San Marino Rtv. Romeo confessa: “Sto facendo le nozze con i fichi secchi”

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”Contributo italiano? Tutto dipende dai canali tv che sono di competenza europea. Non è l’Italia che dà i canali ma è un diritto internazionale che li assegna a ogni Stato tramite l’ITU di Ginevra”.

Il servizio andato in onda sulla SmTv, è occasione per una chiacchierata con il Direttore Generale della emittente di Stato, Carlo Romeo.

Direttore, partiamo subito dai numeri. Come li legge?
“Sono dati importanti. Auditel sembra proprio ci abbia sottostimato e questo non ha aiutato la raccolta pubblicitaria di questi anni. Questa ricerca è molto approfondita e è fondata su un campione molto superiore. È un dato molto importante in questa fase”.

Come sta andando la questione tagli?
“Dal 2013 abbiamo regolarmente ridotto i costi con un risparmio complessivo di oltre l’11% con punte in alcuni settori del 20% mentre abbiamo regolarmente aumentato le risorse. Per una tv di Stato che fa quello che facciamo noi occorrono almeno 500.000 euro in più l’anno di entrate. In sintesi il nostro obiettivo è una raccolta che si avvicini intorno ai due milioni di euro. Abbiamo toccato picchi di oltre 1.500.000 nel 2015 ma abbiamo dovuto ridurre le produzioni forti per salvaguardare il bilancio è ovviamente questo si risente nella raccolta. Sono arrivato qui a fine 2012 con il mandato prioritario di rilanciare l’azienda. Il magazzino programmi era vuoto, non avevamo la convenzione e il bilancio era messo male, tanto per fare qualche esempio di una situazione molto difficile. Abbiamo comunque fatto un buon lavoro, risolvendo non solo questi esempi, ma adesso dobbiamo affrontare due anni complessi per tutti i media europei. Il mandato che ha questa direzione generale resta quello di una tv piccola ma significativa nella offerta anche italiana. Ci è stato detto che il nostro palinsesto ha la qualità di un palinsesto Rai e questo è molto importante in questa fase”.

Faccio una provocazione. Pensare di ritornare alle “origini” potrebbe rappresentare una soluzione?

“Tornare per assurdo a un modello di tv – che peraltro sono convinto nessuno voglia più – concentrato solo sul tg dalle 19.30 alle 20.00 non è il progetto su cui stiamo lavorando dal 2013. Per inciso sarebbe anche un progetto che non mi vedrebbe né interessato né disponibile. San Marino ha disperato bisogno di visibilità e comunicazione in Italia e in Europa e non di una tv autoreferenziale a circuito chiuso che forse poteva funzionare una volta a perversi fini elettorali un po’ provinciali ma oggi sarebbe a mio avviso molto discutibile”.

Sempre per assurdo allora, che cosa accadrebbe se dall’Italia in questo clima di tagli, dovessero decidere di non darci più il contributo?

“Tutto dipende dai canali tv che sono di competenza europea. Non è l’Italia che dà i canali ma è un diritto internazionale che li assegna a ogni Stato tramite l’ITU di Ginevra. Il contributo italiano è legato all’utilizzo o meglio al non utilizzo di questi canali. Se San Marino difende i suoi canali a Ginevra e a Roma, un accordo resta necessario fra i i due Paesi. È fondamentale, in questo scenario che vede la tutela dei canali sammarinesi e la copertura di tutto il territorio italiano, la piena sintonia che c’è con la Rai in questa vicenda che deve risolversi in tempi strettissimi, vista la pressione ITU. Anche il recente cda ha confermato ancora una volta che questo è il progetto su cui impegnarsi”.

Mi scusi la brutalità della domanda ma ci stiamo girando un po’ intorno. Così com’è oggi è sostenibile la SmTv o no?

“Come dicevo stiamo già facendo da quattro anni una tv che con pochissimi ritocchi potrebbe essere sul digitale in tutta Italia e non solo sulle attuali due regioni confinanti. Teniamo nonostante la flessione delle entrate pubblicitarie che comunque sono tipiche di ogni primo semestre. Dubito che San Marino che da tre anni ha proceduto a dei tagli sul contributo che riceviamo possa intervenire come accadeva in periodi più felici che purtroppo non ho vissuto. Ma la nostra partita ho sempre detto dal mio arrivo è legata oltre ai contributi italiano e sammarinese alla pubblicità che vuole dire ascolti e risorse economiche. In ogni caso il bilancio è in regola anche se non siamo usciti dalla zona di pericolo, la azienda è sana, abbiamo un ottimo personale capace, motivato e legato alla propria azienda (quasi in termini parafamiliari mi verrebbe da dire) ma viviamo anche noi la crisi e dobbiamo prevedere e prevenire per tempo le criticità a 360 gradi, su questo il mandato del cda è chiarissimo. Che poi è quello che stiamo facendo in queste settimane”.

E’ possibile migliorare la qualità del prodotto senza poter investire?
“Stiamo facendo già molto ma una auto con poca benzina non corre e deve andare più piano, l’importante è che non si fermi e che abbia chiaro dove sta andando e dove vuole e deve arrivare. Tanto per restare fra le metafore care al Bersani di Maurizio Crozza, penso di essere fra i top manager Rai il più esperto nel fare le nozze con i fichi secchi che poi possono anche essere gustosi, nutrienti e gradevoli a vedersi. L’importante è saperli cucinare – io è una vita che li cucino con successo anche se mi piacerebbe un volta tanto trovare un frigo pieno – però cercando sempre le possibilità e le risorse per cambiare menù non appena possibile. Siamo comunque non a un bivio ma a un percorso obbligato con questa vicenda dei canali. Infatti è l’ultima occasione per andare in tutta Italia con ritorni di immagine per il Paese e per le risorse pubblicitarie visto che si decuplicherebbe automatica- mente il bacino di raccolta”.

David Oddone, La RepubblicaSM

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