San Marino. Sotto torchio il Dg di Carisp

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Alla fine della settimana che è trascorsa l’assemblea di Carisp ha approvato il bilancio che come ampiamente previsto ha chiuso con una perdita che ancora una volta, sommandosi alle precedenti, peserà sul bilancio dello Stato e sull’intero sistema sammarinese. Della cifra il Segretario Guidi non ha voluto parlare apertamente preferendo spostare il focus sul percorso di razionalizzazione dei costi, una nuova stagione cui si sarebbe dato il la e per la quale sarebbero in corso trattative anche con gli stessi dipendenti. Un percorso che però stride con ciò che è accaduto di recente ai vertici della piramide che ha visto l’arrivo di un nuovo amministratore delegato. Logica avrebbe voluto che con la sua nomina venisse decretato l’allontanamento del presidente Fabio Zanotti che sembrerebbe invece avere preso il mastice per incollarsi alla propria poltrona. Ciò a dispetto di un ordine del giorno votato in aula consiliare in cui si chiedeva proprio la testa del presidente Zanotti per il cui licenziamento avevano votato anche alcuni membri di maggioranza. L’attenzione sulla sua figura resta molto alta, specie alla luce delle svalutazioni delle obbligazioni Leiton, titoli che la società lussemburghese che fa capo a Cis avrebbe dovuto rimborsare a Carisp e che ammontano a 13,5 milioni di euro. Nel procedimento penale 500/17 del giudice Morsiani si legge che l’allora direttore di Bcsm Moretti “interferiva con le procedure di valutazione e decisionali di competenza del Consiglio di amministrazione di Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, esercitando indebite pressioni tramite il Presidente avv. Fabio Zanotti e sul Direttore Generale dott. Dario Mancini, al fine di consentire, anche in deroga alle pattuazioni documentalmente risultanti, la proroga di tre anni della scadenza del prestito obbligazionario del valore nominale di 13.500.000 euro emesso da Leiton Holding SA, detenuta da Marino Grandoni e Daniele Guidi detentrice di maggioranza controllante di Banca Partner, detentrice di maggioranza controllante Banca Cis, erogato da Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino e garantito da pegno su azioni ordinarie di Leiton Holding sa, in danno dell’interesse patrimoniale di Cassa di Risparmio per il ritardo nel perseguire l’effettivo recupero del credito e corrispondente vantaggio del debitore. In particolare, nel corso della seduta del Consiglio di Amministrazione di Cassa di Risparmio del 25 giugno 2018, interpellato telefonicamente dal Presidente dell’Istituto Fabio Zanotti, stante le divergenze emerse in seno al Consiglio, Moretti accoglieva l’invito a conferire urgentemente nel merito della discussione sul punto all’ordine del giorno riguardo alla proroga del c.d.’finanziamento Leiton’ con il Direttore Mancini, che allo scopo si recava in Bcsm previa interruzione del consiglio di amministrazione; Moretti, in ragione del ruolo, esprimeva quindi indebitamente linee di indirizzo in merito all’orientamento delle deliberazioni di competenza del cda di Cassa di Risparmio”… Il bilancio certifica senza più ombra di dubbio i costi altissimi della gestione – che si sarebbe appunto svolta in pregiudizio di Carisp – dell’operazione Leiton. La questione resta però parecchio delicata ed è di quelle che ad andarci troppo intorno si finisce per rimanere scottati. E’ quel che i ben informati dicono sarebbe accaduto al direttore Dario Mancini, ‘reo’ di aver fatto partire le azioni di responsabilità nei confronti di Guidi e Grandoni per il caso Leiton. Il che avrebbe creato più di un attrito con il presidente Fabio Zanotti e il cda dovrà esprimersi domani sul possibile ritiro delle sue deleghe. Che avesse ragione il capogruppo di Rete Gian Matteo Zeppa che chi tocca banca Cis muore? A rigor di logica i risultati del bilancio dove si registra, pur in presenza di una perdita importante, un miglioramento rispetto ai conti del 2017, avrebbero dovuto piuttosto premiare la direzione generale. Dati e numeri alla mano: se nel 2017 le perdite di Carisp ammontavano a 39 milioni, nel 2018 sono pari a 34 milioni nei quali sono inclusi 10 milioni di spalmadebiti (nel 2017 erano 5 milioni) e 7 milioni di accantonamenti per le svalutazioni dei crediti Leiton. Parliamo dunque al netto di quelle cifre, di una perdita che sarebbe scesa a 17 milioni. Siccome i numeri hanno una inflessibile e vistosa ostinatezza, lasciamo che ciascuno faccia le dovute valutazioni.

Repubblica Sm

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