Svolta inattesa ieri mattina nel procedimento penale n. 528/2023 contro Monica Della Valle, imputata di ingiuria per aver scritto, su Facebook, il 19 gennaio 2023, il commento “che schifo di uomo” rivolto al nostro direttore Marco Severini, oggi costituito parte civile. Un insulto gratuito, pesante, ingiustificato. Zero provocazioni, zero attenuanti, zero contesto: solo fango.
Alla vigilia dell’udienza, giovedì, la difesa dell’imputata, rappresentata dall’avv. Gloria Giardi, ha depositato una corposa documentazione medica relativa a disturbi neurologici che affliggerebbero la Della Valle.
Il deposito a ridosso dell’udienza ha reso impossibile al Procuratore del Fisco Manuela Albani, all’avv. Stefania Podeschi, legale della parte civile, e allo stesso Severini di esaminare con completezza gli atti. In aula è emersa così la richiesta, condivisa dal P.F., di una perizia giudiziaria per verificare se, al momento del fatto (gennaio 2023), l’imputata fosse effettivamente in una condizione di incapacità di intendere e di volere.
Il Commissario della Legge avv. Battaglino ha preso tempo e deciderà il 4 dicembre se disporre la perizia psichiatrico-neurologica. La Della Valle era presente in aula in carrozzina, ma come emerso nel contraddittorio la documentazione presentata non chiarisce automaticamente lo stato cognitivo di due anni fa, motivo per cui la verifica medico-legale è stata ritenuta opportuna.
Il tema posto dalla Procura è netto: l’arrivo così tardivo della documentazione non consente di valutarne appieno la rilevanza. Se fosse stata depositata in fase inquirente, il percorso processuale avrebbe potuto assumere un’altra forma e la perizia disposta allora. Da qui l’esigenza di un accertamento tecnico che metta ordine.
Il punto non è la buona fede o meno dell’imputata, su questo si pronunceranno i periti, qualora nominati, ma la necessità che un processo per ingiuria, che riguarda l’onore di una persona, si fondi su elementi chiari e verificati, non su certificati consegnati all’ultimo momento e non ancora passati al vaglio del Tribunale.
Se la Della Valle, nel gennaio 2023, era davvero incapace, sarà la perizia a dirlo.
Se invece emergerà che era pienamente in grado di comprendere e volere, allora il procedimento dovrà proseguire nella sua naturale traiettoria.
In uno Stato di diritto la verità non si deduce, si accerta.
E, sul tavolo, oggi c’è esattamente questo: un accertamento tecnico per stabilire le reali condizioni dell’imputata al momento del fatto.













