San Marino. Sentenza shock: da Buriani e Celli azioni criminali contro la Presidente Bcsm per “favorire il gruppo Grandoni”. E RF arrivò a toglierle la fiducia… di Enrico Lazzari

Enrico Lazzari

A quattro mesi dalla scioccante sentenza di primo grado costata una condanna a quattro anni al più famoso Commissario della Legge della Repubblica di San Marino, Alberto Buriani, sono finalmente state emesse, dal giudice Adriano Saldarelli, le motivazioni che hanno indotto lo stesso Giudice ad ascrivere all’eccellente imputato i reati di “abuso di autorità”, “rivelazione di segreto d’ufficio” e “tentata concussione”, quest’ultimo capo di imputazione costato un anno di prigionia (pena sospesa) anche all’ex Segretario di Stato alle Finanze del governo AdessoSm, Simone Celli.

Ma non sono qui per illustrarvi nel dettaglio queste motivazioni, le sta spiegando benissimo e approfonditamente su queste stesse pagine elettroniche Marco Severini (leggi qui). Intendo evidenziare, invece, le presumibilmente dirompenti verità giuridiche che il Giudice Saldarelli ha “scolpito” nelle motivazioni che lo hanno indotto a condannare sia il collega -peraltro indagato da Elisa Beccari in una indagine che lo vede sospettato di essere, al pari di Francesco Confuorti, Marino Grandoni e alcuni altissimi dirigenti di Banca Centrale che hanno preceduto la nomina di Catia Tomasetti, un sodale di una vera e propria associazione a delinquere guidata (sempre secondo l’ipotesi accusatoria) da Daniele Guidi- che l’ex Segretario di Stato.

Verità giuridiche, dicevo, che vanno a scolpire nella pietra alcuni di quei “puntini”, non poco e non certo secondari, che già a suo tempo erano stati fissati -a “matita”- e che, in un gioco reso celebre dalla “Settimana Enigmistica”, se uniti andavano a prefigurare un disegno criminale concretizzato da una Cricca -lo si deduce da indagini in corso e da atti, documenti e testimonianze emerse nel corso dei tanti procedimenti giudiziari in corso- ben più ampia di quella fino ad ora indicata nella relazione conclusiva della Commissione di Inchiesta su Banca Cis. Una Cricca che sembrerebbe aver avuto, al suo interno, addirittura un giudice. E non un giudice qualunque, bensì quell’Alberto Buriani le cui inchieste spazzarono via una intera generazione politica sammarinese, aprendo la strada ad una inedita centralità politica di Alleanza Popolare, poi trasformatasi in Repubblica Futura, che culminò nel governo della stessa RF con SSD e C10, il famigerato governo AdessoSm, durante il quale la “Cricca” visse il momento di suo massimo “splendore”. Uno splendore del “gruppo criminale” che coincise con uno dei momenti più bui del Diritto e dell’economia, soprattutto finanziaria, del Titano.

Conclusioni che avevo già tratto, ma che oggi, viste le considerazioni “scolpite sulla pietra” dal Giudice Saldarelli, perdono i condizionali e divengono una verità giuridica -seppure non definitiva- quanto mai autorevole. E quanto mai pesante per la politica, soprattutto per quella Repubblica Futura che ha sempre, fino ad ora, “snobbato” quasi ogni richiesta di chiarimento o presa di posizione nel merito a riguardo.

Ma cosa emerge, senza condizionali, dalle “verità giuridiche” sancite nelle motivazioni della “sentenza Saldarelli” del processo, cosiddetto, Buriani-Celli?

Che la “Cricca” poteva contare nientemeno che su un giudice all’interno del Tribunale, Buriani, il quale per adempire al suo compito poteva a sua volta contare sulla “manovalanza” di un ex Segretario di Stato, Celli. “L’istruttoria dibattimentale -si legge infatti nelle motivazioni- ha consentito di raggiungere la piena prova della responsabilità degli imputati Buriani e Celli, sia sotto il profilo dell’elemento oggettivo del reato, all’esito delle testimonianze raccolte e risultando in parte per tabulas la prova dei diversi abusi d’autorità, tra cui la illegittima apertura del proc. pen. n.735/2018 a carico di Catia Tomasetti e Sandro Gozi, rivelatasi poi funzionale anche alla commissione del misfatto di tentata concussione; sia sotto il profilo dell’elemento soggettivo, rappresentato dalla finalità di favorire il ‘gruppo Grandoni’…”.

