Incontriamo Valentina Monetta il giorno seguente al concerto sammarinese. Un concerto dove la Monetta presenta principalmente i brani del nuovo album (“Sensibility”) uscito a ridosso della partecipazione eurovisiva di quest’anno. Un album in cui Valentina ha potuto esprimersi in maniera ancora più personale ed inserire pezzi composti da lei stessa in collaborazione con altri autori, in primis il fratello Vincenzo.
Un concerto intimo, essenziale e intenso con interpretazioni inedite e riarrangiate di “Crisalide” e “Maybe” e tanto jazz. Il tutto in una cornice magica, quella di Piazza della Libertà. Passiamo con lei una giornata piacevolissima tra un pranzo in pieno centro storico e un pomeriggio al mare sulla riviera romagnola e la ringraziamo per la disponibilità e per due giorni intensi nella realtà piccola ma intensa della Repubblica di San Marino, piccolo gioiello della penisola italiana.
EN – Valentina, facci un bilancio di questi ultimi tre anni in Europa. Quali sono le tue impressioni e considerazioni?
VM – Di questi tre anni non posso non tenere in considerazione una grande crescita, un grande impegno e una miglior consapevolezza delle mie capacità e possibilità. Questa è la cosa più bella e positiva che posso constatare. È difficile dire altro. Cosa posso dire? Che mi ha portato più denaro e più lavoro? No… perché comunque l’Eurovision è un progetto fine a se stesso per chi ci lavora intorno, io la vedo diversamente. Sto cercando di mantenere contatti ed autogestirmi. Ho sicuramente capito di essere un’artista che non ha più voglia di fare da veicolo a qualcosa che spesso rischia di allontanarsi da quello che è l’arte nel vero senso della parola.
EN – Quali prospettive può avere San Marino dopo il primo accesso alla finale di quest’anno? Cambierà qualcosa?
VM – Sicuramente godere di una considerazione in più per usare l’arte come veicolo. Andrà presa in considerazione da qualcun altro perché come ho già ribadito precedentemente non mi va più di essere un veicolo di nessun tipo se non per l’arte o per fare star bene la gente quando canto. Non mi va più di essere un veicolo politico o pubblicitario, voglio cantare per un altro motivo. Indubbiamente l’esperienza dell’Eurovision mi ha portato una grande crescita interiore, ho capito tante cose, sono cresciuta, ho scoperto lati di me che probabilmente, senza questa esperienza, non avrei mai scoperto. Mi ha dato un nuovo tipo di consapevolezza e approccio.
EN – Cosa ti ha lasciato questo triennio eurovisivo oltre alla popolarità aumentata e che progetti hai ora?
VM – La popolarità sicuramente… ma non basta per cavarsela o per fare bene quello che si vuol fare. Sicuramente parlo meglio l’inglese, ho capito molte logistiche di questo mondo e forse ho capito pure che non so più se ne voglio fare parte. Ci sono più lati discutibili che positivi nell’ambito eurovisivo. Dall’esterno tutto è bello, glitter e lustrini. Per un artista che invece prova a farlo con cuore e passione c’è il rischio che si vada a sminuire il tutto. L’impressione è che non sia determinante un gran cuore o una grande passione per buttarsi in una situazione come quella dell’Eurovision. Serve anche un pizzico di cinismo, spesso più testa che cuore. Ecco… io ho imparato ad avere più testa, che ci vuole, quindi ringrazio per questo. Altrimenti ci ho messo cuore anche se magari non mi veniva chiesto e ho ricevuto tanto amore dai fans. Di questo sono immensamente grata a Eurovision.
EN – Come viene vissuto l’Eurovision Song Contest in una realtà come quella sammarinese? E che impressione hai avuto invece dal resto d’Europa?
VM – L’Eurovision non è ritenuto interessante a San Marino. C’è un detto famoso che dice “Orfani in patria, vincitori all’estero“. Forse sarebbe più facile ottenere soddisfazioni di un certo spessore all’estero per poi tornare a casa in seguito, come hanno fatto tanti. Il mio desiderio per il mio futuro è questo… però si deve prendere in considerazione l’eventualità di dovere ricominciare ogni volta da capo. In tanti pensano che io abbia conquistato qualcosa in più per ritenermi più tranquilla a livello professionale quando invece non è così. Sicuramente mi sento più ricca umanamente di tante altre persone che mettono in cima alla lista il denaro ma non smetterò ma di ringraziare questa manifestazione che mi ha comunque regalato tante cose belle. Una manifestazione che mi ha chiesto tanto ma mi anche dato tanto. Non denaro. Questo è poco ma sicuro! (ride, ndr).
http://eurofestivalnews.com/2014/08/08/intervista-valentina-monetta-lesc-mi-dato/