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  • San Marino. Satira. ”Gino e Pietro … ed i fatti faetanesi”

    Siamo due vecchi rincoglioniti, meglio che d’ora in poi si passi il resto del nostro tempo ai giardinetti o a guardare Diletta Leotta su quel maledetto DAZN”.
    Gino, domenica mattina, era una furia ma ne aveva di buoni motivi per esserlo.
    Ci eravamo alzati di buonora per scendere verso Faetano ed assistere alla riunione decisiva per le sorti della Banca di San Marino.
    Nella trance agonistica che ci ha colpito non ci siamo accertati per sapere dove si tenesse la riunione e, piuttosto che al Palace, ci siamo lanciati come dei forsennati in quel di Faetano.
    Giunti sul posto armati fino ai denti, nel senso che avevamo dietro il caricabatterie per il nostro cellulare pronti a smessaggiare e navigare, abbiamo iniziato ad aspettare.
    Passavano i minuti e non arrivava nessuno.
    Gino allora spazientitosi ha iniziato prima a pestare i piedi e poi come folgorato si è diretto verso la sede della Banca sparendo dalla mia vista.
    Pochi minuti dopo è rientrato, scuro in volto, imprecando ed è salito sull’auto.
    L’ho raggiunto e gli ho chiesto: “che c’è?”.
    Lui mi ha guardato con occhi iniettati di sangue e mi ha risposto: “C’è che ho fatto una figuraccia. Mi sono avvicinato alla Banca e li c’era un Signore che stava caricando sulla sua auto degli scatoloni voluminosi. A quel punto mi sono rivolto a questo chiedendogli a che ora era prevista la riunione. Ma sai chi era quel signore? Era l’Amministratore Delegato appena dimissionato che mi ha guardato sbalordito. Io ho capito subito in che guazzabuglio mi ero ficcato e me ne sono andato via a gambe levate. Che figura!”.
    Dopo tutte le dure lezioni che mi ha impartito Gino in questi anni avrei desiderato tanto ridergli in faccia ma il buon animo ha prevalso e così, per alleggerire il clima, gli ho detto: “Guido io, andiamo a fare un giro, tanto la mattinata ci dice che noi alla riunione della Banca non dobbiamo proprio andarci”.
    Presa l’auto di Gino siamo risaliti lentamente verso città, passando per Valdragone.
    “Guarda” – mi dice Gino – “c’è una riunione nella sede di AP. Discuteranno dell’allargamento del Congresso di Stato a 10. Ciacci, Fiorini e Muratori. O forse anche Bevitori per SSD, Morganti no. Si è giocato tutto con quell’intervento sulla Giustizia la scorsa settimana.”
    “E con 10 Segreterie? Che cambia?” ho risposto.
    “Per noi cittadini, nulla. Per loro forse un po’ più di apparente tranquillità. Qualcuno degli attuali Segretari dovrà mollare qualcosa a favore delle new entry. Michelotti magari il Turismo, Zafferani magari il Lavoro, Podeschi qualcos’altro. Dettagli in fin dei conti. La cosa più importante è fare tutti un passo indietro per il progetto politico come ha detto Simone Celli, ah ah ah.”
    Rientrati sulla superstrada abbiamo visto una pattuglia della Polizia Civile che aveva fermato una autovettura targata Italia e qui Gino ha ripreso a parlare: “la questione delle targhe sta assumendo i toni da tragicommedia. Una questione amministrativa mal gestita dallo scorso autunno da parte nostra è diventata una bega di difficile risoluzione per il nostro sistema economico. Mi spiace che il Segretario Renzi sia infastidito dalle critiche delle opposizione ma è a lui che guarda il Paese ed è lui che a gennaio disse che c’erano margini per risolverla. Siamo a marzo e questo pensa di riscrivere la storia della politica estera modificando addirittura gli accordi del 39 stipulati grazie a Giuliano “buonanima”. Te voja!”.
    Giunti al bar lungo lo stradone il nostro amico Mario, presente alla Assemblea, ci ha mandato un SMS:  “Guidi Presidente a larghissima maggioranza, Fico pochi voti.”
    Dal messaggio piuttosto lapidario abbiamo capito che piega avesse preso l’assemblea e così ci siamo congedati.
    Ma, nel corso della giornata, un tremendo dubbio mi ha più volte assalito.
    Stavolta non per le sempre e giuste elucubrazioni di Gino ma su chi fosse questo “Fico” a cui si riferiva il nostro amico Mario nel suo SMS a commento della riunione faetanese.