San Marino. Rete presenta il manifesto: identità politica, collocazione a sinistra, opposizione attiva e le vere emergenze del Paese

La conferenza stampa del 12 gennaio segna un passaggio politico rilevante per Rete. Non tanto per l’annuncio di nuove alleanze o per slogan di circostanza, quanto per un’operazione di chiarimento politico che il partito rivendica come necessaria dopo oltre tredici anni di presenza sulla scena sammarinese.

In un sistema politico caratterizzato da cicli brevi, fusioni, scissioni e forze nate e scomparse nel giro di una legislatura, Rete rivendica un dato oggettivo: è oggi uno dei partiti più longevi rappresentati in Consiglio Grande e Generale. Un elemento che, al netto delle battute, serve a rovesciare una narrazione ricorrente che continua a descriverla come forza “nuova” o “di passaggio”. Al contrario, Rete si presenta come una realtà strutturata, con una storia alle spalle e la necessità, proprio per questo, di fare un bilancio politico serio su ciò che è stata, su ciò che è e su ciò che intende essere.

Negli ultimi dodici-diciotto mesi, spiegano i rappresentanti di Rete, si è aperta una riflessione interna profonda. Una riflessione che non nasce da una crisi identitaria, ma dall’esigenza opposta: chiarire definitivamente la propria identità in un contesto politico sempre più confuso, dove le etichette spesso non corrispondono più ai comportamenti concreti.

Da qui la scelta di presentare un manifesto politico. Non un programma elettorale, non una piattaforma contingente, ma un documento di indirizzo che ha l’obiettivo di dire in modo esplicito ciò che, secondo Rete, è sempre stato implicito: la propria collocazione nel campo della sinistra sammarinese.

Rete rivendica che la sua storia è sempre stata una storia di sinistra, anche quando questa appartenenza non veniva proclamata come marchio identitario. Basta rileggere il primo programma elettorale: giustizia sociale, uguaglianza sostanziale, libertà civili e individuali erano già allora i pilastri dell’azione politica. Valori che nel tempo sono stati declinati su temi concreti – dal fisco ai diritti, dalla cittadinanza alla tutela dell’ambiente – e che oggi vengono dichiarati apertamente come cornice di riferimento.

Il manifesto nasce proprio per eliminare ogni ambiguità. Non per aderire oggi a un campo politico, ma per dichiarare un’appartenenza che, nella lettura di Rete, è sempre stata sostanziale. Un’operazione di chiarezza rivolta non solo agli elettori, ma all’intero Paese, cittadini e residenti compresi.

Il manifesto si articola in due parti. Una prima sezione discorsiva, che inquadra il momento storico e il percorso politico del partito, e una seconda parte composta da undici punti. Un “decalogo” allargato che non ha l’ambizione di essere un programma elettorale, ma che definisce i principi fondamentali destinati a orientare l’azione politica nel tempo.

Rete sottolinea che questi principi non sono stati inventati oggi. Sono gli stessi che hanno guidato l’attività consiliare e politica negli ultimi anni e che ora vengono messi nero su bianco per rendere esplicita una linea già praticata. Un passaggio che il partito considera necessario in una fase in cui, a suo giudizio, la distanza tra dichiarazioni di principio e scelte concrete si è fatta sempre più evidente nel panorama politico sammarinese.

Nel corso della conferenza viene affrontata anche la questione identitaria legata alla definizione di “movimento”. Rete, come peraltro già espresso in altre occasioni, chiarisce che è, di fatto, un partito. Non per una metamorfosi improvvisa, ma per evoluzione naturale. Struttura stabile, presenza istituzionale, obiettivi di lungo periodo e un’azione politica che va ben oltre la mobilitazione su singole battaglie rendono superata la definizione originaria, che aveva senso nel contesto storico in cui il soggetto nacque.

Chiamarsi partito, spiegano, non è una scelta simbolica ma una constatazione: se una realtà ha una sede, una struttura e una visione politica complessiva, è un partito. Senza bisogno di mitizzazioni o rotture traumatiche con il passato.

