Vittorio era di Borgo,vicino a casa mia. La Mamma veniva a prendere ( non si usava il termine comprare) il pane,talvolta la spianata o i maritozzi, nel nostro forno:il forno di Vinicio.
In questo tessuto sociale, di amicizia, di fratellanza siamo cresciuti. Lui più grande di me di undici anni . Lui comunista, io democristiano. Un comunista serio, fedele ad un ideale , strutturato in un concetto che in fondo aveva dei punti comuni: il progresso sociale,l’onesta’ nella conduzione della cosa pubblica, la speranza in un mondo migliore.
Amava stare con i Medici, con gli studenti universitari:il suo stile glielo permetteva, anzi per il successo con le donne bisognava gareggiare,talvolta arrendersi.
Raggiunta la famiglia, ne aveva una adorazione assoluta, i nipoti l’orgoglio della continuazione generazionale.
L’ultima fotografia che ho scattato con il cellulare lo ritrae nella sua cinquecento mentre leggeva -ancora- l’Unita’.
Una vita lunga, ma la vita anche se lunga e’sempre breve, sopratutto per dei personaggi come lui era.
Giancarlo.











