San Marino. Processo Mazzini, dubbio inquietante: perché scritte “baggianate” in atti di accusa? … di Angela Venturini

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print
  • Le proposte di Reggini Auto

  • 15 settembre 2020 – Angela Venturini

    Sono passati ben più di quattro anni da quando Enrico Lazzari scrisse questo articolo, che casualmente è tornato alla luce in questi giorni facendo ricerche sul processo Mazzini. Già ai tempi del processo di primo grado erano dunque emerse fondamenta poco chiare per il “processo del secolo”. Non c’era bisogno di aspettare i recenti articoli di riminiduepuntozero e quelli di Amadori su Panorama, per capire che il processo Mazzini era soltanto una trappola per mandare a casa una classe politica e che oggi è ormai diventato la “foglia di fico” con cui certa politica attuale cerca di coprire ben altro.

    Che sia una “questione politica” non giudiziaria lo dimostrano proprio coloro che urlano perché non si tocchi nulla di quel passato le cui conseguenze oggi pesano come macigni. Ma soprattutto, che non si tocchino quei magistrati che si sono prestati a muovere i fili del teatrino. Qui, la giustizia, c’entra poco o nulla, per questo la “trappola esplosiva” si è rivelata tale, forse ancor più deflagrante di quanto si potesse presupporre.

    In questi ultimi mesi abbiamo visto magistrati che invece di operare in ambito giuridico, facevano conferenze stampa, scrivevano ai giornali, denunciavano la Reggenza e il Consiglio, andavano in banca, frequentavano gli indagati, addirittura palesavano ricatti per portare avanti progetti economico – finanziari. Insomma, giudici che volevano fare quello che pareva loro, perfino minacciare il tintinnio di manette, in nome dell’indipendenza della magistratura. Dimenticando, probabilmente, che l’indipendenza e la libertà di ogni cittadino, giudici compresi, è sempre dentro la legge e dentro il rispetto delle istituzioni del Paese in cui si vive e si lavora.

    Appare francamente difficile in queste condizioni portare avanti qualsiasi processo penale, o civile. Figuriamo il processo Mazzini!

    Soprattutto di fronte a certe forze di opposizione che ogni giorno invocano il “crucifige” per quegli imputati. Che appena si tocca l’organizzazione del tribunale parlano di “epurazioni”. Che hanno una paura fottuta che cambi qualcosa perché in attesa di processo c’è la “questione titoli”, la vicenda “banca CIS” e quella di “Asset”. Non ci vuole molto a intuire che se spariscono “i protettori” qualcuno potrebbe rimetterci le penne.

    Se cambiano le cose, si potrebbe anche sperare che qualcuno indaghi sui famosi NPL, per capire come fu che nell’autunno 2018 furono “vaporizzati” oltre due miliardi di euro di Cassa di Risparmio. La cui vendita avrebbe dovuto risollevare la Cassa e rilanciare il Paese. Abbiamo visto come è andata a finire…

    Tutto sommato, la protesta degli avvocati che reclamano il ripristino dell’ordine e l’avvio di riforme in attesa da decenni, non è male, se darà ulteriore spinta a quel programma che è partito ma che trova ostacoli ad ogni piè sospinto.

    Poi, i conti col passato bisognerà assolutamente farli. Se non ci sarà una corretta elaborazione di quanto successo, difficilmente si potrà costruire il futuro. Pertanto, è fondamentale che continuino ad emergere elementi che ci aiutino a comprendere le cose, a smascherare i segreti, perché così le valutazioni potranno essere più eque e opportune. Senza mai dimenticare che per condannare qualcuno e mandarlo in galera, ci vogliono prove concrete ed inoppugnabili su reati realmente commessi.

    aboutsanmarino.com