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  • San Marino. Processo di associazione alla UE: quanto è a rischio la sovranità di Stato? … di Alberto Forcellini

    Se la sovranità tout court è il potere, che appartiene esclusivamente allo Stato, di garantire in ultima istanza l’efficacia di un ordinamento giuridico, il processo di associazione alla UE ne mina le fondamenta?

    Un interrogativo che ha percorso trasversalmente il secondo ciclo di incontri di approfondimento sul tema dell’associazione di San Marino con l’Unione europea nell’ambito del ciclo “San Marino verso l’Europa” (lunedì 20 febbraio, sala Montelupo, Domagnano). In questo caso, specificatamente dedicato alla dimensione giuridica dell’accordo, con particolare riguardo alle quattro libertà fondamentali dell’Ue (merci, servizi, capitali e persone). Quasi una mission impossible, ha esordito il professor Edoardo Rossi, relatore della serata, in quanto esse costituiscono le fondamenta del mercato unico europeo, sono funzionali a garantirne la sua operatività, e riguarderanno necessariamente San Marino.

    Alla base del mercato unico vige infatti la regola: pari diritti, pari doveri, nessuna discriminazione. Tuttavia, poiché si tratta di “associazione” e non di “adesione”, la trattativa si muove in un percorso di integrazione differenziata rispetto al resto del continente. Il quale percorso è supportato sia dalla continuità geografica e dalla comunanza sociale; sia dall’accordo interinale già vigente, sia dalla dichiarazione contenuta nell’allegato n.3 dell’Atto conclusivo della Conferenza Intergovernativa adottato nel Trattato di Lisbona, che include la considerazione sulle peculiarità dei Piccoli Stati.

    Pertanto, il negoziato si concluderà con 3 Protocolli (ognuno per ciascuno degli Stati coinvolti in questa fase) ma tutti inseriti in un quadro istituzionale comune. In parole povere, non ci saranno scostamenti eclatanti dalla legislazione vigente (acquis comunitaire) ma si terrà conto delle peculiarità di Piccolo Stato. La qual cosa dovrebbe consentire di andare verso un Accordo unico (San Marino – UE) e non verso un Accordo Misto (San Marino e tutti gli Stati membri) e quindi con la necessità di ratifiche singole da parte dei singoli Stati.

    Pur nella carenza di informazioni registrata finora a causa di una fase negoziale in continua evoluzione, queste prime spiegazioni sono tuttavia sufficienti a chiarire sia l’atteggiamento dell’Europa (che deve garantire il regime di uguaglianza) sia quello di San Marino (impegnato nella salvaguardia delle sue prerogative).

    È quest’ultimo aspetto (le prerogative sovrane) che spesso solleva le obiezioni degli euroscettici, cioè di quelli che sono nettamente contrari al percorso europeo per paura che l’economia, la storia, le istituzioni e le tradizioni sammarinesi possano venire snaturati dall’Europa. Purtroppo, per molti anni, abbiamo visto che le prerogative sovrane, i famosi tre capisaldi dell’economia sammarinese, sono serviti a sostenere immense distorsioni e a creare una sorta di competitività innaturale con gli altri Stati, che hanno provocato immensi danni economici e relazionali. Oggi ce ne accorgiamo e stiamo correndo per correggere quel tipo di impostazione giuridica e istituzionale. Oggi, stiamo pagando a caro prezzo le distorsioni attraverso le quali la collusione politica-affari ha messo in ginocchio l’intero Paese. Una collusione che sarebbe stata molto più difficile da realizzare sotto l’ombrello giuridico europeo. Prendiamo la chiusura delle banche con l’accollo dei loro debiti, il caso Titoli, la trasformazione di Carisp in banca di Stato: vicende che sono costate oltre un miliardo di euro alle casse pubbliche.

    Uno dei passaggi fondamentali delle regole europee è infatti il divieto di tutte le pratiche finalizzate a creare effetti distorsivi, come può essere ad esempio lo sfruttamento della posizione dominante, l’innalzamento ingiustificato dei prezzi, il sistema di controllo e vigilanza, il sostegno con risorse pubbliche a svantaggio di altre imprese. Non è un caso che attualmente il sistema di vigilanza di Banca Centrale sia tra gli argomenti principali (e critici) della trattativa.

    Non è un caso anche il lungo rifermento fatto dal professor Edoardo Rossi sulla descrizione dell’architettura giurisdizionale dell’Unione, sul ruolo della Corte di Giustizia, sugli strumenti e sui meccanismi di ricorso, controllo e monitoraggio, che presumibilmente verranno incorporati (in parte e con i dovuti adeguamenti) anche all’interno della sfera applicativa dell’Accordo di associazione.

    Ma per tornare al nostro interrogativo iniziale: san Marino dovrà rinunciare alla sua sovranità? Premesso che la sovranità non si perde mai, l’integrazione europea è un moltiplicatore di sovranità, perché laddove oggi San Marino non ha parola, né tanto meno potere decisionale, domani invece avrà la facoltà e il potere di dialogare politicamente con la EU.

    Questo ci metterà al riparo dai furbetti? Probabilmente no, perché la loro genia è sempre molto prolifica, ma ci saranno molti più strumenti per smascherarli e perseguirli.

    a/f