Mentre i tamburi di guerra rullano verso Teheran con un’intensità che non ammette repliche, già sento il rumore delle soffitte che si aprono, lassù sul Titano, per rispolverare le bandiere arcobaleno d’ordinanza…
Prepariamoci, perché nelle prossime ore la vostra Repubblica sarà sommersa dal solito rigurgito di antiamericanismo da bar e da quel pacifismo a tassametro che si attiva solo quando l’Occidente decide di fare il lavoro sporco. Ma attenzione, perché l’Iran del 2026 non è la scampagnata polverosa in Iraq o il tiro al bersaglio nei cieli della Serbia, in cui pure D’Alema, a tratti, poteva sembrare un grande generale… Qui, questa volta, la controffensiva rischia di essere un boccone amaro che ci resterà di traverso per un bel pezzo. Eppure, il vero dramma non è l’imminente sibilo dei missili, ma il fatto che siamo arrivati a questo punto perché abbiamo permesso a un enorme, costosissimo e inutile “Palazzo di Vetro” di trasformarsi nella più efficiente “serra” che ha fatto crescere dittatori ormai capaci di far inorridire chi, un giorno, leggerà la storia.
È buffo osservare come la memoria politica sammarinese sia selettiva. Vi ricordate quando, solo pochi giorni fa, una parte della vostra classe politica si stracciava le vesti per il raid di Trump contro Maduro? Sentivo parlare di “violazione della sovranità”, di azioni “senza mandato ONU”, di un’America prepotente che calpestava il diritto internazionale. Peccato che quegli stessi paladini del dialogo sorvolassero allegramente sul fatto che l’ONU fosse totalmente paralizzata dai veti di Russia e Cina, trasformandosi nel giubbotto antiproiettile perfetto per i signori della droga di Stato sudamericani.
Così, mentre a Caracas si moriva di fame e repressione, certi soloni della politica sammarinese preferivano rifugiarsi nell’estasi della – chiamiamola – “neutralità attiva” dell’ONU, che tradotto dal politichese significa: restiamo a guardare mentre il macellaio di turno fa il suo lavoro, purché lo faccia con il timbro burocratico impossibile da apporre nel palazzo di New York.
L’ONU non è il vigile urbano del mondo, è, invece, l’ufficio legale di lusso per i macellai della storia. È diventato quel luogo magico dove un despota sanguinario può impiccare i propri giovani nelle piazze al mattino e sedersi in una commissione per i diritti umani al pomeriggio, con tanto di immunità diplomatica e tartine gratis, offertegli dall’ONU e, magari, accompagnate da champagne.
Cari sammarinesi, già vi sento imprecare all’assenza del mandato delle Nazioni Unite o di qualunque organismo internazionale… Ma non dimenticate che se oggi siamo sull’orlo di un conflitto che potrebbe incendiare l’intero Medio Oriente, è perché per decenni abbiamo nutrito il cancro iraniano con la morfina della diplomazia asettica, anche sammarinese, e delle risoluzioni che non servono nemmeno per incartare il pesce al mercato di Rimini.
È la solita vecchia storia: l’ONU scambia la pace con il collaborazionismo. Lo ha fatto in Ruanda, ritirando le truppe mentre i machete venivano affilati, e lo ha replicato a Srebrenica, trasformando una “zona protetta” in un mattatoio a cielo aperto, perdipiù sotto gli occhi impotenti dei caschi blu. In Siria ha permesso che il Consiglio di Sicurezza diventasse lo scudo spaziale di Assad grazie al gioco dei veti incrociati, trasformando il diritto internazionale in una licenza di uccidere valida per chiunque abbia un amico potente a New York.
Se questo carrozzone burocratico funzionasse davvero, il regime di Teheran sarebbe stato consegnato alla storia trent’anni fa, senza bisogno di premere un solo grilletto occidentale. Invece no: gli si è garantito il tempo, lo spazio e la legittimazione necessari per armarsi fino ai denti, permettendogli di trasformare la propria tirannia in una “sovranità nazionale” intoccabile.
E voi, nella vostra Antica Terra della Libertà – temo – siete già pronti con la bava alla bocca a gridare all’aggressore yankee, dimenticando con una facilità imbarazzante chi sia la vera malattia da debellare.
Io non sono sammarinese, lo sapete, ma osservo con un misto di rabbia e sarcasmo questo vostro vizio di guardare sempre il dito mentre la luna sta per caderci in testa. Siete diventati i campioni mondiali della neutralità da salotto, capaci di ignorare il massacro sistematico di un popolo finché non arriva un cacciabombardiere a turbare i vostri sonni tranquilli… O l’opportunismo internazionale di prendere posizioni equivoche e masochiste, come nel conflitto ucraino. Vi riempite la bocca di “dialogo” mentre dall’altra parte si preparano le testate nucleari, come se un macellaio si potesse convincere a diventare vegano semplicemente offrendogli un posto a tavola nel club degli “aventi morale”.
La verità, cari sammarinesi, è che l’ONU non è la cura, è l’incubatrice delle crisi che oggi ci terrorizzano. Ha permesso al mostro iraniano di crescere, lo ha coccolato con risoluzioni annacquate mentre massacrava i suoi giovani e lo ha protetto dietro il paravento della non ingerenza, fino a renderlo la minaccia esistenziale per tutto il Medio Oriente che è oggi.
Quindi, quando nelle prossime ore inizierete a lanciare i vostri strali contro l’Occidente brutto e cattivo, invocando l’Onui e il rispetto del “Diritto internazionale” che tale in concreto non è – e non è mai stato -, fatevi un favore: guardate bene quel logo bianco si fondo azzurro con l’ulivo. È su quel trampolino che è stato costruito l’abisso in cui state per saltare.
Buon risveglio a tutti, sperando che le vostre “impolverate” bandiere arcobaleno siano abbastanza spesse da ripararvi quando la realtà busserà alla porta di un Consiglio di Sicurezza che fingerà di non essere in “casa”…
Enrico Lazzari












