Repubblica Sm sta dedicando un approfondimento a quanto emerso dalla conferenza programmatica della Democrazia Cristiana “Governare non è comandare”. Numerosissimi i temi trattati che sono stati divisi per microconferenze, tutte particolarmente partecipate. Oggi tocca alla tecnologia e al digitale
Il nostro piccolo Paese, non può certo esimersi dall’avere un ruolo attivo nell’affrontare, con decisione, i temi legati allo sviluppo economico e sociale che derivano dal rapporto con la tecnologia ed il digitale in genere. Una sfida ardua, sotto tanti aspetti, soprattutto considerando che recuperare risorse tecniche è problematico in tutti i paesi europei ed è in atto una grande competizione tra Stati per essere tecnologicamente attrattivo.
Esiste, comunque, il modo per mettersi a confronto nel panorama internazionale ed avviare un percorso di crescita “a misura di San Marino” con l’obiettivo, oltre che supportare e riqualificare i settori economici tradizionali, permettere al Paese di formare un nuovo asset economico. La condizione necessaria è quella di favorire la creazione di un “ecosistema digitale”, ossia la concentrazione di soggetti che realizzano, distribuiscono ed utilizzano servizi all’interno di uno spazio delimitato da tecniche digitali. All’interno dell’ecosistema si definiscono regole, si sviluppano servizi e si realizzano infrastrutture utili a tutti, garantendo la coopetizione tra i soggetti, vale a dire competizione e cooperazione.
In questo percorso lo Stato deve cambiare ruolo rispetto al passato, diventando parte attiva dell’ecosistema e creando nuove sinergie tra Pubblico e Privato. L’equilibrio è fondamentale, se da un lato lo Stato deve attivare nuove strutture al proprio interno per avere una coscienza maggiore sui temi tecnici, dall’altro deve mantenere un giusto rapporto all’interno dell’ecosistema senza avere un rapporto preponderante.
Il passaggio più delicato deve riguardare il rapporto con i “big player”, le grandi aziende che operano nel settore. Oggi le tecnologie disponibili sono tante e gli investimenti in ricerca ed innovazione hanno aperto nuovi scenari su cui è possibile avviare nuove sperimentazioni. San Marino è un ottimo laboratorio per fare test (lo è sempre stato), ma oggi dobbiamo valutare attentamente ciò che ci viene proposto, soprattutto quando non vi è certezza che tali sistemi vengano adottati dalla comunità internazionale. Dobbiamo difenderci da chi è alla ricerca di Paesi a bassa alfabetizzazione digitale per non diventare “cavie da laboratorio”.
Il percorso infatti, deve partire al nostro interno, confrontandoci con le necessità dei nostri cittadini e delle nostre aziende, affinché ogni processo di innovazione venga consolidato in tempi brevi ed il nostro ecosistema possa caratterizzarsi ed esprimere le proprie eccellenze. Solo così è possibile il confronto esterno, avendo ben chiare quali tecnologie possono dare un effettivo beneficio e potendo contare su competenze interne.
Alla luce di questi aspetti, sono evidenti i limiti degli ultimi interventi dell’attuale Governo. La modifica dello statuto di San Marino Innovation (già Tecno Science Park Italia-San Marino) ha ostacolato l’esistenza e la formazione di startup ad alta tecnologia, impoverendo la pluralità di soggetti che operano nei settori innovativi, inoltre l’abrogazione del Decreto Delegato n.179/2015 e dell’Agenzia per lo Sviluppo Digitale ha bloccato i lavori sull’Agenda Digitale Sammarinese, ma la cosa più grave è aver ricondotto al nuovo San Marino Innovation un accentramento di funzioni senza aver creato quelle condizioni necessarie per garantire l’equilibrio che un tale ente dovrebbe avere.
San Marino ha un grande potenziale che aspetta solo di essere valorizzato. Se da una parte abbiamo un comparto industriale di grande valore e che ha sempre dimostrato di saper affrontare ogni sfida, dall’altro abbiamo molte aziende ICT che stanno sviluppando progetti innovativi proprio in ambito di Industria 4.0 e di intelligenza artificiale.
