San Marino. Volkan Bozkir (ONU): “Il suolo è la soluzione” – Rubrica internazionale a cura di David Oddone

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  • Rubrica internazionale a cura di David Oddone,
    giornalista referente Onu per San Marino

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    A cosa si pensa quando si sente la parola “desertificazione”? Alle dune di sabbia che invadono lentamente le abbondanti coltivazioni? Al deserto del Sahara e quello del Gobi che avanzano inesorabilmente ricoprendo l’Africa e l’Asia? A fiumi e ruscelli che si prosciugano? Tutto ciò ne fa sicuramente parte. Ma la conseguenza principale della desertificazione è la degradazione del suolo, fino al punto in cui il terreno è così danneggiato da non riuscire più a sostenere la vita.

    Il suolo è molto più che solo terra. Un suolo sano è essenziale per un pianeta sano. Il terreno sotto i nostri piedi brulica di un mondo nascosto di piante, animali e microbi, alcuni troppo piccoli per poter essere visti a occhio nudo. Eppure la nostra sopravvivenza dipende da essi. Questa risorsa trascurata nutre la nostra agricoltura e l’intero settore alimentare. Aiuta a regolare le emissioni di gas serra e rinforza le piante, gli animali e gli esseri umani.

    Ma oggi, più di un quinto del terreno globale, inclusa più della metà dei nostri terreni agricoli, sta soffrendo. Ogni anno, più di 12 milioni di ettari di terreno vengono persi a causa della desertificazione, della degradazione del suolo e della siccità. Questa perdita colpisce più di 3 miliardi di persone, soprattutto nelle comunità più povere e rurali dei Paesi in via di sviluppo. Allo stesso tempo, quando il suolo viene convertito troppo velocemente in terreno coltivabile, senza rispettare la salute generale del nostro ambiente, vengono rilasciati ossidi di carbonio e di azoto nell’atmosfera. Il cambiamento climatico accelera, la biodiversità si indebolisce e le malattie infettive proliferano. Tutto ciò mette a repentaglio le scorte d’acqua, il sostentamento e la nostra capacità di affrontare le calamità naturali e gli eventi meteorologici estremi.

    Dobbiamo agire subito altrimenti la situazione può solo che peggiorare. Nei prossimi 25 anni, la degradazione del suolo potrebbe portare a una riduzione della produttività globale di cibo pari al 12%, causando un aumento dei prezzi degli alimenti del 30% a livello mondiale. Non raggiungeremo mai gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile se rimaniamo indifferenti.

    Ma c’è ancora tanto in cui sperare e tanto che possiamo realizzare insieme. Come abbiamo potuto osservare con il rapido sviluppo dei vaccini per il COVID-19, quando c’è la volontà e vengono fornite le risorse, il genere umano può raggiungere risultati a dir poco stupefacenti.

    Ripristinare 350 milioni di ettari di terreno degradato entro il 2030 potrebbe eliminare tra i 13 e i 26 gigatoni di gas serra presenti nell’atmosfera. Per ogni dollaro speso per il ripristino di terreni, comprendendo progetti a bassa specializzazione e progetti ad alto impiego di manodopera, ci si può aspettare almeno 9 dollari di benefici economici. Non solo verranno create opportunità di lavoro verde in un’ampia gamma di settori, ma ci permetterà di coltivare alimenti più nutrienti, garantire la sicurezza di avere acqua potabile, occuparsi della perdita di biodiversità e mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici.

    Sia che si tratti di abitanti di città, i quali necessitano forniture affidabili di frutta e verdura, o che si tratti di albergatori di un’isola, che contano su spiagge protette e palme ondeggianti per attirare i turisti, o di pazienti ospedalieri, le cui vite dipendono dai medicinali derivati dalla natura, una cosa è chiara: non c’è persona sul pianeta, o altro essere vivente, la cui esistenza non dipenda dalla terra.

    Quindi, cosa si può fare per aiutare a proteggere la nostra terra e il nostro suolo? Un primo passo può essere non sprecare il cibo, perché quando gli agricoltori lavorano la terra per produrre il cibo che non mangiamo, il suolo viene sfruttato inutilmente. Un abitante di città può lavorare con i propri funzionari locali per rendere la propria città più verde, attraverso metodi innovativi come giardini pensili e foreste verticali.

    Qui alle Nazioni Unite, promuovere la rigenerazione del terreno è una parte centrale del nostro lavoro. Nei prossimi mesi, le maggiori conferenze per dare seguito alle tre Convenzioni di Rio – la Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione (UNCCD), la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e la Convenzione sulla diversità biologica (CBD) – verranno tenute nello stesso anno per la prima volta. Questa è un’opportunità unica per riflettere sulla salute del nostro pianeta e su cosa possiamo fare per migliorarlo e proteggere la nostra stessa esistenza.

    Per quanto mi riguarda, il 20 maggio presiederò un incontro di alto livello incentrato sulla desertificazione, sul degrado del suolo e sulla siccità, nell’iconica Sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Questo incontro, che è il primo di questo genere da oltre un decennio, si baserà sui risultati precedenti, metterà in luce le lacune dei nostri sforzi collettivi e incentiverà lo slancio verso le tre grandi conferenze. L’incontro ci ricorderà che il degrado del suolo è un problema reale che bisogna contrastare. Inoltre, ci mostrerà come tre questioni apparentemente diverse – clima, biodiversità e desertificazione – siano in realtà intrinsecamente connesse. Infine, farà crescere l’ambizione per un’azione globale.

    L’Assemblea Generale è l’unico organo in cui tutti i 193 Stati membri delle Nazioni Unite siedono alla pari. Quindi, non c’è posto migliore per affrontare i problemi che trascendono i confini e riguardano tutti noi. Quando si tratta della stessa terra su cui viviamo, del terreno fertile che ci nutre, non c’è tempo da perdere. Le conferenze di alto livello potrebbero non migliorare la situazione dall’oggi al domani, ma se ci assicuriamo di essere tutti sulla stessa linea, di condividere le migliori pratiche e di fare passi avanti insieme, possiamo cambiare rotta. Alla fine, contrasteremo la desertificazione, il degrado del suolo e la siccità, perché non c’è altra scelta. Ma dovremo lavorare insieme. Dovremo cambiare alcune delle nostre abitudini. E spero che le Nazioni Unite possano contare sul vostro aiuto.

    Volkan Bozkir (ONU)

    Per saperne di più: www.un.org/pga/75/event/high-level-dialogue-on-desertification-land-degradation-and-drought/