San Marino. Strategia STARCOM, da Bucarest al Titano la strategia del contenzioso seriale importante e replicabile

Ho L’ombra di un protocollo operativo standardizzato si allunga su San Marino, delineando un perimetro di scontro che ricalca, quasi millimetricamente, quanto già consolidato nel panorama finanziario della Romania.

Non si tratta di una semplice coincidenza temporale, ma di una convergenza analitica che vede protagonisti i medesimi attori del nucleo di controllo bulgaro legato a Starcom, pronti a trasformare un diniego delle autorità di vigilanza in una controversia internazionale da centinaia di milioni di euro.

Il meccanismo, che potremmo definire un vero e proprio playbook del contenzioso, segue una sequenza rigorosa che inizia con un investimento economico rilevante nel Paese target per poi mutare radicalmente natura non appena scatta il blocco regolatorio.

In Romania il fattore scatenante è stato il ritiro della licenza assicurativa per carenze di solvibilità, mentre a San Marino la pietra d’inciampo è rappresentata dal diniego autorizzativo sull’acquisizione di una banca per ragioni di idoneità reputazionale.

In entrambi i casi, l’investitore ha immediatamente riqualificato l’azione prudenziale dello Stato come un’espropriazione illegittima o una condotta arbitraria, attivando una macchina legale che vede l’impiego del medesimo studio internazionale di alto profilo.

La pressione esercitata non è solo giuridica, ma reputazionale e sistemica. Se in Romania la disputa ha già raggiunto la fase dell’arbitrato ICSID formalizzato con richieste che superano i 500 milioni di euro, San Marino si trova oggi nella delicata finestra del pre-contenzioso.

La notifica di disputa inviata al Governo sammarinese il primo aprile scorso preannuncia una richiesta risarcitoria non inferiore ai 150 milioni di euro. Per una micro-giurisdizione, questa cifra non è un semplice numero in un faldone legale, ma rappresenta una minaccia materiale che pesa per circa l’8% del Prodotto Interno Lordo nominale della Repubblica, con potenziali ripercussioni sul costo del finanziamento sovrano e sulla credibilità internazionale del Paese.

La difesa delle istituzioni sammarinesi poggia finora su un rigore tecnico asciutto, con la Banca Centrale che rivendica la legittimità dei propri criteri di vigilanza basati su best practice internazionali.
Tuttavia, la strategia della controparte punta a scardinare questa narrazione attraverso il framing del complotto istituzionale e della violazione dei trattati bilaterali sugli investimenti.

A differenza della Romania, che può tentare di far valere le eccezioni legate al diritto dell’Unione Europea per neutralizzare gli arbitrati intra-UE, San Marino si trova in una posizione più esposta, dove la tenuta del proprio sistema giudiziario e amministrativo sarà l’unico vero scudo contro una strategia di escalation che appare ormai industrializzata e replicabile