Trascorso il ponte di Ognissanti e in attesa del Natale, il turismo fa i conti. A parte la discrepanza tra i numeri forniti: un milione e 600 mila presenze secondo l’Ufficio Statistica; 2 milioni per la Segretaria di Stato, è assolutamente indiscutibile la ripresa del post pandemia. Tuttavia siamo ancora assai lontani dai 3 milioni di turisti annui che c’erano fino a circa 20 anni fa.
Se prendiamo per valida la definizione: turista è colui che trascorre 24 ore in un luogo al di fuori della sua residenza, San Marino ha dei numeri molto bassi. Se invece consideriamo turisti tutti coloro che si fermano un paio d’ore o al massimo mezza giornata, allora arriviamo alle quote di cui sopra e si lavora per aumentarle, soprattutto nei cosiddetti periodi di bassa stagione.
Sappiamo tutti che la Repubblica soffre da sempre di un vizio di fondo legato all’andamento meteo: si fa il pieno d’estate quando piove, come alternativa alla spiaggia; si fa il pieno d’inverno quando c’è bel tempo e magari in riviera ci sono le nebbie. Il problema è quindi la destagionalizzazione, ma il ragionamento è riduttivo perché si punta sempre e solo a fare massa e non alla qualità. Oggi sappiamo che i grandi numeri del turismo creano una serie di rischi da non sottovalutare.
Si chiama overtourism (in italiano sovraturismo o sovraffollamento turistico) il fenomeno socio-economico crescente e sempre più diffuso, che consiste nell’eccessivo afflusso di turisti in determinate località, le quali però non sono in grado di gestire e sopportare un peso ingente di persone. Vediamo ad esempio il Rallylegend, che porta migliaia di persone, tantissima economia e altrettante lamentele per disagi e disservizi.
Il fenomeno del sovraturismo è causato da vari fattori: l’aumento di crociere e voli low cost, i viaggi spinti dai social network (in particolare dagli influencer) o dalle ambientazioni di film e serie tv, la crescita di una classe media anche in Paesi di recente sviluppo economico. Ed è vero che tutto questo porta posti di lavoro, investimenti e benefici economici alle destinazioni, ma si osserva sempre di più una “soglia limite di sopportazione” psicologica, sociale e ambientale, superata la quale gli abitanti finiscono per considerare il turismo come eccessivo e insostenibile.
Tanto è vero che a San Marino abbiamo assistito ormai da tempo allo “svuotamento” di Città. I residenti si sono trasferiti inizialmente fuori dalle mura e poi direttamente a Murata o anche altrove. In centro sono venuti a meno i negozi che offrono servizi: dal macellaio all’edicola, alla pescheria, al fruttivendolo. I pochi residenti rimasti si lamentano del chiasso o della musica se per caso, in estate, c’è qualche spettacolo. Ma a ben guardare, quando non ci sono i turisti, le vie sono vuote, i negozi sono chiusi e tutto tace. Sembra quasi una “capitale fantasma”.
Al contrario, quando arriva il pienone, con macchine e pullman in file estenuanti alla ricerca di un parcheggio, l’aria diventa irrespirabile e non si ha mai contezza del volume di immondizia che si accumula ovunque, che ovviamente va pulita, né delle spese per la sicurezza e la gestione dei flussi. Non diciamo nulla dei bagni pubblici e dell’ascensore dal parcheggione al piazzale delle corriere, che si rompe regolarmente in quelle giornate.
Un’altra breve considerazione ci sia consentita sull’abbandono delle aree circostanti il centro storico, con desolanti sequele di negozi chiusi, sporcizia che si accumula e uno sconsolante senso di abbandono. Purtroppo, sono assai numerose le aree che danno questa triste impressione di trascuratezza. Una brutta immagine a cui si potrebbe rimediare abbastanza facilmente.
In questi giorni San Marino è presente al WTM (World Trade Market) che si tiene a Londra per oltre 4 mila enti turistici globali, albergatori e servizi di trasporto, interessati a definire i flussi e le destinazioni per le prossime stagioni.
Tuttavia, per quanto riguarda un piccolo territorio qual è il nostro, il turismo di domani dovrebbe considerare non solo i numeri, ma anche la qualità del nostro Paese e del vivere nel nostro Paese. Quindi non solo spettacoli, mercatini, fiere ed eventi sportivi, ma soprattutto servizi e infrastrutture. Sono stati annunciati la riorganizzazione del parcheggio alla Baldasserona e il ripristino dell’ultimo tratto della ferrovia. Sono ottimi progetti, non solo per l’attrattività turistica, ma anche perché andranno ad eliminare le file in centro storico e distribuiranno i flussi anche in aree ormai deserte e che, si presuppone, riceveranno maggiori cure oltre che nuove attenzioni commerciali. Non sarebbe male abbandonare i vecchi schemi su cui è stata costruita l’architettura turistica per esplorare un nuovo sistema in cui i benefici siano equilibrati ai costi non solo economici, ma anche ambientali e sociali. San Marino non è Venezia, Roma o Firenze, ma i rischi delle invasioni turistiche low cost sono gli stessi.
Angela Venturini