San Marino senza carcere: un’utopia realizzabile

Il legame con San Marino è immediato: Boscoletto, coinvolto dal console di San Marino a Venezia, Lorenza Mel, ha nel giugno scorso incontrato i membri della commissione Affari di Giustizia sviluppando l’innovativo ragionamento sulla concezione della pena e sulla inutilità del carcere. La proposta parte da una semplice considerazione: il carcere ha fallito nella sua funzione rieducativa. Il 90% di coloro che ritornano nella società comette nuovi reati. L’esperienze che si contano purtroppo sulla punta delle dita, in cui l’espiazione della pena viene associata a vere e proprie fasi di recupero integrale della dignità, fanno scendere il tasso di recidiva dal 90 al 1%. E Boscoletto è tassativo: la piena dignità la si ottiene offrendo ai detenuti l’opportunità di lavorare. Non un lavoro marginale, ma pienamente inserito nelle logiche di mercato, per cui ciò che si produce deve essere venduto e il lavoro deve essere retribuito. La realtà del carcere di Padova dove sono presenti almeno tre grandi laboratori di produzione (di cui la pasticceria ha già conquistato ambiti premi internazionali) e un call center, è stata scandagliata da giornalisti del calibro di Monica Maggioni. Ma Violante, Boscoletto ed anche Pavarin, magistrato in forze alla Procura di Venezia, hanno sostenuto ieri al Meeting va ben oltre la necessità di rendere le carceri luoghi veri della riabilitazione. La nuova idea che sta maturando è quella per cui l’espiazione debba avvenire direttamente nel rapporto con una società che ti interroga sui motivi della violazione delle regole. Un ergastolano in condizioni di semi libertà- ha ricordato Boscoletto – di fronte alla domanda di una bambina che gli ha chiesto ‘Perchè aveva ucciso?’ , ha chiesto di rientrare in carcere. Da quel momento, dopo 17 anni di detenzione, quell’ergastolano ha iniziato realmente a scontare la propria pena, mentre nel periodo precedente ha maturato solo elementi che indebitamente lo autogiustificano. Edda Ceccoli, presidente della Commissione Affari di Giustizia ha confermato il forte interesse della Repubblica nell’approfondimento di tale nuova concezione, promuovendo nuovi incontri. La suggestione più forte potrebbe essere quella di realizzare il primo Stato al mondo che non ha bisogno di un carcere. Ma di fronte ai pensieri di pancia che chiedono solo sicurezza ed esemplarità nell’espiazione della pena, la nuova idea rischia di restare a lungo un’utopia. (…) La Tribuna