La svalutazione del bilancio 2016 della Cassa di Risparmio di San Marino (Carisp) continua a rappresentare una ferita aperta per l’economia della Repubblica e una delle vicende più devastanti degli ultimi anni. Il passivo, pari a 534 milioni di euro rispetto ai 77,4 milioni stimati inizialmente, ha avuto un impatto importante sul sistema finanziario del Titano, da fallimento, ponendo interrogativi sulla gestione dell’istituto bancario e sugli eventuali abusi commessi.
Nella giornata di ieri si è svolta la prima udienza del processo a carico di quattro ex membri del Consiglio di Amministrazione di Carisp 2017, imputati di amministrazione infedele o, in alternativa, di truffa aggravata ai danni dello Stato. Sul banco degli imputati figurano Nicolino Romito, all’epoca presidente dell’istituto, e i consiglieri Giuliana Michela Cartanese, Luigi Borri e Massimo Cotella.
Secondo il quadro delineato dall’accusa, i vertici di Carisp avrebbero agito in stretta connessione con il finanziere Francesco Confuorti, il cui ruolo nelle decisioni strategiche della banca è stato più volte oggetto di critiche e contestazioni. Al centro dell’indagine vi è la cessione del pacchetto di crediti deteriorati (NPL) denominato “Arcade”, legato al Gruppo Delta, i quali furono venduti per 165 milioni di euro, una cifra drasticamente inferiore ai 2,2 miliardi di valore inizialmente stimato.
Le perizie condotte dagli esperti del tribunale hanno evidenziato importanti anomalie nei criteri di valutazione dei crediti, gettando ombre sulla trasparenza delle operazioni condotte dal Consiglio di Amministrazione dell’epoca.
Nel corso dell’udienza, i legali di Nicolino Romito e Giuliana Michela Cartanese hanno sollevato due questioni preliminari: la competenza giurisdizionale, sostenendo che il processo dovesse svolgersi in Italia, e l’intervenuta prescrizione dei reati di amministrazione infedele. Tali istanze sono state oggetto di un serrato confronto con l’avvocato di Carisp, Emanuele Nicolini, il quale ha contestato con fermezza le tesi difensive, ribadendo che i termini di prescrizione non sono ancora maturati.
Il Commissario della Legge, Vico Valentini, ha respinto entrambe le eccezioni. Il giudice ha inoltre proceduto alla riqualificazione del reato contestato, trasformando l’ipotesi di truffa aggravata in truffa semplice, pur mantenendo l’aggravante generica legata al ruolo ricoperto dagli imputati all’interno della banca. Questa modifica non incide sui termini di prescrizione, consentendo al procedimento di proseguire senza ostacoli procedurali.
Le ripercussioni della svalutazione del bilancio 2016 e della cessione sottocosto degli NPL continuano a pesare sul sistema finanziario e sull’opinione pubblica sammarinese. La vicenda ha messo in luce potenziali conflitti di interesse e gravi carenze nella trasparenza della governance bancaria di allora di Carisp.