San Marino. Rete va per conto suo contro tutto e tutti: vacilla il governo … di Enrico Lazzari

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  • Il Movimento Civico di Zeppa ha presentato “di nascosto” dal resto della maggioranza un progetto di legge che recepisce il quesito referendario sull’aborto scatenando un terremoto nella coalizione.

    Mentre nel Paese si sta pian piano accendendo il confronto fra favorevoli e contrari alla legalizzazione dell’aborto, tematica quanto mai delicata e, più che politica, propria della formazione etica e morale di ogni individuo, nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Grande e Generale spunta un progetto di legge che renderebbe vano il quesito referendario.

    Si tratta del Progetto di Legge per la “Tutela e promozione della salute sessuale e riproduttiva della popolazione sammarinese”, depositato a sorpresa lo scorso 6 giugno da 10 consiglieri del Movimento Civico Rete e scavalcando, quindi, ogni prossima decisione direttamente popolare in materia. Uno scavalcamento della volontà popolare espressa direttamente che, paradossalmente, viene effettuato dai rappresentanti parlamentari di un movimento popolare che si è sempre prefisso di valorizzare le istanze della gente, la sovranità popolare.

    Cosa, meglio di un referendum, potrebbe valorizzare la stessa sovranità popolare? Nulla, di certo non un progetto di legge di una soltanto delle diverse forze politiche del panorama democratico sammarinese. Ma queste sono considerazioni, opinioni, seppure difficilmente contestabili nel senso…

    L’attualità è lo stesso pdl e la tensione che ha -sì, ha, senza condizionale- generato in seno alla maggioranza, neppure informata dal secondo partito della coalizione di governo di questa iniziativa.

    Il clima che si respira oggi a Palazzo è quello del “tutti contro Rete”, non solo in seno alla maggioranza. Critiche, per quella che viene “universalmente” indicata come una iniziativa -usiamo un termine pacato- inopportuna e strumentale, non mancano neppure dai partiti di opposizione, in alcuni casi ritenutisi “scippati” di una battaglia -quella per la legalizzazione dell’aborto- combattuta da anni e oggi coronata con la convocazione di un apposito referendum.

    Così, la notizia in sé, ovvero la presentazione del progetto di legge da parte di rete, e il merito della stessa -che comunque, in linea di massima, recepisce il quesito referendario- viene surclassata dall’impatto politico che questa iniziativa ha sulla solidità della coalizione di governo, oggi letteralmente in fibrillazione!

    Soprattutto nei rapporti fra la stessa Rete e la Democrazia Cristiana, già nel nome contraria alla legalizzazione dell’aborto e, conseguentemente, al progetto di legge presentato da Rete. Anzi, questo, sarebbe stato inteso come una pesante provocazione fatta dal Movimento Civico all’alleato, forse motivata dalla crescente “fronda” interna che ha già dato vita, nelle settimane scorse, ad una prima corrente interna facente capo alle “dissidenti” Sandra Giardi e Grazia Zafferani.
    Del resto, Rete non sembra essersi mai ripresa dai noti fatti del Primo Aprile, dalla cosiddetta “Porchetta di Via Gino Giacomini”.

    Oggi, questa tensione interna in un partito nato, cresciuto e affermatosi “contro” il sistema è forse ingovernabile, ingestibile anche da chi -sempre internamente a Rete- ha cercato di trasformare il Movimento di protesta in forza di governo.
    Evidentemente, vista “l’irresponsabilità dimostrata con la presentazione del pdl” i tempi per la responsabilità, in Rete, non erano maturi”, sostiene qualcuno -fra se e sè- nel “partitone”, a conferma delle grandi tensioni interne che rischiano seriamente di cm- promettere il futuro della coalizione.

    Enrico Lazzari