca, determinando un allarme finanziario sistemico“. Ha quindi proposto la creazione di “una cabina di regia che metta in contatto costante Tribunale, Banca Centrale, Agenzia di informazione finanziaria e governo“.
La questione istituzionale: il Consiglio era stato informato?
Uno dei punti piu’ accesi ha riguardato il presunto silenzio del Governo nei tre giorni successivi al comunicato del 6 febbraio. Antonella Mularoni (RF) ha attaccato: “Tre giorni di silenzio assoluto. C’e’ qualcosa che non torna, perche’ noi riteniamo che queste fattispecie – attentato contro l’integrita’ e la liberta’ della Repubblica, attentato contro la liberta’ dei poteri pubblici e minaccia contro l’autorita’ – siano gravissime e avrebbero imposto un comportamento diverso“. Ha poi aggiunto: “Nel comunicato si parla genericamente di ‘politici’. Non si puo’ gettare il sasso nello stagno e poi fermarsi lì‘”.
Il Segretario Rossano Fabbri ha respinto l’accusa con una domanda retorica: “Prima dite che bisogna fare un dibattito per favorire la trasparenza anche in presenza di atti segretati; lo facciamo e ci dite che non dovevamo farlo. A me sembra davvero di essere preso in giro“. Ha pero’ chiarito che il Congresso di Stato non puo’ divulgare atti coperti da segreto istruttorio: “Noi il segreto istruttorio non lo violiamo, mettetevi l’anima in pace“.
Le parole chiave del dibattito
Sara Conti (RF) ha posto una domanda strutturale che ha risuonato nell’intera seduta: “Siamo in grado in questo Paese di garantire una netta separazione tra accertamento giuridico, decisione tecnica e valutazione politica, oppure stiamo progressivamente normalizzando una sovrapposizione che rischia di diventare strutturale?“. Ha quindi citato l’episodio del padre di un Segretario di Stato che, da presidente dell’Ente Cassa, avrebbe dichiarato a mezzo stampa che le istituzioni sostenevano la vendita, e del Segretario alle Finanze che in assemblea avrebbe detto agli azionisti: “Se vi danno i soldi vendete subito“.
Guerrino Zanotti (Libera) ha scelto la sintesi: “San Marino non si difende nascondendo i problemi, si difende affrontandoli”. Matteo Zeppa (Rete) ha invece dichiarato: “Fino a prova contraria sono con Canzio, sono con il Tribunale. Ma la politica poteva dare un segnale diverso. Non lo ha dato”.
Il percorso europeo come linea rossa
Trasversale a tutti gli interventi e’ stata la preoccupazione per il percorso di associazione con l’Unione Europea, a pochi passi dalla firma definitiva. La consigliera Miriam Farinelli (RF) ha espresso il timore piu’ esplicito: “Sarebbe terribile vedere arenato questo progetto proprio ora che siamo alle battute finali“, paventando “il rischio di una posizione contraria della Bulgaria“. Luca Lazzari (PSD) ha ricordato che “il tentativo di lobbying del gruppo economico bulgaro non ha prodotto effetti politici” dopo il voto del Parlamento europeo, ma ha avvertito che “la partita non e’ chiusa“.
Alice Mina (PDCS) ha richiamato le parole pronunciate a Bruxelles dall’ex ministro irlandese Dick Roche, che aveva paragonato i microstati – e quindi San Marino – a “cellule cancerogene” nel corpo dell’Unione Europea: “Sono parole di una gravita’ inaudita, offensive, profondamente scorrette e in totale spregio nei confronti di un Paese che da anni ha intrapreso un percorso rigoroso di adeguamento agli standard internazionali“.
La commissione di inchiesta: il nodo finale
A chiudere la seduta serale e’ arrivata la proposta formale di Emanuele Santi (Rete), a nome di Rete, Repubblica Futura e Domani Motus Liberi: un ordine del giorno per istituire una Commissione consiliare di inchiesta entro il 28 febbraio 2026. La maggioranza, che stava elaborando un proprio testo parallelo, non e’ riuscita a depositarlo in tempo, scatenando un aspro botta e risposta finale. Fabio Righi (D-ML) ha sintetizzato la posizione dell’opposizione: “Tutto quello che avete raccontato da questi microfoni non ha senso se non siamo in grado di individuare responsabilita’ precise rispetto a una vicenda che ha portato il Paese in questa situazione imbarazzante“.
La seduta e’ stata sospesa per tentare una mediazione sul testo dell’ordine del giorno. I lavori riprenderanno oggi, martedi’ 17 febbraio, alle 14.00.
I Report Dettagliati di Askanews:
20260216 – Consiglio Grande e Generale – Report lunedi 16 febbraio pomeriggio
20260216 – Consiglio Grande e Generale – Report lunedi 16 febbraio sera (2)











