San Marino. QUESTIONE MORALE. San Marino non è una “trappola per topi”. Va disinnescata subito la bomba mediatica bulgara, prima che comprometta l’immagine del Titano e il suo sviluppo economico … di Enrico Lazzari

Che lo si voglia ammettere o no, la Repubblica di San Marino si trova, oggi, in mezzo a un guaio grosso come una cattedrale… Non mi riferisco alla solita rissa politica da social network, ma a un autentico disastro reputazionale conclamato e spiattellato sulle principali testate finanziarie italiane ed europee.

Ripercorriamo la storia a grandi linee. Una holding bulgara quotata in borsa, la Starcom Holding guidata dall’imprenditore Assen Christov, tenta di scalare la storica Banca di San Marino (BSM). Un affare da 36 milioni di euro totali (tra cash e aumento di capitale) che sembra avviato su binari di eccellente professionalità, con tanto di fondi (15 milioni di euro) immobilizzati in un conto BSM, in attesa del via libera finale.

Enrico Lazzari, editorialista di GiornaleSM

Poi, in ottobre, il patatrac: l’Autorità Giudiziaria apre un’indagine per presunta corruzione privata (si parla di una presunta tangente da 1 milione di euro per “facilitare” l’affare) che porta ai domiciliari due persone. Contemporaneamente – o meglio poco dopo – Banca Centrale (BCSM) nega l’autorizzazione all’acquisizione, mettendo una pietra tombale sul piano di acquisizione. E qui la vicenda si tinge di giallo quando si fa strada la narrativa del “rapinatore” e del “rapinato”.

Infatti, il vero problema non è il fallimento dell’affare. Il vero problema è la narrazione che ne è scaturita, quella che rischia di affondare la credibilità del Titano per anni.

Il 26 novembre 2025, Christov rilascia un’intervista al vetriolo (ripresa nei giorni scorsi da importanti media come Milano Finanza e altri network europei) in cui spara a palle incatenate: parla di “rapina di Stato”, di “furto istituzionalizzato” e di “15 milioni spariti”. Annuncia, senza mezzi termini, querele in ogni dove: San Marino, Italia, Bulgaria, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e arbitrati internazionali.

La risonanza è stata immediata e devastante. La Repubblica, incastonata tra i monti e l’Europa, non viene più “raccontata” come un centro finanziario dove “gli anticorpi funzionano” e bloccano i capitali sporchi, ma come una “trappola per topi”: l’investitore mette il formaggio (il capitale) e lo Stato, con un pretesto regolatorio/giudiziario, tiene per sé la preda e il denaro. Almeno questo è il senso delle accuse che ho tratto leggendo l’intervista su Eualive.

Certo, la Banca di San Marino ha immediatamente respinto le accuse, parlando di “affermazioni false e fuorvianti” e annunciando contro-querele per difendere la propria reputazione. Ma il vero paradosso è arrivato proprio ieri, con il comunicato stampa di Starcom Holding.

L’investitore bulgaro, pur ribadendo la propria professionalità, scrive una frase che fa riflettere: “…Riteniamo che Starcom Holding possa essere stata coinvolta involontariamente in un piano improprio o potenzialmente illegale condotto da un numero limitato di persone”.

Qualcuno potrebbe interpretare questa dichiarazione come una sottile ammissione di Starcom che, a loro insaputa, qualcosa di illecito si annidava nel processo di acquisizione. Ma sarebbe un’interpretazione corretta? Siamo di fronte a una Starcom che si “scinde” da un’operazione gestita male da intermediari o siamo di fronte a un’azienda che, dopo aver strillato al furto, cerca ora di fare marcia indietro per tutelare i propri fondi? Non siamo noi a poter stabilire la verità. Chi volesse provarci, può rileggere il comunicato (clicca qui)

La questione, quindi, è delicata e complessa, e solo la Magistratura sammarinese e gli esiti dei contenziosi internazionali potranno stabilire chi ha ragione, chi ha torto e, soprattutto, dove “sono finiti” quei 15 milioni di euro. Ma la Repubblica non può permettersi di aspettare i lunghi tempi della giustizia.

Il danno reputazionale è già stato fatto. L’immagine di Paese serio, rigoroso e “allineato” agli standard europei – elemento fondamentale per lo sviluppo – è messa a dura prova.

Non bastano più i comunicati stampa degli avvocati. Non bastano le sedute segrete in Commissione Finanze. Non bastano le rassicurazioni di tutelare nelle sedi giudiziarie l’immagine di San Marino. Servono atti di chiarezza immediati, espliciti e diretti verso la comunità finanziaria internazionale. Il Governo e Banca Centrale hanno il dovere di spiegare, con documenti alla mano e trasparenza, perché il sistema di controllo ha agito così, perché l’affare è saltato e perché – se quei 15 milioni non sono “spariti” ma sono bloccati. Sono bloccati per tutelare la legalità e non per una spoliazione istituzionale? Va spiegato subito, in naiera argomentata e decisa.

Perché se il messaggio che arriva ai potenziali investitori è quello che si trae dall’intervista rilasciata da Christov, cioè – come l’hop interpretata io – “vieni a San Marino, apri il portafoglio, e poi ti inventiamo un processo per tenerti i soldi”, allora sì che il nostro futuro è compromesso. Non è più tempo di tatticismi: è tempo di difendere l’onore del Titano… E il suo futuro!

Enrico Lazzari