I fatti alla base del processo, e quindi della condanna, sono relativi al 2019, quando la carenza di requisiti previsti dalla normativa vigente della società lussemburghese Stratos, uniti all’integerrimità della nuova governance di Banca Centrale guidata da Catia Tomasetti, rappresentavano un ostacolo insormontabile per la cessione delle quote di Banca CIS, aprendone quindi la strada verso la liquidazione coatta. In quel contesto -lo spiega chiaramente la sentenza- il Commissario Buriani aprì, abusando della sua autorità, quindi in maniera illegittima, una indagine a carico della Presidente di Bcsm, che poi l’ex Segretario di Stato Celli utilizzò, in combutta con lo stesso Buriani, come forma di pressione verso la Tomasetti, con l’obiettivo di “favorire il Gruppo Grandoni”, ovvero, nel caso, di indurre il vertice di Bcsm a “chiudere un occhio” -o forse tutti due- e accendere il semaforo verde alla cessione delle quote di Banca CIS al gruppo lussemburghese Stratos.

Quindi, la ricostruzione di quel periodo ruota attorno, da una parte (con i sodali -o meglio presunti tali in attesa di sentenze definitive- della Cricca ormai rimossi dai posti chiave precedentemente conquistati), al “gruppo Grandoni” ormai “orfano” del dominio su Bcsm e, dall’altra, ad una governance integerrima tornata a guidare la stessa Bcsm. Nessuna di queste due parti può convivere con l’altra… E proprio su questo scontro, se non addirittura guerra, si inseriscono i fatti che sono costati la condanna al Giudice Buriani e all’ex Segretario di Stato Celli: il “Gruppo Grandoni”, o meglio il centro dei suoi interessi economici, Banca Cis, può sopravvivere soltanto minando la ritrovata intransigenza di Banca Centrale o favorendo le dimissioni dei suoi vertici.

E qui, mentre i due imputati operavano -secondo la sentenza- contro la legge per “favorire il gruppo”, ovvero per minare con azioni criminali l’intransigenza di Bcsm, sul fronte politico si registrava -lo si legge testualmente nella stessa sentenza Saldarelli- un “clima di forte ostilità manifestato nei confronti della Presidente dalla componente governativa di Repubblica Futura”.

Forte ostilità -ed è sempre la medesima sentenza a confermarlo- da parte di alcuni esponenti dell’allora maggioranza di governo, in particolare di Repubblica Futura”. E ancora: “…il consiglio di Celli (alla Tomasetti nel pieno della vicenda Stratos-CIS; ndr) fu di chiarire le sue ragioni con i vertici di quel partito rappresentati da Nicola Renzi e Mario Venturini”.

Ma la responsabilità politica più “pesante” di Repubblica Futura fu quella di aver operato per le dimissioni della Tomasetti, come fece nel momento in cui la stessa Tomasetti, ricevuta notizia di essere al centro di una indagine del Commissario Buriani (la stessa che gli è costata la condanna in primo grado per abuso di autorità e per tentata concussione, quest’ultimo reato unitamente a Celli) informò la Reggenza che, sul caso, coinvolse il Consiglio Grande e Generale. In quella sede -spiega la sentenza- “la Presidente ottenne manifestazioni di rinnovata fiducia da parte di tutte le forze politiche ad eccezione di Repubblica Futura”. E la non “rinnovata fiducia” significa sfiducia, ovvero revoca dell’incarico.

Se la linea di Repubblica Futura avesse prevalso -cosa fortunatamente non avvenuta- il “Gruppo Grandoni”, attraverso l’azione di Buriani e Celli, riconosciuta criminale dal Giudice di primo grado, avrebbe rimosso un ostacolo insormontabile per il buon fine dell’operazione Stratos-CIS, coronando il piano portato avanti materialmente dai due imputati.

E pensare che questa indagine aperta “indebitamente” dal Commissario Buriani -è spiegato sempre dal Giudice Saldarelli nella sentenza, citando la testimonianza dell’On.Gozi, a sua volta indagato con la Tomasetti- poteva venire chiusa sul nascere solo grazie ad una dichiarazione spontanea di Nicola Renzi (RF). Dichiarazione che, però, non venne mai raccolta dal Magistrato inquirente… Ma di questo, e di altri aspetti politicamente interessanti, parleremo approfonditamente domani…

Ah, dimenticavo… Ricordate come RF definì, solo pochi giorni fa dalle pagine de L’Informazione, alcune mie conclusioni così simili a quelle oggi “scolpite sulla pietra” di una sentenza giudiziaria? “Ricostruzioni fantasiose”, “commenti stralunati”… Cara RF, sono “ricostruzioni fantasiose” e “commenti stralunati” anche quelle “verità giuridiche” sancite nella sentenza di primo grado del processo “Buriani-Celli”?

Enrico Lazzari