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  • San Marino. Una strana biodiversità … di Don Gabriele Mangiarotti

    In occasione della Giornata per il creato sono rimasto colpito (e mi sono quindi interrogato) sul termine «biodiversità», indicato come un valore da sostenere e promuovere. Come tutti i termini «nuovi» ne ho cercato la definizione sul vocabolario. Eccola: «Differenziazione biologica tra gli individui di una stessa specie, in relazione alle condizioni ambientali.

    2. La coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie animali e vegetali che crea un equilibrio grazie alle loro reciproche relazioni.» Mi ha colpito la nota sulla «coesistenza» delle diversità, e mi sono chiesto se questo rispetto, così importante per la conservazione della vita animale e vegetale, non sia pure fondamentale per la nostra esistenza umana.

    Tale domanda si è ingigantita di fronte alle terribili immagini del sacerdote nigeriano ucciso e dato alle fiamme pochi giorni fa. così la notizia su Twitter: «È stato ucciso e dato alle fiamme. È il sacerdote cattolico David Tanko. Un altro martire in Nigeria. I media non lo hanno trovato interessante perché non era salito su un barcone? O perché era cristiano e non musulmano, come i suoi carnefici?» Non sarà allora necessario riflettere su quella cultura (e forse anche religione) che rende possibile pensare ad ogni uomo come un bene, voluto e amato da Dio, a qualunque razza, condizione sociale, religione appartenga?

    E pensare che la prima biodiversità da salvaguardare sia quella umana, ascoltando il monito di s. Giovanni Paolo II nel suo primo messaggio del Natale: «Questo messaggio lo rivolgo ad ogni uomo; all’uomo; all’uomo, nella sua umanità. Natale è la festa dell’uomo. Nasce l’Uomo. Uno dei miliardi di uomini che sono nati, nascono e nasceranno sulla terra. L’uomo, un elemento componente della grande statistica. Non a caso Gesù è venuto al mondo nel periodo del censimento; quando un imperatore romano voleva sapere quanti sudditi contasse il suo paese. L’uomo, oggetto del calcolo, considerato sotto la categoria della quantità; uno fra miliardi. E nello stesso tempo, uno, unico e irripetibile. Se noi celebriamo così solennemente la nascita di Gesù, lo facciamo per testimoniare che ogni uomo è qualcuno, unico e irripetibile. Se le nostre statistiche umane, le catalogazioni umane, gli umani sistemi politici, economici e sociali, le semplici umane possibilità non riescono ad assicurare all’uomo che egli possa nascere, esistere e operare come un unico e irripetibile, allora tutto ciò glielo assicura Iddio. Per lui e di fronte a lui, l’uomo è sempre unico e irripetibile; qualcuno eternamente ideato ed eternamente prescelto; qualcuno chiamato e denominato con il proprio nome»?

    E dobbiamo notare che «Non si tratta dell’uomo «astratto», ma reale, dell’uomo «concreto», «storico». Si tratta di «ciascun» uomo, perché… ogni uomo viene al mondo concepito nel seno materno, nascendo dalla madre, ed è proprio a motivo del mistero della Redenzione che è affidato alla sollecitudine della Chiesa. Tale sollecitudine riguarda l’uomo intero ed è incentrata su di lui in modo del tutto particolare… L’uomo così com’è «voluto» da Dio, così come è stato da Lui eternamente «scelto», chiamato, destinato alla grazia e alla gloria: questo è proprio «ogni» uomo, l’uomo «il più concreto», «il più reale»; questo è l’uomo in tutta la pienezza del mistero di cui è divenuto partecipe in Gesù Cristo, mistero del quale diventa partecipe ciascuno dei quattro miliardi di uomini viventi sul nostro pianeta, dal momento in cui viene concepito sotto il cuore della madre.»

    Don Gabriele Mangiarotti