Non che qui si voglia rispondere a un ex segretario di stato che già altre innumerevoli volte ha preso la parola e sapendo di mentire ha gettato fango su persone e istituzioni. Nessuno al punto in cui siamo può più ragionevolmente dar credito a quell’ex segretario di stato al quale non resta che, messo alle strette, giocarsi il tutto e per tutto. Più difficile capire come maggioranza e governo continuino ad andargli dietro pur avendo dovuto scaricare la sua zavorra. Così mentre tutto tace su Cis il deus ex machina che ha deciso l’omicidio di Asset è tornato a far parlare l’ex segretario Celli, probabilmente l’unico disposto a raccontare alla cittadinanza cose già smentite non soltanto dalla sentenza del giudice Pasini ma ancor prima dallo stesso organo di vigilanza.
“Con sfrontatezza inaudita – ha spiegato il consigliere del Pdcs Stefano Canti – Celli ha detto su Asset solo falsità arrivando addirittura a parlare di riciclaggio quando sappiamo che non c’è alcuna segnalazione Aif riguardante la banca”. La ‘fonte’ cui Celli ha attinto sono le relazioni dello studio Retter e del consulente Duso, entrambi citati dall’ordinanza Morsiani. Studi ancora peraltro ben presenti sul Titano perché come ha avuto modo di rivelare lo stesso Celli, starebbero attualmente lavorando per Bcsm. A proposito di quelle relazioni, è la sentenza del giudice Pasini a dare la misura del rispettivo peso specifico.
“Al riguardo, si palesa una contraddittorietà posto che il macroscopico errore contenuto nel provvedimento riformato in autotutela nella parte in cui gli stessi vengono considerati autori di reato di riciclaggio, se prima era stato considerato grave al punto di essere ritenuto “agire irreversibilmente sul legame fiduciario di banca / clientela e sul profilo reputazionale”, avvedutasi dell’errore, BCSM considera ora il fatto come “avere nessuna incidenza ai fini della valutazione dei presupposti”.
Il paragrafo 5 di tale relazione si ridurrebbe “ad un coacervo di meri giudizi assolutamente generici e non corredati da qualsivoglia elemento obiettivo suscettibile di una contro verifica: non solo per la mancata indicazione delle norme che si assumono violate, ma altresì per una insufficiente descrizione della fattispecie concreta, di cui non vengono neppure forniti gli estremi identificativi. Lo stesso difetto (tra gli altri) si riscontra nella Relazione di audit sui presidi antiriciclaggio a cura di Studio Retter, il cui esemplare a disposizione degli azionisti è censurato al punto da risultare praticamente inservibile, salvo per avvedersi della macroscopica contraddizione tra i favorevoli riscontri obiettivi (prima) e le punitive conclusioni finali (poi)”. L’intervento di Celli ha mandato su tutte le furie l’opposizione ed è stato in particolare il consigliere del Pdcs Teodoro Lonfernini a pronunciare le parole più dure all’indirizzo dell’ex segretario: “mi meraviglia la sua coerenza nella spregiudicatezza. Ha concesso manleve a coloro che dovevano essere denunciati e che hanno agito contro il Paese facendone incetta. Io sono già andato in Tribunale per difendere il Paese da queste persone e ci andrò ancora, questa volta chiamerò in causa lei”.
Repubblica Sm