Claudio Podeschi e Biljana Baruca sono stati arrestati più di un anno fa, precisamente il 23 Giugno 2014 per diverse accuse facenti parte del procedimento denominato Conto Mazzini.
Dopo quasi un anno, nel maggio 2015 è arrivato il rinvio a giudizio sia per Podeschi ma anche per una trentina di imputati (persone fisiche e giuridiche).
Con il rinvio a giudizio è stata revocata la misura cautelare (cioè il carcere preventivo, prima del processo per evitare che ci sia un pericolo di fuga o per impedire che le prove possano essere inquinate) per i fatti più gravi (associazione per delinquere, Fondazione, bonifico dalla Svizzera).
Per questi fatti Claudio Podeschi e la Biljana Baruca, a dire dei magistrati, potrebbero tranquillamente uscirsene dal carcere ed addirittura lasciare San Marino perché sono appunto rinviati a giudizio. E’ stata, infatti disposta la revoca integrale della carcerazione.
Ma per quale ragione i due allora si trovano ancora in galera?
A poche ore dall’emissione del decreto di citazione i Magistrati hanno disposto la separazione di due episodi relativi a due bonifici dal Montenegro ed ad un bonifico dall’Austria per i quali occorrerebbero ulteriori accertamenti.
Ma secondo i difensori questi fatti contestati sono a conoscenza dell’Autorità Giudiziaria sin dal momento del primo arresto quindi non si capisce come mai ma li si sarebbe tenuti in un cassetto per ogni occorrenza. Mantenendo, inoltre, queste due contestazioni in fase di indagine si è sottratta la possibilità di decidere al Giudice del dibattimento Felici cui è stato trasmesso il resto del fascicolo.
Una forzatura per mantenere contro le evidenze il controllo sull’arresto da parte degli Inquirenti? Perché?
La prima contestazione residuale individuata a carico di Podeschi riguarda due bonifici dal Montenegro pari, complessivamente, a 740.000 euro.
Il primo di 500.000 euro pagati da tale Xenofon Oikomonou, manager del gruppo aman resort ed il secondo di 240.000 euro pagati da tale Sinisa Ivancevic, amministratore di una importante holding dell’est Europa.
Per entrambe le accuse sia Podeschi che Baruca hanno rivendicato la piena regolarità delle operazioni.
I 500.000 euro, infatti, avrebbero riguardato prestazioni e forniture di caffè dalla R.P. s.r.l. – l’azienda di caffè della Baruca – per le strutture dell’Amman.
I 240.000 euro riguardavano, invece un finanziamento per la progettazione e realizzazione di una macchina da caffè di lusso da esportare. Ma Podeschi secondo i giudici non è credibile. Al fascicolo risultano già presenti, dicono le difese, i contratti e le fatture. Anche queste non credibili?
Oltre a questi, alla fine sono state depositate le dichiarazioni giurate dei due manager che hanno stipulato i contratti, prove che Giornalesm.com pubblicherà nei prossimi giorni con altri importanti articoli su questa questione.
Questi signori (il manager dell’Aman e l’amministratore interessato alla macchina di caffè di lusso) hanno confermato quanto detto da Podeschi e dalla Baruca. Anche loro non sono credibili?
Se nemmeno loro non sono credibili e se si ritiene che le operazioni fossero illecite perchè non li si è sentiti direttamente dal Tribunale?
Magari si aveva paura che finisse come con i documenti spariti dalla Svizzera? Di questo dovrà rispondere prima o poi il Magistrato Simon Luca Morsiani?
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La seconda imputazione avanzata nei confronti di Podeschi – e per la quale continua ad essere mantenuto in carcere preventivo senza un processo – riguarda 200.000 euro ricevuti per far da tramite per l’acquisizione della licenza bancaria di Eurocommercial bank da parte di un’importante imprenditrice russa.
Sono gli stessi magistrati ad aver attestato come gran parte dei 200.000 euro siano stati utilizzati per pagare professionisti, commercialisti e sostenere altre spese per gestire l’operazione. Ci sono le prove che questi soldi siano serviti per pagare le prestazioni!
Claudio Podeschi si è recato diverse volte in Banca Centrale per sapere dai dirigenti oggi dimessi o dimissionari come doveva comportarsi.
La difesa, anche in questo caso ha allegato contratti e fatture regolarmente depositati.
Vien da domandarsi se, per davvero, uno vuol riciclare, emette fattura e si presenta proprio nell’istituto di vigilanza per chiedere il da farsi? Ancora non si è capito, dicono sempre i difensori, perché questi soldi sarebbero provento illecito.
Il soggetto interessato all’acquisizione era un’importante imprenditrice interessata, insieme a Massimiliano d’Asburgo, erede della nobile casata, a portare i sui soldi a San Marino? Dov’è il reato?
Intanto Podeschi e la Baruca sono ancora dentro in carcere, dopo essere stati rinviati a giudizio per il conto Mazzini, in carcerazione preventiva che dovrebbe, ed in questo caso il condizionale è d’obbligo, servire per evitare il pericolo di fuga e per non far inquinare le prove.
E’ doveroso ora che i toni si abbassino e che Podeschi e la Baruca possano fare ritorno alle loro case, magari agli arresti domicialiari, in attesa del processo sul Conto Mazzini che li vede coinvolti.
Marco Severini – Direttore del Giornalesm.com