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  • San Marino. Società Geriatria: diamo tutto il bello che c’è ai nostri anziani … di Angela Venturini

    È vecchio, mettilo là. Ha 90 anni, che medicina gli vuoi dare? Aspettiamo. Vediamo come andrà nei prossimi giorni. C’è quel vecchietto di là che aspetta da stamattina, vallo a prendere. 

    Più che frasi, questi sono atteggiamenti molto diffusi quando un anziano rivela qualche problema e si rivolge a strutture assistenziali (per lo più italiane). Lasciati soli in qualche stanza, spesso neanche guardati, né tanto meno assistiti o curati. Nessuno si accorge della sofferenza che li investe.

     Si chiama ageismo: è il disprezzo della persona solo per una questione cronologica. L’ageismo è una discriminazione di cui nessuno ha ancora capito davvero la magnitudine. Anzitutto include tutti gli esseri umani, di qualsiasi razza, sesso, religione, orientamento sessuale; magri o grassi, alti o bassi, di qualsiasi nazionalità o lingua. Al tempo stesso l’ageismo è anche l’unica discriminazione che colpisce una specie mai interessata da questi fenomeni nella storia dell’umanità: l’uomo bianco, medio, occidentale. Il discorso ageista è progredito dal riferirsi alla crescente popolazione di anziani come problema, minaccia e onere; all’allusione di uno “tsunami d’argento” che spazzerà via le risorse sociali. L’ageismo, come il razzismo e il sessismo, serve a giustificare la disuguaglianza, gli stereotipi, i pregiudizi e la discriminazione.

    Se n’è parlato qualche giorno fa, durante la terza edizione del convegno internazionale di Gerontologia e Geriatria organizzato dall’ASGG (’Associazione Sammarinese di Gerontologia e Geriatria (ASGG), al quale era stato assegnato l’emblematico titolo: “Invecchiare domani”. 

    Esperti, ricercatori, docenti e addetti ai lavori hanno esplorato il futuro della geriatria, disciplina che paradossalmente si è ringiovanita in quanto si è allineata alle nuove scoperte scientifiche. Ma c’è bisogno di una nuova cultura geriatrica in termini di assistenza all’anziano, perché tutti (o quasi) tendono a discriminarlo, a giudicarlo aprioristicamente solo perché “è vecchio”. Pregiudizi e stereotipi che non esistono per i bambini, che sono belli, sono simpatici, sono il futuro. Perché prendersi cura di qualcuno, spendere soldi, riservagli attenzione, se tanto fra un po’ muore? 

    Accade molto spesso di vedere in tivù case di riposo brutte, disadorne, senza finestre, anziani immobilizzati a letto o su qualche sedia, denutriti, lasciati soli e sporchi dentro a un buco. Ecco allora l’appello degli esperti: create delle stanze belle, luminose; non lasciate gli anziani da soli per giornate intere; offrite loro affetto, cura e compagnia. Date agli anziani tutto il bello che c’è. Vedrete che non delireranno più. 

    Ma serve la prevenzione quando si tratta di persone anziane? Ovviamente sì. E non solo per evitare l’ospedalizzazione, ma perché la malattia costa sempre molto cara. 

    “Il processo di invecchiamento e l’aumento della durata della vita è caratterizzato da una progressiva complessità della struttura umana – dice il dottor Carlo Renzini Presidente dell’ASGG – la quale, senza un miglioramento della qualità della vita, sta creando sfide significative per la salute pubblica e l’economia. Importanti sono le interazioni fra la componente biologica e quella psicosociale, che con l’avanzare dell’età sono sempre più strette. Oggi sappiamo che l’aspettativa di vita si è spostata molto avanti grazie ai progressi in igiene, nutrizione e medicina; ma questo aumento della longevità è accompagnato da un incremento delle malattie croniche, della disabilità e di deficit cognitivi, soprattutto nella fascia di età più avanzata. Sono aumentate anche le problematiche psicosociali delle persone anziane, che coinvolgono tutta la società con i suoi apparati istituzionali, privati e associativi, per affermare sempre più il diritto alla salute e soprattutto l’integrazione della persona anziana”. 

    Integrazione e inclusione: due parole che mai ci saremmo sognati di dover abbinare alla vecchiaia, insieme alla necessità di fiducia nel welfare. C’è tutto un mondo, sempre più specializzato, che gira intorno agli anziani nel momento della malattia, ma ora la scienza ci dice che è necessario anche saper prevedere l’evoluzione della struttura psicofisica dell’essere umano e abbandonare quegli approcci sanitari che si stanno rivelando del tutto sbagliati. Cioè quello che in termini tecnici viene indicata come la necessità di “un’alleanza anti-ageismo”. 

    Angela Venturini