San Marino. Processo del bilancio farlocco Carisp. Il Bilancio dei misteri: ferragosto 2017, così nacque il buco da 534 milioni!

Sedute estive, decreti ad hoc e un deposito in Tribunale prima ancora dell’assemblea. Il bilancio da -534 milioni nasce in piena estate. E non è un caso.

La domanda centrale del processo penale n. 505/RNR/2017 è semplice ma inquietante: come si è arrivati a trasformare un bilancio con una perdita stimata attorno ai 77 milioni in un passivo monstre da 534 milioni di euro?

Il cuore dell’accusa mossa ai membri del Consiglio di Amministrazione di Cassa di Risparmio in carica nel 2017 — Nicolino Romito, Giuliana Cartanese, Luigi Borri e Massimo Cotella — è proprio questo: aver stravolto la verità contabile attraverso una forzatura colossale, che ha trasformato radicalmente la situazione economica della principale banca sammarinese. Ma per capire come è avvenuto questo stravolgimento, bisogna guardare al calendario, ai decreti, e al contesto politico.

Durante l’udienza del 25 marzo 2025, l’ex direttore generale Luca Simoni ha offerto una testimonianza chiave. Ha ricostruito, giorno per giorno, le tappe che portarono all’approvazione del bilancio da -534 milioni. E le date non sono affatto casuali: tutto avviene tra l’8 e il 17 agosto 2017, nel cuore dell’estate, quando l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico è al minimo.

Ricordate cosa anche avvenne, guardacaso, una sera dell’estata 2017?

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In quel periodo, secondo quanto riferito da Simoni, il Consiglio di Amministrazione approva una bozza di bilancio con una perdita aggregata pari a 534 milioni di euro, fondata su una revisione profondissima delle poste attive.

La bozza viene immediatamente depositata al Tribunale, in vista dell’assemblea dei soci che verrà convocata per approvarla. La volontà era quella di cristallizzare in modo irrevocabile il nuovo quadro contabile, prima di ogni ulteriore passaggio.

Ma l’elemento più controverso è che il deposito del progetto del bilancio avvenne in attesa di un decreto di un decreto governativo che ancora non c’era: il decreto n. 93/2017, che sarà varato solo il 23 agosto e che introduce all’articolo 5-ter un meccanismo straordinario. Si tratta di una norma che consente, in caso di gravi perdite, di diluirle in bilancio per un periodo fino a 25 anni, suddividendo l’impatto della perdita in quote annuali, per evitare il collasso immediato dell’istituto.

Il direttore di Carisp Luca Simoni ha spiegato, davanti al giudice Vico Valentini, con chiarezza che già nelle sedute di inizio agosto si discuteva di questo decreto ancora non approvato, ma considerato imminente. La sensazione netta è che la perdita di 534 milioni fosse stata costruita proprio per poter accedere a quel regime speciale, rendendo quindi “sostenibile” una perdita che, in condizioni normali, avrebbe comportato l’insolvenza immediata di Cassa di Risparmio.

Il sospetto, legittimo e alimentato dai documenti, è che ci si trovasse di fronte a un disegno preordinato, in cui si imposta un bilancio “ecatombe”, si prepara una copertura normativa d’emergenza (il decreto 93) e si approva il tutto nel cuore dell’estate, lontano dai riflettori e con un consenso già blindato.

Ma a cosa serviva davvero quel bilancio? Solo a rappresentare correttamente la situazione economica, come sostiene la difesa? Oppure si trattava di una manovra più ampia, strategica, funzionale ad altre operazioni?

Ognuno ha la sua idea ed io, e GiornaleSM, dopo aver scritto tutto su questo caso abbiamo la nostra!

Simoni, durante l’escussione testimoniale, non entra nel merito delle finalità politiche, ma fornisce una descrizione tecnica preziosa: ”grazie all’articolo 5-ter, la perdita venne diluita nel tempo. Così, il bilancio ufficiale 2016 riportò “solamente” 54 milioni di perdita, la prima rata dei 534. Il resto venne “congelato” negli anni a venire, a carico dello Stato e dei cittadini.”

Il meccanismo ha un precedente solo nei paesi in crisi sistemica. In contesti normali, una perdita del genere avrebbe imposto la chiusura della banca o la sua immediata ristrutturazione profonda.

Ma qui, tutto si incastra con precisione chirurgica: nuova governance, comitati ristretti, advisor esterni (come RIA Grand Thornton), decreto governativo su misura e bilancio ferragostano.

Un’operazione chirurgica, ma non trasparente!

Quello che emerge dall’udienza è che la genesi del bilancio da 534 milioni non fu frutto di una contingenza imprevista, bensì il risultato di una costruzione politica e normativa, fatta di tempistiche calcolate, norme cucite ad hoc e una regia invisibile, ma nemmeno tanto, che muoveva i fili dietro le quinte.

E oggi, sul banco degli imputati, non siedono soltanto alcuni amministratori. È un’intera stagione della politica sammarinese a dover rendere conto. Ed è proprio per questo che l’istituzione di una commissione consiliare d’indagine sui complici della CRICCA appare quanto mai opportuna e doverosa. Parliamo di un sistema di potere che ha manipolato la finanza per riscrivere la storia economica del Paese, inseguendo un epilogo ben diverso da quello che un manipolo di eroi — perché tali sono — è riuscito a impedire, cambiando il destino degli eventi e salvando, letteralmente, la Repubblica di San Marino da un default certo e inevitabile.

Marco Severini
Direttore di GiornaleSM