San Marino. Più soldi ai dipendenti ma si lavorerà di più: ecco la ricetta di Csu e Anis per vincere la crisi.

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  • “Dopo quattro anni di stallo, – dicono i due sindacalisti – l’accordo sul contratto industria è un punto fermo per affrontare la crisi”. Fatti salvi gli aumenti già incassati dal 2009 (pari complessivamente al 2,665%), a decorrere dal 1 gennaio 2012 scatterà un primo ‘potenziamento’ dei salari pari al 3%, per poi consolidare le retribuzioni con un 2% a partire dal 2013 e l’1,5% dal 2014. La Csu aveva chiesto uno 0,50% in più e la proposta è stata accolta, ma solo per le aziende in buona salute che riconosceranno ai lavoratori un premio di produzione se il monte ore lavorate supererà certi standard. Merlini e Felici, soddisfatti per la parte economica che prevede comunque l’adeguamento all’inflazione nel caso questa dovesse superare gli aumenti conquistati, non nascondono che sulla questione della flessibilità e degli orari di lavoro sia stata forse l’Anis a portare a casa qualche risultato. “Il contesto è tumultuoso, la trattativa è durata anni, e l’accordo (non può che avvicinare), in termini di orari e flessibilità, alla realtà contrattuale italiana” – hanno affermato. Ma da navigati uomini delle relazioni pubbliche gli esponenti della Fli si tolgono la soddisfazione di dire che così agli imprenditori sammarinesi, verrà tolto l’alibi della competitività, che continuamente rimarcavano. I cambiamenti su tale fronte riguardano l’orario di lavoro che consente alle aziende che dimostrino operatività, di ritornare alle 39 ore settimanali contro le 37,5 attuali (la decisione dovrà essere presa entro il novembre dell’anno precedente), e la flessibilità che si estende a 140 ore.