Tutti concordano sul fatto che l’ICEE sia uno strumento necessario per garantire un accesso equo ai benefici statali, assicurando che le risorse pubbliche vadano realmente a chi ne ha bisogno.
Proprio per questo, RETE avrebbe voluto una riforma completa e definitiva, fondata su scelte chiare e nette, capaci di scoraggiare i soliti navigatori tra le pieghe opache del sistema.
Al contrario, il testo arrivato in Consiglio Grande e Generale prevede ben 15 tra Decreti Delegati e Regolamenti – ancora da scrivere – ai quali vengono demandate questioni cruciali e nodi irrisolti.
I redditi, infatti, non sono sempre certi o pienamente tracciabili e vi è chi può eludere o occultare parte delle proprie entrate. Allo stesso modo, i patrimoni non sono completamente rilevabili: quelli detenuti all’estero o intestati a società, trust o altri veicoli giuridici possono sfuggire alla valutazione, generando profonde iniquità.
Mai avremmo voluto che l’introduzione dell’ICEE, misura indispensabile ma che per sua natura incide direttamente sull’equità sociale, fosse costruita su rinvii e speranze rispetto a questioni di tale rilevanza.
Esistono tuttavia elementi positivi, come l’istituzione di un Osservatorio chiamato a monitorare l’applicazione della legge, proporre eventuali modifiche e valutare preventivamente Decreti e Regolamenti attuativi. L’auspicio è che l’Osservatorio diventi un reale ambito di confronto e approfondimento, utile a costruire un ICEE realmente equo.
Non siamo affatto contrari al principio dell’ICEE, per il quale anzi abbiamo sempre duramente lottato, ma avremmo voluto maggiore chiarezza e più coraggio nelle scelte politiche.
Il rischio è che l’ICEE, così come approvato, finisca per non aiutare chi ne ha davvero bisogno, favorendo invece chi riesce a rappresentare in modo fittizio una condizione di nullatenenza. Per questo RETE si è astenuta.
Comunicato stampa – RETE











