San Marino. Un applauso al “Decreto Emergenza Casa”, c’è chi guarda fuori territorio per vivere. Il prossimo applauso sara? per la “Pianificazione Strategica”? … di Maurizio Tamagnini

San Marino sta discutendo un progetto di legge che viene presentato come “pianificazione territoriale strategica”. Ma vorrei chiamarlo in un altro modo: un “impianto multilivello”, pesante, adatto a realtà grandi come una Regione italiana, non a un micro-Stato con un territorio piccolo, pochi uffici e tempi amministrativi limitati. Qui ogni modifica si riflette subito sul mercato, sui valori e sulla vita quotidiana. E infatti il testo moltiplica livelli, rinvii e strumenti, ma non mette sul tavolo una cosa che dovrebbe venire prima di tutto: come si garantisce che le regole restino leggibili e uguali per tutti?

Il problema non è “pianificare”. Il problema è farlo così, in fretta, con un sistema che rischia di diventare un labirinto normativo dove il cittadino scopre cosa vale solo quando va in ufficio e si sente dire “non si può”. Basta leggere l’articolo 15, comma 4: se due strumenti entrano in conflitto, prevale quello competente “senza la necessità di modificare” gli altri. In parole semplici, si accetta che possano restare in circolo strumenti non allineati. Questo, da noi, significa solo incertezza e spazio per interpretazioni diverse.

E poi l’articolo 19, comma 9 peggiora il quadro: se norme tecniche e tavole non coincidono, prevale il testo. Quindi la mappa può dire una cosa, mentre la regola vera sta scritta altrove. Dov’è la trasparenza? Se vuoi un sistema serio, devi imporre per legge testi coordinati e tavole coordinate sempre aggiornate, con modifiche evidenti e comprensibili. Altrimenti stai costruendo una pianificazione leggibile solo dagli addetti ai lavori.

A questo si aggiunge l’articolo 2, comma 2: i vincoli recepiti in cartografia “operano senza alcun limite temporale”. In breve, un vincolo resta lì finché qualcuno non lo cambia. Se non esiste una revisione periodica obbligatoria e un percorso rapido e pubblico per correggere errori cartografici, quel vincolo può restare fermo per anni. Resteranno fermi anche gli interventi, si allungheranno i tempi e aumenteranno i conflitti.

L’articolo 8, comma 2 dice che la cartografia è “vincolante”: la mappa decide. Bene, allora ogni modifica deve essere visibile a tutti, con tavole “ieri/oggi” affiancate, data, motivazione e responsabile. Senza questo cambia la disciplina, ma il cittadino non riesce a controllare cosa è cambiato e perché.

C’è poi il nodo più sensibile: i crediti edilizi e il meccanismo decollo/atterraggio dell’articolo 4. Qui si introduce la possibilità di riconoscere metri quadri edificabili (SUL) e spostarli da un’area a un’altra. È lo strumento perfetto per spostare valore: cambia tutto a seconda di dove “atterra” quel diritto. Se non imponi criteri pubblici rigidissimi e un registro pubblico completo di ogni trasferimento, stai chiedendo al Paese di fidarsi a occhi chiusi.

E non finisce qui: l’articolo 33 dice chiaramente che il convenzionamento è l’atto che consente il riconoscimento dei diritti edificatori. Quindi il centro è nelle convenzioni, dove entrano perizie, coefficienti, calcoli, oneri, opere e tempi. Se questi atti non sono pubblicati integralmente e confrontabili, la parità di trattamento non è verificabile.

A questo punto, perché di nuovo la fretta? Perché la solita logica del “facciamo partire qualcosa, poi vediamo”? È lo stesso metodo che abbiamo già visto con il decreto emergenza casa: interventi presentati come “inizio” e poi rivelatisi inutili o peggiorativi. Qui serve l’opposto: una cosa fatta bene.

La strada sensata per San Marino è un PRG moderno, operativo e vincolante, con regole chiare zona per zona e revisione programmata (ad esempio decennale), perché i tempi cambiano ma le regole devono aggiornarsi con ordine, non per stratificazione continua. O si costruisce un quadro semplice, controllabile e uguale per tutti, oppure si sta solo complicando il sistema e spostando potere nell’interpretazione.

Maurizio Tamagnini