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  • San Marino. “Prevenzione è la presa di coscienza della propria salute da parte di ogni persona”. Intervista alla dottoressa Raffaella Sapigni … di Angela Venturini

    Facile dire: prevenzione. Invece è impossibile immaginare quale universo di discipline, competenze, settori, tecnologie si dipani dietro a questa parola. Proviamo a svelarlo, almeno in parte, insieme alla dottoressa Raffaella Sapigni, laureata in chimica e tecnologia farmaceutiche, direttrice del Dipartimento Prevenzione dell’Istituto per la Sicurezza Sociale

    Il dipartimento occupa tutto l’ultimo piano della palazzina che ospitava la ex Casa di Riposo e, a parte la logistica forse non esattamente appropriata a causa di stanzette e corridoi, ogni spazio dell’area dedicata al Laboratorio Sanità Pubblica è pieno di macchinari, alambicchi, piastre, provette, computer e data base, tanto che sembra di essere nei laboratori di CSI. In effetti, molte delle loro indagini (ci sono 11 professionisti e operatori specializzati in diverse branche scientifiche) assomigliano per certi versi, se non altro per la scrupolosità e complementarietà delle procedure, a quelle del famoso serial crime televisivo. 

    Le attività del Dipartimento si sviluppano con controlli attuati quotidianamente per la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, la sanità veterinaria; per la sicurezza alimentare rivolta a imprese produttive e cantieri, allevamenti, stabilimenti di produzione, grossisti, dettaglianti, trasportatori, attività di ristorazione; per la produzione di integratori e cosmetici. Stiamo parlando di un totale di circa 2500 interventi annui sul territorio. In aggiunta viene svolta l’attività analitica per il controllo degli alimenti e delle acque, per la profilassi della salute animale, per il monitoraggio microbiologico ambientale in aree sanitarie e produttive: un totale annuo di quasi 3mila prelievi e 45mila prove.

    Dottoressa, la prevenzione è stata il leitmotiv del recente dibattito consiliare sulle linee guida del Piano Sanitario. Tutti ne parlano, ma vogliamo dire esattamente cos’è la prevenzione?

    “La prevenzione è l’insieme delle azioni ed attività che mirano a ridurre mortalità, morbilità o effetti dovuti a determinati fattori di rischio o patologie (profilassi), promuovendo la salute e il benessere individuale e collettivo. Per quanto concerne l’ISS, noi rappresentiamo la struttura tecnico-scientifica che tutela la salute pubblica, considerandola come il risultato di uno sviluppo armonico e sostenibile dell’essere umano, della natura e dell’ambiente. Quello che viene chiamato One Health, ovvero un approccio metodologico globale alla salute. Riconoscendo tale interconnessione, il Dipartimento Prevenzione attua le attività di competenza con un metodo multidisciplinare intersettoriale coordinato, per affrontare i rischi potenziali o esistenti che hanno origine dall’interfaccia tra uomo, animali ed ecosistema. Al riguardo, abbiamo una quantità enorme di documenti, studi e ricerche: il problema è la loro attuazione. Cosa non semplice. Il Dipartimento Prevenzione oggi, così come è stato strutturato nell’ultimo Atto Organizzativo, con i suoi 33 professionisti ha tutte le carte in regola per poterlo fare. Infatti nel Dipartimento lavorano ingegneri, biologi, chimici, medici, medici veterinari, assistenti sanitari, personale tecnico e amministrativo.”

    E comunque al centro, rimane sempre la persona?

    “Ovviamente, l’attenzione alla centralità della persona in riferimento alla propria salute è consolidata. La salute dipende da fattori e determinanti personali, socio-economici e ambientali. Il settore relativo all’ambiente naturale e costruito, in questi anni è stato trasferito ad altro dipartimento, ma è sempre molto attivo il rapporto tecnico di condivisione e collaborazione tra i due servizi, che è un aspetto fondamentale quando si presenta un problema”. 

    Nel sentimento generale si pensa spesso: ho fatto la mammografia, il Pap test, l’analisi del sangue: è sufficiente per fare prevenzione?

