San Marino. Prosegue il botta e risposta fra Canti (Dc) e Caterina Morganti

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Comprendo che il Consigliere Canti debba a tutti i costi perorare la sua causa tuttavia quando si argomenta è necessario, almeno in una certa misura, non travisare troppo i contenuti della disputa. Cosa c’entra la crisi del turismo? Cercherò di essere più esplicita: il mio disagio, volutamente strumentalizzato dal Consigliere con la questione Time Line con un parallelo del tutto incongruo ( tra l’altro Philippe ha tutta la mia solidarietà) , è dovuto alla impossibilità di ricostruire (per l’atteggiamento di alcuni governi che eludendo la norma hanno assunto una posizione lesiva e discriminatoria) un chiosco risalente agli anni ’60 che non è più in grado di accogliere adeguatamente la propria clientela in special modo nelle giornate meno calde o piovose. Questa condizione mi costringe a chiusure forzate che, inevitabilmente influiscono sulle entrate complessive a fronte di spese che, dopo l’eliminazione delle licenze stagionali, impongono costi fissi (tasse , licenza, contributi) eguali a qualunque altra attività a cui, invece, è stato consentito di essere adatte a coprire il periodo previsto dalla norma (dieci mesi). Inoltre l’impossibilità ad adeguare la struttura, laddove invece a TUTTI gli altri è stato concesso, ha creato continui e costanti atti denigratori ai danni della mia attività. Atti ingiustificati ai quali ho, in alcuni casi, dovuto rispondere in modo energico anche passando per vie legali, che non hanno favorito il clima disteso necessario al buon andamento di qualsivoglia attività. Dunque la crisi del comparto turistico con me c’entra ben poco anche perché la mia clientela, copiosa nei periodi caldi, è prevalentemente locale.

Per quel che riguarda la norma non ci sono diritti dei chioschi acquisiti prima della variante del 2010 che, regolando la materia, sancisce l’obbligo (e con l’obbligo il diritto) di ricostruzione o demolizione entro il 2012 per tutti fatta eccezione per i due (non cinque) incidenti sull’area a progetto speciale per cui il termine era per il 2014. Come lei ricorda la norma recita: “i chioschi presenti attivi dovranno essere rimossi e/o riposizionati in base al progetto complessivo dell’area e COMUNQUE adeguarsi alle norme tecniche di attuazione”. Ora la norma va letta con attenzione perché ogni parola è significante nella legge. Quella “o” quella “e” e quel “comunque” significano qualcosa che non può essere eluso. Quel comunque intende la necessità di un adeguamento anche in caso di non realizzazione dell’intero progetto (comunque adeguarsi) altrimenti quel comunque non ci sarebbe stato e quel “e/o” implica una opportunità di scelta.

Dei tre chioschi mescita fuori dalla area delle due Cave, come lei stesso fa notare, due sono stati ricostruirti, il terzo, quello al P.3, liquidato e rimosso come richiesto dalla proprietaria, prossima al pensionamento e dunque non interessata alla ricostruzione. Tutti i chioschi, i cui proprietari hanno manifestato intenzione, hanno potuto essere ricostruiti, TUTTI TRANNE IL MIO. Ora non mi interessa disquisire sulla validità o meno della variante al pp del 2010 né tanto meno sulla nuova proposta di questa Segreteria , per altro in linea con la vecchia, né capire se sarà davvero il centro benessere la panacea di un turismo asfittico per assenza di infrastrutture ( e su questo sono d’accordo con lei anche se probabilmente ho in mente altre infrastrutture) ma far comprendere che, poiché la norma è stata disattesa in vista di nuove ipotetiche realizzazioni, è stato perpetuato un forte discrimine di opportunità. La variante che lei così calorosamente contesta va a sanare questa disparità di trattamento. Questa variante non inficia in alcun modo la possibilità futura di realizzare il “wellness park” o “centro benessere” , come meglio vuole definirlo, se e quando si affacceranno i necessari investitori. Dunque non si affanni a difendere ciò che è già difeso perché non si tratta di scegliere fra il chiosco o il centro benessere ma solo di permettere, anche a me che non ho la tessera della DC, di lavorare in modo giusto e adeguato. E se poi qualche investitore vorrà affacciarsi sempre pronta a spostare il chiosco se il progetto avrà necessità di altri ingombri. Non sarà certo la ricostruzione del mio chiosco a impedire il realizzarsi delle infrastrutture. L’applicarsi di questa variante pone semplicemente e finalmente fine a questa ingiusta e anomala situazione. Vero è che tale regolamentazione non permetterà più di “illudere” qualche “amico degli amici” con promesse di concessione gratuita di suolo pubblico (mentre io me lo sono pagato e sudato) per le proprie singole iniziative, spero, tuttavia, non sia questo a disturbarla tanto!

Per quel che riguarda la commissione monumenti certamente so che il parere è preventivo ma so anche che il parere vincolante di cui lei parla è stato poi superato con una seconda votazione dove è stato reintegrato un membro assente nella prima votazione.

Inoltre la copertura che lei contesta è presente nel disegno (depositato all’ufficio preposto nel novembre del 1989) proprio come lo è lo spazio di ingombro del chiosco, che come tutti gli altri chioschi, incide su suolo pubblico, del resto la fisionomia del chiosco è rimasta la stessa dagli anni ’60.

Sperando di non avere ferito alcuna sensibilità mi auguro di non venire più tirata in ballo per questioni che riguardano il dibattito politico e che non possono essere confuse con il diritto dei singoli a svolgere in serenità il proprio lavoro!

Caterina Morganti

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