Dalle ultime elezioni Rete siede all’opposizione con tre consiglieri. Una presenza numericamente limitata, ma che il partito rivendica come politicamente incisiva. L’opposizione viene descritta non come posizione testimoniale, ma come spazio di lavoro quotidiano sul merito dei provvedimenti.

Viene citato il lungo lavoro in Commissione Finanze sulla cosiddetta legge sviluppo, con decine di emendamenti presentati e settimane di discussione. Un’attività definita tecnica, faticosa e poco visibile, ma coerente con l’idea che la politica si giochi nei contenuti, non nelle dichiarazioni.

Anche nella recente legge di bilancio, pur in assenza di una vera legge di accompagnamento allo sviluppo, Rete segnala alcuni risultati ottenuti: l’adeguamento degli assegni familiari agli indici di inflazione, un rafforzamento del finanziamento alla ricerca universitaria e una serie di disposizioni volte a favorire maggiore trasparenza nelle attività economiche. Interventi limitati, ma coerenti con i principi rivendicati nel manifesto.

Sul fronte delle alleanze, la linea espressa è prudente. Rete non esclude il dialogo con altre forze politiche che condividono sensibilità simili, ma chiarisce che non esistono oggi strategie di alleanza preconfezionate. Nessuna corsa a cartelli elettorali, nessuna operazione di cannibalismo a sinistra.

L’obiettivo dichiarato è un altro: allargare il consenso verso chi ha perso fiducia nella politica, verso chi non vota o vota altrove per frustrazione. Più che contendersi spazi tra sigle, Rete punta a riempire uno spazio di idee e di concretezza che, a suo giudizio, oggi è molto più vuoto di quanto appaia.

Nel chiarire il proprio perimetro politico, Rete ribadisce anche la posizione sul riconoscimento dello Stato di Palestina, già tradotta in un progetto di legge presentato come primo atto della legislatura. Una scelta rivendicata come coerente con i valori di autodeterminazione dei popoli e di tutela dei diritti, senza ambiguità e senza operazioni di bandiera estemporanee.

Tra i punti qualificanti del manifesto, uno viene indicato come centrale: il diritto all’abitare. Rete definisce l’emergenza casa come una delle principali criticità strutturali del Paese, spesso oscurata da scandali e polemiche contingenti.

Secondo il partito, il mercato immobiliare sammarinese è segnato da una forte componente speculativa che rende l’accesso alla casa impossibile anche per chi percepisce redditi normali. Affitti che assorbono metà dello stipendio e prezzi di acquisto fuori scala vengono indicati come dati di fatto, non come slogan. Viene criticata l’inefficacia delle misure adottate finora, in particolare quelle che hanno agito solo sulla domanda, aumentando la capacità di spesa senza incidere sull’offerta. Rete richiama l’esistenza di strumenti normativi mai applicati, come la tassazione degli immobili sfitti, che potrebbero immettere sul mercato un numero significativo di abitazioni e contribuire a calmierare i prezzi.

Nel giudizio complessivo sulla legislatura, Rete descrive una maggioranza debole, attraversata da tensioni interne e da una questione morale che, a suo avviso, è esplosa con forza negli ultimi mesi. Le difficoltà sulla riforma fiscale, le retromarce e le fibrillazioni sulle grandi partite economiche vengono lette come sintomi di un governo in affanno, incapace di dare risposte strutturali.

In questo contesto, Rete rivendica il proprio ruolo di pungolo politico: non contro qualcuno, ma per ricordare che dirsi di sinistra comporta responsabilità concrete. Casa, lavoro, diritti, uguaglianze sociali non possono restare enunciati astratti.

Il messaggio che emerge dalla conferenza stampa è lineare: il manifesto non segna una svolta, ma una dichiarazione di continuità. Serve a chiarire identità, collocazione e metodo. Per Rete, la politica non è una questione di etichette, ma di coerenza tra principi dichiarati e scelte praticate. Su questo terreno il partito annuncia di voler continuare a misurarsi, dentro le istituzioni e nel Paese, senza scorciatoie e senza ambiguità.

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