Proprio le politiche dei governi, che hanno permesso all’industria di evolvere grazie al digitale (definita come la 4° rivoluzione industriale), stanno contribuendo a ridare slancio al comparto, creando una grande aspettativa da parte dei principali Stati industrializzati. E’ la Germania il primo paese in assoluto che ha deciso di avviare una strategia nazionale nel 2011 ed in Europa hanno seguito la Danimarca, il Belgio, l’Inghilterra, i Paesi Bassi, la Francia (che ha stanziato 50 volte il budget della Germania) e l’Italia. Nel mondo abbiamo l’USA, Cina, Giappone, India, Canada e Corea, tutti quanti con l’obiettivo di rilanciare e consolidare la propria capacità produttiva ed economica.
Permettere anche alle nostre industrie di cogliere i benefici dal rinnovamento tecnologico è soprattutto una responsabilità della Politica, come lo è quella di attivare tutti gli interventi possibili per formare nuove competenze specializzate e capaci di seguire questo percorso ed, al contempo, contenere la disoccupazione tecnologica. E’ necessario che San Marino sappia maturare in questa fase di cambiamento. A riprova di quanto affermato citiamo un’affermazione molto significativa di Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum: “in questa nuova economia non è più il pesce grande che mangia quello piccolo, ma il pesce veloce che mangia quello lento”.
Tra le tecnologie che meritano di essere affrontate per il ragionamento politico, trova spazio quella legata al BitCoin (la criptovaluta più famosa al mondo), ossia la Blockchain. Un sistema che permette di dare valenza ad un contratto tra due soggetti senza utilizzare un’autorità centrale, ma grazie ai partecipanti del network che confermano la transazione e, per questo, ricevono un compenso.
Normare un sistema decentralizzato è sicuramente una sfida, poiché sono tanti gli aspetti non compatibili con le attuali leggi. Il lavoro su Criptovalute e Blockchain non può prescindere da un’attenta analisi, focalizzata al raggiungimento di obiettivi specifici. Ad esempio, regolamentando le Initial Coin Offering (lo strumento con cui si mette su mercato di una nuova criptovaluta) si riuscirebbe ad offrire un nuovo strumento per finanziare le startup, oppure, potrebbe essere vantaggioso, trovare una sinergia con il sistema finanziario sulle attività di Exchange (trading di moneta virtuale). E’ necessario attivare gli attori che potrebbero essere coinvolti in questo progetto e capire, fin da subito, con quali paesi poter condividere gli obiettivi e dare forza e credibilità ai lavori. Credere di poter raggiungere degli obiettivi, in questo ambito, senza confrontarsi con la comunità internazionale non può portare nessun beneficio.
Assolutamente da evitare ogni progetto in infrastrutture pubbliche che tenta di simulare il funzionamento della Blockchain. Questi sistemi, spesso promossi dai grandi Brand della tecnologia, sono altamente inefficienti e rappresentano un vantaggio solo per chi li fornisce.
La politica utile a San Marino per tracciare un percorso di crescita tecnologico, non deve estraniarsi dal suo sistema economico. Devono essere i cittadini e le aziende ad evidenziare i punti di forza capaci di caratterizzare un ecosistema digitale ed esprimere competenze ed eccellenze. In questo modo possiamo avviare seriamente un confronto internazionale che permetta di scegliere i paesi con cui condividere gli obiettivi.
Il Partito Democratico Cristiano Sammarinese ora è capace di affrontare i temi più attuali ed interpretarli per offrire una visione sul futuro che non manchi dell’equilibrio necessario per dare stabilità e concretezza alle scelte importanti per il bene dei nostri cittadini. Il gruppo di lavoro sull’Agenda Digitale è sempre al lavoro per confrontarsi con chiunque abbia voglia di lavorare per il bene del paese.
Repubblica Sm