Tutti si sdegnano a scoppio ritardato, ma basta scorrere le carte del Consiglio Giudiziario per farsi cadere le braccia.
Hanno finalmente accompagnato alla porta l’avvocato Massimiliano Simoncini, certificando quello che era palese anche ai sassi: ”non ha i requisiti minimi per fare il magistrato.”

Nessuna persecuzione cosmica, come vorrebbe fare passare qualcuno, solo la cruda realtà dei fatti messa nero su bianco in una delibera votata all’unanimità.
Prendetevi la briga di leggere il curriculum disciplinare di questo signore e poi fatevi una domanda banale.
Affidereste la vostra libertà o i vostri risparmi a un giudice che si ostina a non astenersi quando si trova in un palese conflitto di interessi?
Affidereste le vostre cause a uno che gioca a nascondino e si rifiuta di ricevere le comunicazioni ufficiali dai superiori, roba che neanche all’asilo infantile?
Il capolavoro assoluto dell’inadeguatezza si raggiunge però con le procedure civili delicate. Parliamo di un magistrato capace di ammettere prove illegittime in un processo per violenza di genere, calpestando senza alcun ritegno i diritti della vittima e le convenzioni internazionali.
Avete letto benissimo: PROCESSO PER VIOLENZA DI GENERE DOVE SONO STATE AMMESSE PROVE ILLEGITTIME!

Eppure, invece di prendere atto della situazione e farsi da parte, l’interessato ha pensato bene di ingolfare i tribunali con un ”abuso sistematico dello strumento processuale” – come viene scritto nella delibera del consiglio giudiziario – il che vuol dire che avrà probabilmente inondato gli uffici di ricorsi come un azzeccagarbugli qualsiasi.
La carta della disperazione è stata la grande illusione di Strasburgo. L’avvocato aveva incassato una pronuncia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel febbraio del 2026, divenuta irrevocabile.
Probabilmente si era convinto che bastasse sbandierare il documento con il timbro europeo per vedersi stendere il tappeto rosso e rientrare in tribunale dalla porta principale.
Ma il Consiglio Giudiziario lo ha riportato bruscamente alla realtà, gelando i suoi entusiasmi. I consiglieri hanno messo nero su bianco che l’ordinamento sammarinese non è un jukebox dove inserisci il gettone e ottieni la cancellazione magica di quello che è successo nel passato.
Hanno chiarito un concetto elementare: anche ipotizzando l’annullamento dell’atto originario impugnato, questo non comporterebbe in nessun caso la reintegrazione automatica di Simoncini nelle vesti di Commissario della Legge.
A maggior ragione oggi, con un sistema giudiziario sammarinese profondamente riformato e blindato secondo gli standard del Consiglio d’Europa.
Strasburgo o non Strasburgo, la sentenza europea non cancella minimamente le tre disastrose valutazioni professionali consecutive e le pesanti azioni disciplinari accumulate negli anni.
La Corte EDU può sentenziare sui vizi di forma passati, ma non può fabbricare per decreto quell’indipendenza, quell’imparzialità e quell’equilibrio che a questo professionista mancano clamorosamente per poter fare il giudice.
Il vero scandalo non è avergli staccato la spina, ma aver dovuto tollerare per anni questo teatrino sulla pelle dei cittadini.
Quindi, lo ripeto, tu, che mi stai leggendo in questo momento, vorresti un giudice così per i tuoi procedimenti?









