L’esito del referendum sbarca in Consiglio grande e generale. A tre giorni dal voto l’Aula si interroga e naturalmente i botta e risposta sono all’ordine del giorno.
Il primo intervento è quello del capogruppo di Noi sammarinesi, Massimo Cenci, che alla luce dell’esito del voto parla di un «referendum contro la politica, tutta, non solo la maggioranza, pertanto – dice – il risultato deve far riflettere sul modo di comunicare e agire».
Dai banchi dell’Unione per la Repubblica, Nicola Selva si interroga se la maggioranza in Aula sia ancora rappresentativa del Paese. «I quesiti sono stati politicizzati – manda a dire – e certo, non servono a fare cadere governi. Ma non ci si può limitare a dire ‘questa volta ne prendiamo atto’». Il polo della moda è al centro dell’attenzione. «Ha prevalso il buon senso – dice il segretario di Stato al Territorio, Antonella Mularoni – e la preoccupazione di chi un lavoro non ce l’ha e ha voglia di lavorare».
Quindi Valeria Ciavatta di Alleanza Popolare sottolinea come dall’istituzione del referendum sia la prima volta che un quesito ha preso più no dei sì «per abrogare una legge legata ad un progetto sposato dal governo».
Luca Santolini di Civico 10 evidenzia che l’unico motivo per cui esultare è stata la partecipazione dei cittadini: «E’ l’ennesima dimostrazione che da tre anni e mezzo stiamo perdendo tempo qui dentro – attacca – Non è possibile che governi un governo senza credibilità».
Dal polo della moda si passa al referendum sul quorum. Marino Riccardi del Psd osserva che in futuro «non si potrà proporre un referendum su qualsiasi cosa. Piuttosto bisognerà stabilire su quali materie potrà essere fatto. Ora è esclusa solo la parte tributaria. Bisogna allargare il limite ad altre materie».
Il consigliere Augusto Casali del Partito socialista legge l’esito referendario come una bocciatura del governo, «statico e incapace, non in sintonia con la maggioranza del Paese».
In casa Rete, Matteo Zeppa si dice soddisfatto: «Ho perso il referendum sul polo – osserva – ma difenderò con tutta la forza i 7.845 che hanno votato a favore. E difendo la formazione del comitato del sì».
Poi tocca al segretario di Stato all’Industria, Marco Arzilli, segretario di Stato. Fari puntati sul quesito sulla preferenza unica. «Mi auguro che da questa scelta di aprire al voto dei residenti all’estero non nasca qualcuno che se ne voglia approfittare per riaprire un capitolo della nostra storia che abbiamo in tanti voluto chiudere».Il Resto del Carlino