San Marino. Uscita dalla black list, Sinistra Unita: utile ma non basta

sinistra unita new logoL’uscita dalla famigerata black list italiana è senza ombra di dubbio un evento di somma importanza per la nostra Repubblica che ogni Sammarinese non può non accogliere con grande sollievo, poiché chiude – e ci auguriamo definitivamente – un periodo davvero “nero” per il nostro Paese, per la sua economia e per tutti noi cittadini. Festeggiare adeguatamente questo risultato serve anche a sottolineare che non si è trattato di un percorso indolore ma, al contrario, è il frutto di anni di lavoro da parte di tutte le forze politiche, economiche e sociali nonché della cittadinanza, che hanno compreso l’irreversibilità e la assoluta necessità di un’inversione di tendenza rispetto al vecchio modello basato sulla opacità, sul segreto e sull’accoglienza di ogni tipo di capitale e di “investitore”. Non è stato un percorso facile perché in tutti questi ambiti si sono riscontrate anche forti resistenze, interessi particolari da difendere strenuamente, e la convinzione che il cambiamento dovesse essere solo di facciata sottintendendo che, una volta cessata l’attenzione sul nostro sistema, si potesse riprendere quello che si faceva prima.
Ecco perché, finito di brindare, è necessario fare alcune riflessioni.
Innanzitutto l’uscita dalla black list, condizione necessaria ma non sufficiente per la ripresa della nostra economia, apre la strada ad un serio progetto di sviluppo che a questo punto può finalmente essere messo in campo senza il rischio di vederlo vanificato, ma… ce l’abbiamo noi questo progetto? Al di là di alcune generiche indicazioni, abbiamo già realizzato un sistema che premia il merito, le idee, la voglia di fare anziché le appartenenze politiche? Abbiamo un sistema di regole chiare, non interpretabili e libere dalla discrezionalità politica, in particolare quella del Congresso di Stato? Abbiamo una PA efficiente, tecnologica ed informatizzata che permette a cittadini ed operatori economici di interagire con essa senza inutili perdite di tempo? Abbiamo un sistema di controlli tale da individuare tempestivamente le mele marce e garantire a chi investe onestamente di potersi liberare della concorrenza sleale, evitando inoltre ripetute figuracce al nostro Paese?
Dunque pare che il lavoro grosso inizi adesso, dato che prima si trattava di adeguarsi a standard di trasparenza definiti dagli organismi internazionali, mentre ora bisogna mettere in campo creatività, innovazione e molta determinazione. E soprattutto bisogna che ci siano persone fortemente motivate e non compromesse con la vecchia gestione.
Un’altra riflessione imprescindibile è infatti quella che deve farci chiedere come mai eravamo finiti nella “lista dei cattivi”: San Marino vi viene inserita per la prima volta nel 1999 quando a nessuno pareva interessare, quasi fosse un “riconoscimento al merito” dopo avere depenalizzato reati come la frode fiscale, la falsa fatturazione e il falso in bilancio, e dopo essere stati protagonisti di vicende come “Long Drink”. Nel 2010, quando l’allora Ministro Tremonti approva il “decreto incentivi” con norme penalizzanti per chi opera con Paesi inseriti nella black list, vengono formulate alcune richieste da parte dell’Italia per essere depennati dalla “lista”, tra cui accettare lo scambio automatico di informazioni. Richieste che non vengono accettate, anche se formalmente si disse che “occorreva tempo”, da parte del governo dell’epoca dovendo poi arrivarci per forza anni dopo.
Né si possono dimenticare le enormi responsabilità di chi nel 2006 ha annullato all’ultimo minuto la firma sull’Accordo di Cooperazione con l’Italia, cedendo ancora una volta alle pressioni che venivano da ben noti settori del mondo economico e bancario.
Sarebbe molto bello, oggi, voltare pagina e fare finta che nulla sia successo in questi anni, ma purtroppo non è possibile, poiché nel frattempo molte aziende hanno chiuso i battenti bruciando numerosi posti di lavoro che non si ricreano come per incanto da un giorno all’altro. Per questo motivo occorre ripartire con forza, con le idee giuste e con le persone giuste perché se è vero che per uscire dalla black list c’è voluto il contributo di tutti, è anche vero che per finirvi dentro sono bastate responsabilità ben precise. E chi ha queste responsabilità non può più godere di ulteriore fiducia nell’amministrare il Paese.

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