    “No! Esistono tre livelli di prevenzione: la prevenzione primaria ha l’obiettivo di evitare che una patologia si presenti in individui sani, riguarda le vaccinazioni e gli stili di vita: quello che mangiamo, che beviamo, che respiriamo, se facciamo sport o vita sedentaria, se usiamo prodotti naturali o artefatti e tante altre cose; la prevenzione secondaria riguarda la diagnosi precoce di una patologia e si attua tramite i programmi di screening; la prevenzione terziaria comprende i controlli che si fanno sulle malattie conclamate per prevenire delle complicanze.”

    In merito agli stili di vita, il Dipartimento fa informazione come ad esempio sulle conseguenze del bere, del fumare, del non fare attività fisica, o farne troppa?

    “Certamente, da anni è attivo il tavolo multidisciplinare e intersettoriale per l’educazione alla salute in ambito scolastico, coordinato dall’Authority Sanitaria e a cui il Dipartimento partecipa. Esso si rivolge soprattutto ai temi di alcool, fumo e obesità. Altro aspetto importante è l’Osservatorio Epidemiologico, di recente istituzione, che osserva l’andamento delle patologie della popolazione, individua i determinanti della salute (comportamenti personali e stili di vita, fattori sociali, condizioni di vita e di lavoro, condizioni socio-economiche, culturali e ambientali, fattori genetici, accesso ai servizi sanitari) e i fattori di rischio che possono favorirne l’insorgenza e la loro diffusione. Con la raccolta dei dati fornisce uno strumento risolutivo per orientare le strategie di intervento e successivamente valutarne e monitorarne la relativa efficacia”. 

    In che maniera i dati servono alla prevenzione?

    “La raccolta dei dati e la loro elaborazione danno un quadro preciso delle malattie presenti nella popolazione, nonché quali sono i fattori comuni e l’eventuale efficacia degli interventi. Solo con questo tipo di conoscenze e di parametri, da cui nascono le statistiche, si possono fare campagne di prevenzione mirate. In pratica, ogni iniziativa di prevenzione, è frutto a monte di un lavoro intersettoriale e condiviso, che fa capo all’Osservatorio Epidemiologico del Dipartimento. L’obiettivo primario di tutta questa attività è che la persona prenda coscienza del suo stato di salute e dei fattori di rischio, in maniera che possa agire di conseguenza. Se non li sa, non riuscirà mai ad attivarsi”. 

    Sui giornali si legge che San Marino ha, nel settore della cosmesi, un cluster economico importante. Vi occupate anche di cosmetici?

    “Sì, tutto ciò che viene prodotto a San Marino deve essere notificato al Dipartimento Prevenzione, che controlla e valuta i parametri secondo gli standard non solo italiani, ma anche europei. Noi valutiamo gli ingredienti riportati in etichetta e le informazioni sulla confezione: tutto deve essere conforme nel rispetto della normativa vigente. Nel cluster economico hanno un importante ruolo anche gli integratori,

    C’è un piccolo segreto per noi consumatori che può facilitare la verifica sulla bontà di un prodotto cosmetico?

    “È importantissimo verificare l’etichetta, dove devono essere riportati gli ingredienti, il numero di lotto e il riferimento alla Persona Responsabile (nome e indirizzo). Quando queste informazioni non sono indicate è meglio rivolgersi ad un altro prodotto. A livello di mercati internazionali extra-UE, quando c’è la certificazione sammarinese, per i cosmetici e per gli integratori, è una vera e propria garanzia di qualità proprio per la rigorosità dei controlli”. 

    E sull’acqua dell’acquedotto, fate le stesse verifiche?

    “Assolutamente sì, in maniera periodica e continuativa, anche perché l’acqua passa attraverso condutture che si potrebbero deteriorare. Come Laboratorio Sanità Pubblica eseguiamo circa 35.000 determinazioni analitiche all’anno sull’acqua del territorio di San Marino, sempre interfacciandoci con il gestore del servizio idrico integrato AASS. 

    Il domani della prevenzione?

    “Dare attuazione a tutto quello che abbiamo già scritto sulla carta”. 

    Angela Venturini