Smettiamola di girarci intorno con i tecnicismi della Commissione Riforme: la professionalizzazione del Consigliere non è una questione di tabelle, orari o budget. È, prima di tutto, un esame di maturità per voi elettori. Perché, diciamocelo chiaramente, il Consigliere non viene assunto tramite un bando di concorso pubblico o un colloquio tecnico: lo scegliete voi, mettendo una croce su un nome dentro la cabina elettorale.
Oggi, decidere le sorti della Repubblica rende circa 10 euro l’ora. Una miseria che, se da un lato allontana le eccellenze che non possono permettersi di perdere soldi lavorando per lo Stato, dall’altro trasforma il Consiglio in un dopolavoro per chi ha tempo da perdere o, peggio, in un rifugio per chi un mestiere vero non ce l’ha. Alzare l’asticella del compenso per attirare “intelligenze” e professionalità è un passo necessario, perchè – dice il saggio – “se paghi in noccioline, attiri soprattutto scimmie”… Ma, al tempo stesso, anche pagare profumatamente, cela una trappola mortale.
Ogni innovazione in termini di stipendi e professionalità dei sederi “posati” sulle poltrone del potere legislativo, per dare risultati positivi deve passare obbligatoriamente attraverso la responsabilizzazione del voto di ogni cittadino. E qui casca l’asino… E con esso tutto il castello di carte delle riforme. Quando tracciate quel segno sulla scheda, a cosa pensate? Al futuro del Paese, alla competenza di chi dovrà gestire bilanci e leggi complesse, o votate solo pensando a garantire un “futuro più agiato” all’amico, al parente, al conoscente o a quel candidato che vi ha promesso una attesa “pacca sulla spalla”?
Se il voto continua a essere un “credito” da, poi, incassare o una fiche da puntare sul cavallo dell’amico, allora la professionalizzazione diventerà il più grande disastro politico della storia sammarinese. Perché se oggi si pagano spiccioli per avere dei dilettanti, domani si rischia di pagare profumatamente dei mediocri. E la mediocrità ben retribuita è un cancro sia per le casse pubbliche che per il benessere della società.
Non serve scervellarsi per fare i bilanci delle segreterie guidate negli anni scorsi dai “simil-grillini” sammarinesi, basta guardare oltre confine per comprenderne il rischio. L’Italia paga i suoi parlamentari come dei sovrani, eppure questo non ha impedito l’ascesa di una classe dirigente che ha confuso le istituzioni con un parco giochi, le “sacre aule della democrazia italiana con il palco del “Bagaglino”. Abbiamo visto gente che sognava tunnel immaginari e che ha partorito il Bonus 110%, una voragine da 134 miliardi di euro che ha lasciato il Paese in ginocchio. Quelli erano “professionisti” della politica, lautamente pagati, che però sono stati eletti da cittadini che hanno preferito i “vaffa”, gli slogan, la simpatia – o peggio la comicità – alla competenza.
Credete che a San Marino sia possibile un cambio di rotta? Credete che il sammarinese medio sia capace di votare pensando al bene comune – comprendendo che poi è anche proprio – e non all’interesse del proprio “giardinetto” o parentado?
Se la risposta è sì, allora ben venga lo stipendio dignitoso per chi mette la propria intelligenza al servizio della Repubblica. Ma se la risposta è no, se si continuerà a riempire il Palazzo di “amici degli amici” solo perché oggi la poltrona è diventata più ricca, allora accomodatevi pure. Ma fate un favore a voi stessi: iniziate già da ora a quantificare i danni. Perché quando la mediocritas viene pagata a peso d’oro e riceve in mano le chiavi della cassaforte dello Stato, il risultato non è una riforma: è una catastrofe di cui si pagherà il conto per generazioni.
Enrico Lazzari










