Abbiamo avuto una sensazione di déjà vu nel dibattito sull’ISS in Commissione Sanità. Le dinamiche sono quelle da anni.
Si sostituiscono i vertici, arrivano nuovi professionisti, altri se ne vanno sbattendo la porta, ognuno porta la sua ricetta, ma quando si tratta di mettere mano a soluzioni concrete a problemi atavici, tutto si impantana perché interviene “certa” politica.
Il nuovo atto organizzativo non si fa, la libera professione intramoenia neppure, le liste d’attesa sono sempre in aumento e la medicina di base rimane in sofferenza.
Dentro l’ISS lavorano tanti professionisti capaci, persone che ogni giorno garantiscono impegno e professionalità: il problema non è lì, ma in alcune fazioni politiche che pur di difendere i propri fortini, che garantiscono loro voti, potere e privilegi, sono disposti a sacrificare il benessere dei cittadini.
Ogni volta che si prova a percorrere una strada diversa, a mettere mano ai problemi, emergono resistenze, “equilibri” da tutelare, orticelli da difendere. Il Comitato Esecutivo invece va lasciato lavorare in piena autonomia, senza interferenze.
Non sciogliere questo nodo politico che ingessa il sistema, significa accettare che all’aumentare dei costi non corrisponda un miglioramento delle prestazioni.
E i numeri parlano chiaro: in tre anni – dal 2023 al 2026 – il contributo dello Stato è passato da 85 a 105 milioni (oltre il 20% in più). Insomma, spendiamo di più e i servizi restano gli stessi o peggio.
Per RETE le risorse impiegate per la Sanità pubblica sono un investimento che va mantenuto e difeso.
Quel che ci lascia perplessi è questo incremento di spesa senza nessun ritorno.
Comunicato stampa – RETE











