La nomina di Andrea Zafferani all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali non è stata votata. Non è nemmeno arrivata in aula.
È stato il consigliere Gian Nicola Berti a prendere la parola e a comunicare, con quella che a chi scrive è parsa una punta di soddisfazione, che il comma relativo alle nomine nell’Authority Garante per la Privacy non sarebbe stato esaminato durante questa sessione consiliare. Motivazione ufficiale: problemi sui nominativi dei candidati. Il punto è rinviato alla prossima sessione.

Traduzione: la maggioranza non vedeva di buon occhio la nomina di un appartenente a Repubblica Futura come Garante della Privacy. E hanno fatto bene.
Il rinvio alla prossima sessione non è un problema burocratico sui nominativi. È un messaggio politico, formulato con il linguaggio istituzionale che Palazzo preferisce: nessuno schiaffo diretto, nessun voto contrario, nessuna polemica esplicita. Solo un comma che sparisce dall’ordine del giorno.
Il senso però è univoco: Republica Futura è chiamata a proporre un altro nome. Un tecnico. Una persona che, anche se indicata dal partito, non sia di apparato, non sia reduce da mandati consiliari, non abbia una storia politica recente e militante che ne comprometta a priori la terzietà.
Votare Zafferani sarebbe stato uno schiaffo in faccia a chiunque creda ancora nell’imparzialità delle autorità di garanzia. Oggi quello schiaffo non è arrivato..
Il meccanismo che ha prodotto questa candidatura è ancora lì, intatto. La logica della poltrona istituzionale come atterraggio morbido per chi non viene rieletto, dell’incarico di garanzia assegnato per quota di partito, non si è inceppata per convinzione. Si è inceppata perché questa volta il nome era troppo politico per passare inosservato.
Zafferani resta in Banca Centrale. Resta nella Commissione di Controllo della Finanza Pubblica sperando che non faccia più post su Facebook su argomenti inerenti il suo mandato. E Repubblica Futura tornerà alla prossima sessione con un nome nuovo sul tavolo.
Staremo a vedere se sarà davvero un tecnico o semplicemente un appartenente all’apparato con un profilo più basso. La differenza, per chi legge queste pagine, la sapremo riconoscere e ve lo faremo sapere.
Marco Severini— direttore GiornaleSM











